[KlaBlòg]
Recensioni di un affamato cronico. Perchè la vita è bella, ma a pancia piena è ancora meglio.
 



Lo so che non centra niente, ma mi trovate anche qui...
Tetto&Pareti



il giudizio... Basta guardare quante faccine ci sono di fianco al nome del locale. Tante faccine sorridenti significano che si mangia bene. Poi ci possono essere faccine incavolate, imbronciate o dubbiose che specificano meglio alcune caratteristiche del locale.


Novembre 2003
Elvezia (FC)***
Aralya (RA)***
Osteria Amici Miei (FC)***
La Cantina di Via Firenze (FC)****
Osteria Tre Faggi (FC)****
Il Giardinetto (FC)**
Fang Hua (FC)**

Dicembre 2003
Le 4 Stagioni (FC)***
La Lampara (FC)****
L'Insonnia (FC)***
Vecchia Forlì (FC)**

Gennaio 2004
Rosa dei Venti (FC)***
Il Portico (FC)***
Lumira (FC)***
Osteria Michiletta (FC)****
Agriturismo Acero Rosso (FC)****
Caffè della Loggia (RA)**
Immattimento Anni '30 (FC)****

Febbraio 2004
La Terrazza (FC)###
Il Grottino (AN)***
Casa Bianca (AN)*
Eugenio (AN)**
Antica Taverna del Monte (AN)**
Da Marino (AN)***
Giustina (AN)**
Mafalda (AN)***
Osteria del Gran Fritto (FC)****

Marzo 2004
Osteria Montecodruzzo (FC)****
Trattoria Gattara (PU)****
Agriturismo il Ciliegio (FC)***
Rio Eremo (FC)***
Osteria del Mercato (RA)**
Osteria del Vizio (RN)****

Aprile 2004
Osteria del Borgo
da Fischio (FC)***
Ristorante dei Cantoni (FC)****
Ristorante Pacini (RN)***
Da Carlo (RN)***
San Martino (RA)****
Osteria del Quartino (RN)***

Maggio 2004
Osteria San Romualdo (RA)***
Giorgio (FC)**
Da Elena (FC)***
Marianaza (RA)****

Giugno 2004
Umberto (VR)###
Trattoria Belvedere (TN)***
Trattoria Al Volt (TN)****
La Bottega del Vino (VR)**
Alla Fassa (VR)*****
Clan Pavì (FC)***
Boulevard Cafè (FC)**
Cerina (FC)***

Luglio 2004
Ristorante Paguro (FC)****
Trattoria Cubana (RA)***

Agosto 2004
Aggiornamenti vari
Sauro & Lorella (FC)***

Settembre 2004
il Cenacolo (FG)****
Vecchia Peschici (FG)**
Al Barone (FG)***
Osteria degli Archi (FG)****
Antica Piazzetta (FG)***

Ottobre 2004
Antica Osteria (FC)***
Osteria di Mirecul (FC)****
Casa Zanni (RN)***
Anita 1902 (RA)***

Novembre 2004
Osteria dei Frati (FC)****
Osteria de Borg (RN)*

Dicembre 2004
Tempo Divino (RN)???
La Rocca (FC)**
El Paso (FC)**
Casa Romagna (FC)***

Gennaio 2005
B&B il Vado (FI)****
Caffè Zampanò (FC)***
Spizzico (BO)#

Febbraio 2005
Osteria del Gallo (FC)***
Osteria degli Usignoli (FC)**
Ristorante Fortuna (FC)*

Marzo 2005
al Tranvai (FI)****

Aprile 2005
il Latini (FI)****
Ruggero (FI)***
Marione (FI)**

Maggio 2005
B&B Armonie del Chianti (FI)**
i Tre Faggi (new) (FC)**

Settembre 2005
il Sasso (AR)*****
Baldaccio (AR)*
Cantina del Granduca (AR)****

Novembre 2005
La Torre di Gnicche(AR)****
Belvedere(AR)***
Bengodi (SI)****










Il sito de L'Altra Romagna


Il sacro testo...

Il sito di Slow Food





giovedì, 28 ottobre 2004

Campioni del cuore, di questa città…

Anita 1902
Enoteca - wine bar - ristorantino

Via G. Matteotti 108/110, Milano Marittima (RA)

Tel. 339.4180304. (Avrà anche un numero di telefono fisso? Mah…)

Chiuso il lunedì.

L'enoteca Anita sul web è qui

 

Milano Marittima d’estate è l’ombelico del mondo. Il centro nevralgico di tutta la movida rivierasca romangnola. Addirittura da qualche anno ha strappato la palma di “località più trendy della riviera romagnola” alla sempreverde Riccione. Insomma quando viene l’estate e vuoi fare tendenza, vuoi ballare fianco a fianco con Bobovieri e Pippinzaghi o più semplicemente vuoi sentirti qualcuno allora devi essere a Milano Marittima.

Ora immaginate un posto così in una piovosa serata di metà ottobre. Ma non pensate alla rotonda centrale di Milano Marittima, quella tra lo Sporting e La Perla, che si mantiene discretamente viva anche grazie alle gesta notturne dei Campioni dell’omonimo reality calcistico di Mediaset. Ci sarebbe da scrivere un trattato solo su questo programma ma per ora è meglio tacere. Comunque, visto che d’inverno i Bobovieri e compagnia disertano la località romagnola vi dovete accontentate dei calciatori del Cervia. Ma, dicevo, non pensate alle luci sfavillanti del centro ma alla via che se ne va stancamente verso la zona degli alberghi e verso il camping. Qui, in queste serate autunnali, non c’è letteralmente un cane. Nessun passante. Poche auto.

Ed è proprio in una di queste stimolanti serate che io e la morosa, dietro consiglio di un amico affezionato cliente del locale, approdiamo all’enoteca Anita 1902.

Il posto: Prima che ve lo chiediate, non ho la minima idea del perché il nome Anita sia seguito da quel 1902. Non è l’anno di fondazione e non c’è nessuna ultracentenaria Anita a servire nel locale. Quando arrivate non potete sbagliarvi: l’esterno è addobbato con lucette rosse e gialle che pare di essere a Natale (e, tra l’altro, è l’unico locale aperto della zona in questo periodo…). Non è sicuramente introvabile, tant’è che poi scopriremo dal proprietario che i calciatori del reality sono giunti fin qui, in una delle loro assolutamente casuali visite ai locali di Milano Marittima. In effetti, il posto è proprio telegenico: stile coloniale con grande dispiego di arredamento in legno e vimini, soprammobili e decorazioni in stile indiano e simil-orientale, bottiglie ovunque. Lampade di vetro lavorato talmente massicce che ricordano il bicchiere di ghiaccio scolpito con lo scalpello della pubblicità del Brancamenta. Candele e lumicini in ogni angolo. Malgrado tutto ciò, il locale risulta miracolosamente elegante ed accogliente. Noi ci accomodiamo in un angolino davvero delizioso, con un bel tavolone basso da salotto contornato da sedioline e un bel divanetto di legno con cuscini dello spessore di circa 1 cm. Una roba di rara scomodità. Nonostante questo, siamo ancora ben disposti verso il luogo. Saranno le candele… Sarà che nel profondo del mio animo speriamo di sederci dove gente come Gullo e Scandroglio hanno poggiato le loro atletiche terga…
Cosa si mangia?
O meglio, cosa si beve. La carta dei vini è davvero ben fornita e soprattutto quasi tutti i vini sono disponibili anche al calice. Ovviamente se pretendete che vi venga aperta una bottiglia di Amarone da 40 euro per poi berne un solo bicchiere il proprietario vi scruterà con sguardo omicida, tuttavia sono davvero tanti i vini disponibili e le bottiglie vengono aperte davanti a voi, per poi essere lasciate al vostro tavolo anche se avete ordinato solo qualche bicchiere. Non tutti lo fanno… Certo, occorre un po’ di correttezza da parte vostra, evitando di scolarvi la bottiglia senza farvi vedere. Ci sono poi anche una piccola selezione di rum da accompagnare alla degustazione di sigari di varia provenienza.

A dire il vero si mangia anche. La cucina propone alcuni piatti poco impegnativi, come crostini, salumi e piadina che sono sempre disponibili, oppure altri piatti leggermente più elaborati che variano a seconda delle serate. Noi accompagnamo un ottimo Sangiovese Superiore di un’azienda di Oriolo di Faenza con dei crostini misti. Niente di epocale, ma un piatto di crostini ben presentato, con la curiosità di un crostino ai funghi imbevuto nel vin santo toscano. Sfizioso secondo il sottoscritto, immangiabile secondo la morosa. Ai posteri l’ardua sentenza.

Chi ci ha servito? L’unica persona che si aggira per l’enoteca (e vorrei vedere, s’è aggiunto qualcuno ma siamo comunque solo 6 persone nel locale) è Andrea, il proprietario-gestore-cameriere-sommelier. Apparentemente tra i 40 ed i 50 anni, distinto e classicamente elegante, architetto convertito all’enologia in virtù di una passione antica per il vino, affabile e chiacchierone se si tratta di “raccontare” la storia di una bottiglia, più abbottonato e guardingo in altre occasioni. Sicuramente un personaggio da decifrare… E probabilmente non basta una sola visita alla sua enoteca.
Quanto si spende?
I prezzi non sono proprio popolari ed ovviamente dipendono dalla bottiglia che decidete di farvi aprire. Al bicchiere ancora ci siamo, sulle bottiglie i prezzi forse sono un po’ gonfiati. Ma ci sono alcuni vini, soprattutto Sangiovesi faentini ed una selezione di alcune varietà di Porto che certamente non trovate dappertutto. C’è anche una sala dove si può cenare con un vero e proprio menù. Noi non vediamo il menù ne credo lo vedremo mai: se i prezzi del ristorante sono adeguati a quelli dell’enoteca credo ce ne terremo a debita distanza.

Mi è piaciuto: L’eleganza del luogo. E la competenza del proprietario. Oltre ai soliti Brunelli e Amaroni e Sangiovesi trovate anche vini esteri e distillati, magari accompagnati con curiose degustazioni a discrezione del proprietario.

Non mi è piaciuto: L’eleganza del luogo, forse un tantino esagerata per i miei gusti. Ma in fin dei conti, seppur decentrati, siamo sempre a Milano Marittima. E poi la questione dei sigari: va bene la degustazione di cubani e toscani, ma per un non-fumatore come il sottoscritto (e non solo per il sottoscritto, immagino) non è piacevolissimo degustare un vino rosso con in sottofondo l’odore acre del sigaro che proviene dalla stanzetta attigua… Il proprietario si è ripromesso di attrezzare un’apposita saletta dedicata ai sigari, ma dovrebbe fare presto visto l’imminenza della legge antifumo… Mah…

Il mio giudizio: Ottima enoteca, un po’ angusta negli ambienti interni ma sicuramente elegante e consigliata per sedurre (o tentare di sedurre) la donzella di turno. Ma d’estate c’è anche una bella veranda. Pare che vengano proposte anche delle degustazioni guidate di vari vini. Per quel poco che ho visto, è un locale davvero consigliato per gli amanti del vino e degli accostamenti sfiziosi. Ma mi riservo di ritornarci… Basta non farsi spaventare dall’ambiente un tantino classico e dalla possibilità di incontrare i Campioni del Cervia in libera uscita.

 

 

Alcuni dei giocatori del Cervia in libera uscita,

chiaramente offuscati dagli effetti di un

ottimo Sangiovese.

Il gestore ci ha spiegato che la loro spontanea

visita all’Enoteca Anita è stata preceduta da

una telefonata della produzione, poi da un

sopralluogo del regista e poi, finalmente,

si sono visti arrivare i giocatori.

Alla faccia del reality…

 

 

 




By: Klaudio | 21:22 | commenti (6)

martedì, 19 ottobre 2004

L'impero della Ciccia

Casa Zanni

Ristorante con cucina tipica romagnola. Macelleria. Trattoria.

Caffè e gelateria (sì, avete letto bene)...

Via Casale 213, Villa Verucchio (RN).

Tel. 0541.678449

www.casazanni.it

 

Fino a qualche giorno fa c’erano ancora 27 gradi ed un sole implacabile, ma io mi sforzo di pensare che sia almeno autunno. Almeno dentro di me, cerco di convincermi che sia arrivato l’autunno, altrimenti non se ne esce vivi.

Infatti io e la morosa avevamo programmato per la scorsa domenica una bella, classica, rassicurante gita fuoriporta alla volta di una delle innumerevoli sagre del tartufo che un paesello su due organizza in questo periodo.

Sagre, tempo incerto, qualche goccia di pioggia, tartufo e polenta e castagne e vino novello… Cos’è questo, se non l’autunno? Con queste immagini in testa stavo già programmando la nostra domenica, se non che una nostra amica ha pensato bene di partorire con 15 giorni d’anticipo ed allora ecco il cambio di programma. Visita di cortesia in ospedale per portare i nostri saluti al nuovo arrivato (in bocca al lupo, Tommy!), poi capatina ristoratrice sul divano di casa. E siccome era tragicamente sfumata la degustazione di tartufo decidiamo di concederci un altro vizio: una bella fiorentina. Il primo posto che ci viene in mente è questo qui: Casa Zanni.

Il posto: E’ difficile definire esattamente Casa Zanni. Il nome (non osteria o ristorante, ma “casa”) vuole evocare un luogo familiare, intimo, ricco di calore ed atmosfera. Ma Zanni è anche (e forse soprattutto) altro.

La storia è singolare. Zanni comincia con una macelleria, a cui si affianca nel 1919 una trattoria. Una di quelle trattorie a conduzione rigorosamente familiare in cui si dava ristoro a carrettieri, braccianti e viandanti. In fin dei conti era semplice: si tagliava la carne sul banco della macelleria e la si cuoceva direttamente sulla griglia della trattoria.

E funziona ancora così. Almeno in parte, visto che la trattoria è diventata un ristorante con tanto di sale banchetti da 200 coperti o giù di lì… Se poi capitate qui al seguito di qualche matrimonio la natura “turistica” del luogo sarà evidente, con ingresso dal cortiletto fiorito, aperitivo tra le botti delle caratteristiche cantine e cenone nel pretenzioso “Salone degli Stemmi”.

Se invece venite qui in due o poco più riuscirete a gustarvi qualche angolo caratteristico. Per esempio l’entrata della vecchia trattoria, con il grande camino e la porta che da direttamente sulla macelleria (aperta anche di sera, visto che le bistecche che ordinate vengono direttamente tagliate sul bancone). E poi le piccole salette in cui vi accomoderete; fino ad arrivare alla veranda, più spaziosa ma comunque ancora a misura d’uomo. Poi si passa direttamente ai saloni patrizi, che francamente non mi interessano. Noi infatti ci accomodiamo nella veranda.

Di fianco a noi nientepopodimeno che due giapponesi! Per un attimo mi ero dimenticato che Rimini è comunque vicinissima…
Cosa si mangia?
Menù di difficile decifrazione, c’è un ragionevole numero di voci ma l’impaginazione è piuttosto avventurosa. Non mi dilungherò troppo: qui si viene per la ciccia. Certo, se cercate tutte le classiche proposte della cucina romagnola per turisti e non, beh, qui le trovate tutte.

Noi però partiamo con gli affettati. Ottimi, accompagnati da una piadina romagnola davvero spettacolare, anche nella presentazione (la classica piadina riminese, sottilissima e quasi bruciacchiata, presentata in un’unica “pezzo” dal diametro di circa mezzo metro, che il cameriere è costretto ad appoggiare su di un apposito tavolino di fianco al nostro). Buono il prosciutto di Carpegna, dolce e tagliato spesso, ottimo anche il lardo. Questo viene servito con crostini di pane casereccio e non se ne capisce il motivo, visto che la piadina calda è la morte del lardo…

Poi passiamo al piatto forte: fiorentina! Il menù propone fiorentine e tagliate, declinate in tre varietà (Chianina, Romagnola autoctona, Selezione di Casa Zanni) con taglio minimo tra i 6 ed i 7 etti. Di meno non si scomodano nemmeno a tagliarvela.

La bisteccona arriva su di un vassoio d’acciaio con fondo in legno ed apposito coltello seghettato. Perfetto.

E perfetta pure la bisteccona, tenera e cotta al punto giusto (vi chiedono comunque come gradite la cottura). Noi abbiamo optato per la Selezione Zanni, teoricamente la meno pregiata… Non oso pensare che cosa devono essere state le altre. Rinunciamo alla proposta del cameriere di portare sale, pepe ed olio: la fiorentinona è già perfetta e saporita di suo. Un piccolo capolavoro.

Contravvenendo alle nostre morigerate abitudini, io e la morosa abbiamo annaffiato la fiorentina con un ottimo Sangiovese Superiore Roccamastino del 2001. Nonostante il nome altisonante si tratta del Sangiovese della casa, ovvero quello che lo stesso Zanni produce ed imbottiglia nella sua tenuta tra Verucchio e San Marino. Gran bel vino, perfetto per mandar giù la fiorentina.

Chi ci ha servito? Servizio di ottimo livello, puntuale ed attento, con i camerieri tutti in divisa e prodighi di consigli. Temevo i camerieri di questo posto, abituati ai grandi numeri dei banchetti di nozze… Invece sono “efficaci” anche come camerieri da osteria.

Quanto si spende? Conto di 80.50 euro secchi. Quando arriva al tavolo io e la morosa ci guardiamo qualche secondo negli occhi, lievemente sbigottiti. Poi realizziamo che gli 80 euro ci stanno tutti e saldiamo il conto con estrema nonscialans…
Mi è piaciuto:
La fiorentina, davvero ottima.

Il locale, almeno nella sua parte “a misura d’uomo”, è davvero carino e miracolosamente si respira ancora l’aria della vecchia trattoria…
Non mi è piaciuto:
…L’incanto svanisce quando vi passano di fianco gli sposi con relativo codazzo di testimoni e bambini che vanno in giardino a farsi le foto.

Due parole sul cameriere, quello bravo di cui sopra. Bravo, appunto, ma anche un po’ stronzo. Oltre a noi serve anche i due giapponesi nel tavolo di fianco e li prende in giro per tutta la durata della cena. Sulle portate si contiene ma è quando i due prodi figli del Sol Levante chiedono consiglio sui vini il cameriere si scatena: snocciola una serie di etichette, sentori da degustazione e valutazioni sul grado di tannicità che i sommelier di Gusto gli fanno un baffo. I due asiatici comprendono la prima domanda (“rosso o bianco?”), poi si perdono drammaticamente nel discorso, limitandosi ad annuire e sorridere. Alla fine ordineranno una bottiglia di Roccamastino (probabilmente perché l’hanno vista sul nostro tavolo), una di vino bianco, un assaggio di un paio di varietà di Albana Passita. Dopo aver assaggiato gli antipasti accompagnati da una birra media! Il cameriere continuerà imperterrito a sfotterli, complimentandosi per le scelte enologiche dei suoi “bravi sommelier giapponesi”. Li chiamerà sempre così… All’inizio mi ha fatto anche ridere, poi per come ha trattato i due educatissimi giapponesi gli avrei volentieri fatto lo sgambetto mentre passava tra i tavoli (oppure l’avrei mandato a Tokyo a districarsi tra una cinquantina di varietà di sakè e grappa di riso presentate su di un menù scritto in giapponese)…

Il mio giudizio: Insolenza del cameriere a parte, Casa Zanni è da provare. E potete anche risparmiarvi di aprire il menù: qui è obbligatorio ordinare fiorentina e Sangiovese. Punto. Non risparmierete invece sul conto, perché i prezzi della fiorentina non sono proprio popolari. Certo, si tratta pur sempre di fiorentina in tagli curati e certificati dal produttore, ma in tante trattorie toscane si mangia carne altrettanto buona e la si paga una decina di euro in meno al kg (da Zanni mediamente costa 4/5 euro all’etto). D’altra parte, a meno che non siate tra gli invitati ad uno dei numerosi matrimoni che vi si svolgono, c’è un solo valido motivo che secondo me giustifichi una cena da Zanni: gustare una succulenta fiorentina. Ed allora bisogna essere preparati anche a fare i conti con l’oste. Tuttavia bisogna riconoscere che venendo qui vi risparmiate la fatica di cercare una trattoria toscana che pratichi prezzi più abbordabili, vi garantite la qualità della carne, un’ottima selezione di vini, un bell’ambiente ed un ottimo servizio (a meno che non siate giapponesi).

 

La macelleria di Casa Zanni: tutto è partito da qui.

Poi hanno aperto la trattoria per sfamare i viandanti.

E poi tutto il resto. Evidentemente ne devono

passare parecchi di viandanti da quelle parti,

ed anche piuttosto danarosi...

 

 

 

 




By: Klaudio | 00:19 | commenti (5)

martedì, 12 ottobre 2004

Ladies and Gentlemen...

...ecco il nuovo fondino dell'intestazione. Spero vi piaccia. Magari è meglio dei chinottini rossi che erano apparsi in precedenza. Ovviamente appena ne trovo uno migliore cambierò anche questo...

By: Klaudio | 23:35 | commenti (9)

domenica, 10 ottobre 2004

Sparizioni & Apparizioni

Qualche giorno fa lo splendido fondino dell'intestazione del mio blog, quello blu/azzurro stile carta da parati, si è volatilizzato. Così, senza preavviso, senza lasciare un bigliettino. Splinder nicchia, fa finta di niente e nega ma io sospetto che sia implicata nella sparizione del suddetto. Tuttavia non ho prove per scagliarmi contro la mia amata piattaforna, dunque prendo atto della sparizione e tiro avanti. Per il momento corro ai ripari con una immagine di discutibile efficacia ma non priva di fascino, scippata al sito SlowFood. Quando ho tempo, mi riprometto di trovare qualcosa di meglio (conoscendo i miei tempi, per l'anno nuovo dovrei trovare qualcosa).

Il logo di Splinder. Il nastrino nero è chiaramente un segno di lutto per la malaugurata scomparsa del mio fondino...

By: Klaudio | 14:55 | commenti (4)

Cani & gatti in libertà

Osteria di Mirecul

Trattoria tipica con alloggio. Vendita di prodotti tipici.

Via Cerreto 43 Piandicastello,

frazione del comune di Mercatino Conca (PU).

Tel. 0541.971051. Chiuso il lunedì.

(L'Osteria sul web è qui)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A beneficio di coloro che non parlano correntemente il dialetto romagnolo, dirò subito che il nome di questo bel posto significa “Osteria dei miracoli” (vabbè, ci si poteva anche arrivare) e non lasciatevi ingannare dal fatto che questa osteria si trovi territorialmente nelle Marche: qui si parla romagnolo. E si mangia romagnolo. Come del resto in tutto il Montefeltro, una fetta di Romagna che solo per caso si trova in provincia di Pesaro (anzi, da qualche anno provincia di Pesaro-Urbino. Questa pratica della doppia intestazione della provincia è odiosa, ma devo stare zitto visto che risiedo nella provincia di Forlì-Cesena).

Io e la morosa siamo a zonzo per le colline del riminese, al confine con le Marche, più precisamente a Montegridolfo. Che, per inciso, è un borgo incantevole, di quelli che se si trovassero in provincia di Siena e non di Rimini sarebbero invasi da frotte di turisti. Senza contare che da Siena non si vede il mare a due passi come succede qui.

Ma di Montegridolfo parlerò forse un’altra volta. Per oggi accontentiamoci dell’Osteria di Mirecul. Ed è un bell’accontentarsi. Il viaggio per arrivare in questo posto decisamente sperduto non è dei più incoraggianti. Si sale verso Mondaino e poi Tavoleto, già nelle Marche. Qui la strada si fa tortuosa e sconnessa, e dubito che saremmo giunti a destinazione se non fosse stato per alcuni cartelli posti strategicamente ad ogni bivio. Seguendo questi non ci si perde, garantito. Basta aver pazienza ed un’auto confortevole. Certo, si può salire fin quassù provenendo direttamente da Rimini e passando per Mercatino Conca; allora le cose vanno un po’ meglio e ci sono sempre le comode e chiare indicazioni.

Già dalla presenza di tutti questi cartelli dedicati all’osteria si capisce che il posto non deve essere un luogo qualunque. Ed infatti…

Il posto: Dopo l’ennesima curva, quando già avevamo passato da un po’ l’ultima indicazione presso il centro abitato di Piandicastello e ci sentivamo abbandonati a noi stessi, ecco che sbuca il vecchio casolare che ospita l’osteria. Molto ben illuminato (è buio quando arriviamo), con una serie di faretti che valorizzano il luogo e non lo fanno sembrare uno dei tanti ristoranti-pizzeria di collina. Si accede al parcheggio esterno appena fuori del locale, passando sotto alla grande insegna di legno. Il casolare è davvero bello, ogni finestrella è illuminata e un allegro vociare giunge fin all’esterno. Ci avviciniamo alla splendida porta di legno e vetro lavorato, sotto un piccolo porticato. La morosa esita, e dopo qualche secondo capisco perché: un bel cagnolone è acciambellato a pochi passi dalla porta. Io, sprezzante del pericolo, avanzo sicuro e apro la porta affinché la mia dama possa entrare indisturbata, controllando nel frattempo la belva (in realtà il cane dorme beatamente e non gliene potrebbe fregare di meno di noi. Io praticamente lo scavalco e gli sposto la coda per aprire la porta, e lui nemmeno muove un orecchio). Se possibile, l’interno è ancora meglio. All’ingresso c’è uno splendido bancone d’epoca e poi, in ogni sala, una accatastamento di oggetti d’epoca, quadri, bottiglie impolverate, attrezzi contadini, pergamene con antiche ricette, lumi a petrolio e quant’altro la civiltà contadina romagnola ha prodotto dal 1850 ad oggi. Il vero Miracolo dell’Osteria è quello di riuscire gradevole all’aspetto nonostante ogni ambiente, ogni muro e mensola sia sovraccarico di ogni tipo di oggetti. Anzi, più che gradevole. L’osteria è davvero bella.

Cosa si mangia? Ovviamente, il menù non può essere che romagnolo. Ed allora antipasti a base di piadina ed affettati, con l’immortale piadina farcita con rucola e squacquerone ma anche gradevoli sorprese come fichi avvolti nella pancetta (orrendi ad immaginarsi, ma ottimi all’assaggio), e tortino di patate e funghi. Anche cose in verità un poco inflazionate, come un tomino con speck (comunque buono) e dei crostini che forse sarebbe meglio curare con più attenzione. Vasta scelta di primi, dai fantasiosi ravioli alle rape rosse e semi di papavero fino ai classici cappelletti in brodo. Noi però abbiamo provato la quaglia alla brace (la morosa giura che si tratta di una vera delizia) e lo Scortichino all’aceto balsamico. Ok, l’aceto balsamico non è proprio di casa sulle tavole della Romagna, ma il piatto funziona. E soprattutto è leggerissimo. Ma ci sono anche le classiche grigliate, con ogni tipo di quadrupede o volatile che sia possibile cucinare su di una griglia. Buoni i dolci, con una panna cotta servita nel bicchierino da osteria (carina da vedere ma infernale da pescare con cucchiaino in fondo al bicchierino) ed un’ottima bavarese con la frutta. Tutto fatto in casa. Vino sfuso, a dispetto di una bella e localissima carta dei vini. Ma capitiamo bene, il bianco frizzante della casa è più che dignitoso (lo so, con quello che abbiamo preso il frizzantino è un’eresia ma toccava alla morosa la scelta del vino ed ha avuto questa improvvisa illuminazione…)

Chi ci ha servito? Una ragazza giovane giovane, che chiamarla cameriera è forse troppo. Carina, gentile, anche timida e per questo ispira sincera tenerezza. Ma sempre troppo svelta a portare via i piatti vuoti e troppo lenta a portare quelli pieni. E si è pure sbagliata a portarci il resto. Poche decine di centesimi, va bene, però…

Quanto si spende? 38.20 euro in due. Per un antipasto misto diviso in due, un paio di secondi, un paio di contorni e un paio di dolci. Più acqua e vino. Ottimo conto.

Mi è piaciuto: La cucina è sicuramente all’altezza. Ovvero si mangia bene, genuinamente e con attenzione alla tradizione romagnola. Il casolare è ristrutturato divinamente e arredato ancora meglio, nonostante lo stile sia rustico e senza pretese di eccessiva raffinatezza; comunque nulla da dire. Molto personale è invece lo stile con cui gli oggetti esposti “aggrediscono” ogni angolo del locale. Può piacere o meno, sicuramente è una scelta originale.

Altra nota caratteristica: mentre mangiate vi capiterà di sentir muovere la tovaglia o la giacca appesa alla spalliera della sedia. Non avete le traveggole, bensì sono i cani ed i gatti dell’osteria che gironzolano liberi per le sale. Molto carino e familiare.
Non mi è piaciuto:
Anche se cani e gatti che girano sotto i tavoli mentre si cena non sempre sono graditi a tutti. E non potete cacciarli a pedate come fareste col gatto di casa vostra…

Inoltre, visto l’aspetto rustico del luogo, ci si aspetterebbe che le porzioni fossero generosamente romagnole come quelle che un tempo servivano a rifocillare i contadini al ritorno dal lavoro nei campi. Ed invece ci si cava appena l’appetito. Le fettine di Scortichino sono proprio sottili sottili ed anche i contorni sono calibrati al milligrammo, non una patata o una verdura gratinata in più del necessario. Diciamo che il dolce serve proprio a riempire quel posticino che sgradevolmente rimane libero a fine pasto.

Ah, il bagno è molto bello e ben tenuto (a parte la turca ma tant’è, siamo in un’osteria), con le scritte sulle porte che indicano “Om” e “Dona” (necessita di traduzione) mentre la dicitura “Lucomoud” (espressione dialettale arcaica) al posto di toilette genere qualche incomprensione nei clienti meno smaliziati. Ed inspiegabilmente, dal lavandino non esce una goccia d’acqua… Mah.

Il mio giudizio: Si potrebbe venire qui a mangiare anche da soli. Tutto il tempo che normalmente impieghereste a conversare con i commensali, qui potreste passarlo ad osservare la miriade di oggetti appesi ai muri e leggere tutte le ricette ed i rimedi casalinghi per ogni tipo di disfunzione, dal “mal di verga” alla “tisana per prolungare l’atto amoroso”. Il bello di questo posto è che risulta gradevole e quasi genuino, nonostante l’accozzaglia di oggetti d’epoca sia stata ricreata ad arte e non sia frutto di una gestione decennale. Molto ospitale e caldo il salone nella veranda, adatto alle tavolate. La saletta più piccola sarebbe quasi sufficientemente intima per una cenetta a due, ma non so se verrei qui per una ricorrenza romantica; l’impressione è che quando il locale si riempie la cagnara arrivi a livelli notevoli.

Ah, ci sono anche quattro camere al piano superiore dove è possibile pernottare. Insomma, questa è anche una bella locanda di una volta.

Ma noi per questa volta preferiamo finire la cena, mentre ci sfiora l’idea maligna che forse la cucina non è tanto speciale quanto il posto è bello e caratteristico. Ma scacciamo questi pensieri, paghiamo ed usciamo, scavalcando nuovamente il cane appisolato all’ingresso. Sazi (il giusto) e soddisfatti (molto) saliamo in auto e ripercorriamo a ritroso le tortuose stradine di prima. Devo giusto andare a casa a provare quella tisana relativa all’atto amoroso...


By: Klaudio | 14:08 | commenti (2)

mercoledì, 06 ottobre 2004

    Camillo Langone

   "Maccheronica"

   172 pp. / 15 euro /  Mondadori

 

 

 

 

Ho comprato questo libro. L’autore, Camillo Langone, scrive libri (che non ho mai letto, a dire il vero) e scrive di libri sul “Giornale”. Inoltre scrive di gastronomia e di tutto un po’ sul “Foglio” di Giuliano Ferrara. Come se non bastasse, Langone pubblica i suoi libri per Mondadori. Insomma, ce n’è a sufficienza perché il signor Langone mi stia pesantemente sulle palle. Probabilmente se uscissimo a cena litigheremmo già alla fine dell’antipasto. Tuttavia, non posso negare che sia un bel libro. Visto dalla copertina pare un romanzo, leggendolo pare un diario di viaggio. Concettualmente è una guida reazionaria ai migliori ristoranti d’Italia. Non troverete quanto si spende, il giorno di chiusura e quali carte di credito sono ammesse. Ma una bella descrizione di esperienze gastronomiche e “sensoriali” che meritano di essere lette. Esperienze vissute in tutti i tipi di locali, dalla trattoria a conduzione famigliare ai ristoranti da 150 euro a botta. Langone è uno snob, un nozionista fine a se stesso, di quelli che fanno citazioni e se ne vantano compiaciuti. Ma devo dargli atto che sa scrivere. Secco, preciso, tagliente. Certo, se prediligete i thriller e volete arrivare in fondo per scoprire chi è il colpevole, questo libro non fa per voi. Ma è una lettura utile e piacevole che mi sento di consigliare.

(Almeno sbirciatelo in libreria… Ma se proprio non lo volete comprare vi capisco. Io stesso ho tentennato prima di dare 15 euro a Mondadori)

By: Klaudio | 00:59 | commenti (6)

sabato, 02 ottobre 2004

Un tuffo nel passato

Antica Osteria
Osteria tradizionale (molto tradizionale)

Via Cesio Sabino 34, Sarsina (FC). Tel. 0547.94365

Chiuso mercoledì sera e giovedì.

http://www.anticaosteriasarsina.it

 

E si riparte. Appena reduci da una splendida settimana al sole del Gargano (abbiamo avuto un culo clamoroso, beccando 5 giornate splendide), io e la morosa ci ritroviamo avvolti da quella che è una perfetta domenica autunnale. Piovosa, sonnacchiosa, noiosa e svogliata. Niente di meglio per farci capire che l’estate è davvero finita. Noi non ci diamo per vinti e ripartiamo di slancio, con una bella escursione nella Val Savio (ovvero: abbiamo imboccato quell’insieme di buche con qualche spruzzata di asfalto che qualcuno umoristicamente chiama “superstrada”, cioè l’E45, direzione montagna).

Usciamo a Sarsina, cittadina che può fregiarsi di alcune deliziose particolarità, tipo aver dato i natali al famoso commediografo latino Plauto; di aver una chiesa famosa per il culto di San Vicinio; di avere uno svincolo dedicato sulla superstrada talmente intricato come non ne hanno nemmeno sulle highway californiane.

Superato un momento di imbarazzo raggiungiamo la ridente piazza di Sarsina. In una delle stradine attigue, dietro indicazione della fidata guida SlowFood, scorgiamo l’Antica Osteria (e siccome è ora di cena, ci fermiamo).
Il posto: Vista da fuori, sembra la bottega di un vecchio ciabattino di paese. Due portacce di legno con vetri ed uno striminzito menù appeso alla parete vicina. La sua natura di locale mangereccio viene tradita dalle varie etichette di guide e riviste che la consigliano, appiccicate alla bell’e meglio sui vetri. Si entra: al banco del bar non ci accoglie nessuno. Aspettiamo qualche secondo e poi avanziamo, attraversando le 3 sale poste in sequenza e che costituiscono il locale. C’è solo un’anziana coppia di distinti signori che mangiano ad un tavolo, per il resto dobbiamo praticamente andare fino in cucina per trovare qualcuno che ci dica dove accomodarci (non che il locale fosse pieno, ma almeno l’educazione…).

Qualche parola sull’osteria: il termine “antica” non rende appieno l’idea. Questo posto è proprio un’osteria “di una volta”, direi quasi vecchia più che antica! Tavoli, sedie e rivestimento delle pareti di legno scuro, tovaglia di carta, un mazzetto di fiori sul tavolo. Quadri con vecchie foto ingiallite alle pareti (ingiallite pure quelle), Pavimento di pietra che poggia su travi di legno, di quelli che ogni volta che qualcuno cammina pare un sommovimento del sesto grado della scala Richter. Siamo un po’ inquietati dalla cosa, ma al secondo bicchiere di vino ci siamo già tranquillizzati.

Cosa si mangia? In un posto del genere, con un’atmosfera del genere, il minimo che ti aspetti è un tripudio di pietanze romagnole. E così è: affettato con lardo e piadina calda per antipasto; grigliata mista e contorno di fagioli e porcini. Ottimi gli affettati ed il lardo, dimenticabile la grigliata, superlativi i fagioli con porcini. Probabilmente abbiamo fatto un errore a non prendere il primo: la lista prevede cappelletti, tortelli, strozzapreti, tagliatelle con qualsiasi tipo di condimento che la tradizione romagnola propone. Ci rifaremo la prossima volta.

Quasi inesistenti i dolci. Il titolare si giustifica col fatto che a mezzogiorno è stato preso d’assalto dai partecipanti ad una gara ciclistica che gli hanno svuotato il frigorifero.

Poco da scegliere nel settore vini: il menù riporta solo il vino della casa, bianco o rosso. Ma chiedendo salta fuori qualcosa, per esempio Albana dolce e passita per accompagnare la ciambella (il titolare ci assicura che la loro ciambella è ottima, ma l’orda affamata di ciclisti ci ha negato l’assaggio). In compenso, alla voce bevande, il listino contempla anche thè e cappuccino. Ce li vedo, i vecchi avventori dell’osteria, che giocano a carte bestemmiando e sorseggiando un cappuccino…

Chi ci ha servito? Nonostante l’impostazione “alla vecchia maniera” del locale, la gestione è giovane e vagamente alternativa. Chiara, Claudia e Tasso si alternano in sala (e presumo in cucina). Cordialità sufficiente, buona la disponibilità delle due ragazze al momento dell’ordinazione. Tasso passa invece più tempo ad intrattenere i clienti abituali che nel frattempo si sono accomodati agli altri tavoli.
Quanto si spende?
34 euro in due. Antipasto, secondo, contorno, acqua e vino. Ed un dolce, una panna cotta ai frutti di bosco. Dopo averla assaggiata abbiamo capito perché era sopravvissuta all’orda di ciclisti…

Mi è piaciuto: L’atmosfera è affascinante. L’ambiente è davvero da altri tempi e ci si adegua al ritmo rilassato del luogo. Ma l’aspetto da vecchia osteria non è solo una facciata, pare davvero la filosofia che anima i gestori del locale, un restare legati alle cose di una volta che probabilmente è veramente sentito dai tre giovani osti.

Si mangia anche bene, tra l’altro. E si spende poco.

Non mi è piaciuto: Forse l’atmosfera è proprio troppo rilassata, abbiamo dovuto rincorrere i tre ragazzi per chieder il bagno e per ottenere il conto. Se la cucina è buona, sono sicuramente migliorabili la scelta dei dolci e dei vini.

E poi, a metà della nostra cena, la saletta comincia ad essere pervasa da uno strano odore. Un afflato stantio, un soffio di aria umida e malata, qualcosa di simile alla brezza che deve essere spirata in faccia ai primi esploratori che violarono le tombe egizie. Abbiamo ragionevolmente pensato che qualcuno avesse solo spalancato le porte di una vecchia e umida cantina, da qualche parte (come detto lo stabile che ospita l’osteria è un vecchio edificio del centro). Forse la dispensa, forse una catacomba, non l’abbiamo capito. Comunque la cosa è durata alcuni minuti e non è stato piacevole. Mi sono dovuto rimpinzare di fagioli e porcini per contrastare il mefitico olezzo.

Il mio giudizio: La morosa dice che, seguendo i consigli della guida SlowFood, abbiamo trovato di meglio. Forse ha ragione. Credo comunque che questo sia un locale da provare. Anche solo per l’atmosfera veramente da vecchia osteria d’una volta. Ed ovviamente è consigliatissimo a chi volesse provare la cucina tradizionale romagnola “dura e pura”. Insomma, sia il locale che la cucina proposta sono tutta sostanza e niente fronzoli. A suo modo un’esperienza.

Anche la toilette, per quanto pulitissima, è un’esperienza (ma perdonate il francesismo; siamo in un’Antica Osteria, dunque chiamiamolo col suo nome). Il cesso è in fondo al locale, davanti ad un terrazzino dove sono ospitati alcuni tavoli. Inutile sottolineare che è unisex. Porta di legno pitturata d’azzurro, un lavandino ed un inaspettato distributore automatico di spazzolini da denti. In fondo una turca, nascosta da una porta a soffietto. La luce sopra la turca non si accende, dunque occorre lasciare aperto il soffietto per sfruttare la luce sul lavandino. Ma la porta azzurra si socchiude appena, bloccata da una catenella. E così chi cenava sul terrazzino probabilmente si è goduto tutti gli allegri rumori e gorgoglii vari scaturiti dalla mia visita al cesso…



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il menù dell'Antica Osteria: un fogliaccio unto di carta da macelleria con tutte, ma proprio tutte

leclassiche proposte che non possono mancare in una vera osteria romagnola.

A parte magari lì in fondo a destra, quel cappuccino che con piadina e sangiovese non si sposa molto bene...






By: Klaudio | 00:54 | commenti (6)