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mercoledì, 29 settembre 2004
il Gargano
Considerazioni a margine della nostre esperienza turistico-gastronomica in terra di Puglia (seguirà il dibattito)... Che dire? Il Gargano è splendido. Io c'ero già stato qualche anno fa, in una di quelle vacanze passate a cazzeggiare con gli amici, tra una dormita in tenda ed interminabili partite a carte. Una roba che fai almeno una volta nella vita e che quando invecchi un po' ti rendi conto che cose del genere non le rifarai più ( e tanto meno avresti voglia di farle). La morosa invece era una debuttante, anzi pensava che il Gargano fosse appena sotto le Marche e per lei è stata una bella sorpresa scoprire le bellezze di questo spicchio d'Italia (compresa l'esistenza di Abruzzo e Molise, che lei pensava ubicate molto più a sud)... Comunque, divagazioni geografiche a parte, ecco quello che ho capito di questa terra e di questa gente nei nostri (purtroppo pochi) giorni di vacanza... 1) Settembre è il periodo ideale per le vacanze in campeggio: i camping sono semivuoti e dunque vivibilissimi, non c'è ressa e ci si può trastullare in spiaggia con tutta la tranquillità che si vuole. E potete fare la doccia anche alle due di notte nei bagni in mezzo al campeggio. Ed al minimarket i biscotti del Mulino Bianco non finiscono subito. E soprattutto le bellezze paesaggistiche del luogo non sono rovinate dall'invadenza dei turisti. Certo, bisogna sopportare qualche turisa germanico di troppo, ma che volete... 2) Non ci sono comitive vocianti di adolescenti e suonatori di bongo fumati all'inverosimile che solitamente infestano le spiagge nelle ore notturne. In compenso settembre è il periodo in cui anche le famigliole con bambini piccoli vanno in vacanza. Così il rapporto tra adulti e poppanti è quasi di 1-1 e vi lascio immaginare la gioia quando nel bungalow di fianco al vostro ce ne sono tre che piangonon come disperati... 3) In Gargano si mangia pesce, ma non fritture o grigliate o zuppe, come si è abituati da Pescara in su: qua bisogna mangiare crostacei, vongole e cozze, ed in generale tutto quello che è racchiuso da una conchiglia... E si spende una sciocchezza. Provate voi a fare una cena di pesce a Rimini con meno di 30 euro e vedrete cosa vi portano... 4) Diffidate del vino della casa: non ne abbiamo mai trovato di decente, a volte anche sotto la soglia del bevibile... Andate sicuri su qualche bottiglia locale, che tanto non vi derubano con eccessivi ricarichi... 5) Come sempre, diffidare dei ristoranti eccessivamente turistici. Ma qui le specialità sono più o meno sempre le solite ed un piatto di orecchiette o troccoli ve li fanno (più o meno bene) ovunque. Ma spesso vale davvero la pena di fare qualche sforzo in più per la ricerca di un posticino meno svenduto alla ristorazione turistica. Ma se proprio volete provare l'esperienza della pizzeria turistica vi rifarete "gustandovi" la dabbenaggine del turista tedesco medio alle prese con la cucina italiana. 6) Non vi preoccupate se i camerieri non vi sorridono mai: non ce l'hanno con voi e non stanno tramando vendetta per qualcosa che avete inavvertitamente detto. Credo proprio che sia il loro modo di servire a tavola. Precisi, efficenti, ma mooolto parchi di sorrisi. Mah... 7) Portatevi un buon paio di scarpe, spesso c'è da camminare per scalinate interminabili (Vieste è esemplare in questo senso). E quando andate in auto non va meglio: ovunque curve e tornanti. Consigliata una buona scorta di Travelgum. 8) Nel 99% dei casi, se il menù propone piatti a base di mozzarella di bufala, pomodoro, origano e condimenti con olio di oliva, siete praticamente certi di andare sul sicuro. Io ho vissuto per una settimana con pranzi a base di caprese. Per noi settentrionali abituati a pomodori pallidi e mozzarelle mollicce e insipide la bufala con origano, pomodoro ed un filo d'olio è un'esperienza quasi erotica. 9) Nonostante tutto quello che ho detto non sono pagato dall'Ente Turistico del Gargano. E non ce l'ho con i tedeschi... 10) Insomma, una vacanza in questo posto è davvero consigliata. Ma non venite tutti ad inizio settembre che poi mi rovinate l'atmosfera... By: Klaudio | 00:47 | commenti (6) martedì, 28 settembre 2004 Hamburger & Acqua Santa Antica Piazzetta Ristorante, Osteria tipica. Via Al Mercato 13, San Giovanni Rotondo (FG) Tel 0882/451920. Chiuso il mercoledì.
Sul sito si scopre che a partire dagli anni '20 fino agli anni '70 il luogo ospitava il cinema "Pidocchietto"... Certo, non sarebbe stato bello chiamare anche il ristorante con quel nome. Apprezzabile comunque la scelta di non inserire nel nome alcun riferimento al santo (ho visto con i miei occhi un "Hotel Padre Pio" ed anche una macelleria "Papa Giovanni XXIII"
Tra l'altro noi eravamo nel tavolo in primo piano sulla sinistra. Ma non c'era il lumicino verde...
A degna conclusione della nostra vacanza nel Gargano, io e la morosa decidiamo di fare una piccola deviazione, facendo una tappa di mezza giornata a San Giovanni Rotondo, il paese di Padre Pio (lo so, ormai sarebbe San Pio ma nell’immaginario collettivo il frate di Pietrelcina resta per tutti “padre” piuttosto che “santo”, ed allora io mi adeguo). Perché questa deviazione? La morosa è mossa da un moderato spirito religioso, io sono sinceramente curioso di visitare questo luogo. E d’altra parte la morosa è consapevole che, se non ne approfitta ora che siamo in zona, ben difficilmente riuscirà in futuro a trascinarmi nuovamente in questo posto… Per quel che mi riguarda, San Giovanni Rotondo è orrenda. E’ il tipico paesone della provincia foggiana, dove tutto è tipicamente meridionale, dall’architettura al paesaggio, dal ritmo della vita allo stile di guida molto casual degli automobilisti autoctoni. E fin qui non ci sarebbe nulla di male, ci mancherebbe. E’ che l’ombra di Padre Pio è ovunque. E dove c’è lui c’è qualcuno che ti vuole vendere qualcosa, dalla calamita da attaccare al cruscotto fino all’edizione rilegata in dodici volumi sulla vita del santo. E poi ci sono frotte di turisti, gente che probabilmente nemmeno sa esattamente in che posto si trova ma la parrocchia proponeva questa bella gita tutti insieme ed allora sono venuti; gente che pranza al sacco praticamente sul sagrato della chiesa; famigliole chiassose che si fanno fotografare davanti alla Via Crucis… Io non sono credente, tuttavia mi sono sentito sinceramente a disagio di fronte a questo spettacolo. Io per primo mi sono astenuto dall’entrare nella nuova Chiesa dedicata a San Pio, dato che non ero abbigliato adeguatamente (come in altri luoghi di culto, gli uomini in calzoni corti non sono ammessi), ma nonostante ciò non ho sicuramente riscontrato attorno a me un clima di raccoglimento o tanto meno una profonda spiritualità. In due parole, questo posto non è affollato di pellegrini, ma di turisti. La differenza si vede. E non credo che alla gente del luogo questo dispiaccia più di tanto. Non a caso, l’immagine che mi è rimasta in testa è quella che si può ammirare all’ingresso della zona sacra di fronte alla chiesa di San Pio: si vede la nuova chiesa, quella progettata da Renzo Piano, un connubio piuttosto riuscito di materiali distanti tra loro come la pietra ed il vetro, mentre all’orizzonte in basso a sinistra svetta nientemeno che l’inconfondibile M gialla di McDonalds. Come dire: cari pellegrini, venite pure a curare il vostro spirito, ma dovrete pur riempire anche lo stomaco… Con queste riflessioni che ci frullano in testa abbandoniamo la zona alta di San Giovanni e scendiamo verso il centro del paese. In fin dei conti siamo turisti anche noi, e come tutti siamo affamati. Con la differenza che non ci abbandoniamo alla rassicurante monotonia dell’hamburger preconfezionato e preferiamo provare qualcosa di più genuino. Anche in questo caso la guida SlowFood viene in nostro aiuto e, dopo pochi passi in un violetto del paese, siamo davanti al Ristorante Antica Piazzetta. Il posto: L’ingresso è assolutamente anonimo, quasi da pizzeria take away. Ci rincuorano le insegne di SlowFood, Veronelli e simili che campeggiano sulla porta. Chiediamo un tavolo per due e veniamo fatti accomodare in un’altra sala: qui la musica cambia e l’ambiente è davvero bello. L’Antica Piazzetta è stata ricavata nella sala di quello che fu il primo cinema-teatro del paese. La sala è dunque molto spaziosa, di forma allungata, con un secondo piano che una volta era il loggione del cinema. In fondo c’è un piccolo piano rialzato, quello che probabilmente un tempo era il piccolo palcoscenico del teatrino. L’arredamento è tutto in legno, sobrio ma elegante. Un gran tavolo con l’antipasto a buffet domina il fondo della sala. Clientela di tutti i tipi, dagli operai in pausa pranzo alle famigliole. Assenti i turisti (a parte noi) che di solito non si allontanano troppo dalla zona alta del paese (forse per non suscitare l’ira del santo). La Musciscka alla fine altro non è che straccetti di carne di cavallo ben pepata, insaporita con semi di finocchio e davvero ben cotta. Se non si considera il solito problema della carne equina (raramente è tenera e serve un buon coltello per venirne a capo) posso concludere che è davvero buona. C’è anche una discreta scelta di vini, locali e nazionali. In più, una bella lista di distillati (dalle grappe al rum) e di birre. Ed anche la possibilità di scegliere tra tre marche di acque minerali! Chi ci ha servito? Un cameriere, davvero cordiale e preciso. Gentile e veloce nel prendere l’ordinazione. Peccato poi che abbiamo dovuto aspettare 25 minuti per averi i primi… Quanto si spende? A parte questo, abbiamo speso circa 17 euro in due. Per un primo, un secondo e l’acqua (niente vino, più tardi mi aspettavano 500 km di autostrada). Niente male, direi. Mi è piaciuto: Il ristorante, accogliente ed intimo, anche se capace di molti coperti. E qui, a differenza della costa del Gargano, i camerieri ti sorridono pure… E poi le porzioni: davvero abbondanti, non si esce certo affamati. Non mi è piaciuto: L’attesa per i primi. Per il resto tutto è filato liscio. E ci hanno anche offerto una bruschetta aglio, olio e pomodoro a pezzettoni per stuzzicare l'appetito (tra l'altro buonissima!) Il mio giudizio: Ottimo ristorante. Nulla di trascendentale, ma un locale di sicuro affidamento, lontano dal caos della zona “religiosa” di San Giovanni Rotondo. E la cucina è curata, senza rinunciare all’abbondanza delle porzioni ed alla tipicità delle materie prime utilizzate. Siamo usciti davvero soddisfatti. Insomma, vale davvero la pena di fare due passi in più e andare a cercarsi questo ristorante piuttosto che le solite pizzerie per turisti con menù a 15 euro tutto compreso. Ma se disgraziatamente odiate le orecchiette, la mozzarella di bufala, il pomodoro, l’origano, i frutti di mare e tutto il ben di dio che questa terra propone… Beh, basta seguire le indicazioni per arrivare alla grande M gialla… By: Klaudio | 01:02 | commenti (7) venerdì, 24 settembre 2004 Carramba, che sorpresa! Osteria degli Archi Via Ripe 2, Vieste (FG). Tel 0884/705199. Chiuso lunedì, mai in estate.
Ed ecco qua. Quando meno ce lo aspettavamo, salta fuori lui. Questo è probabilmente il locale più bello di Vieste (a mio modesto avviso, ovviamente, ma questo è comunque il mio blog e scrivo quello che mi pare). Durante l’ultima serata della nostra breve vacanza pugliese, nella solita scarpinata per le viuzze del centro storico, io e la morosa incappiamo in questo locale. Che, a differenza della stragrande maggioranza dei ristoranti del luogo, non è su una strada principale immerso tra i negozi di prodotti tipici e non propone menù per turisti (questo è relativo, a Vieste tutto è pensato per i turisti). Occorre addentrarsi nella parte più protesa verso il mare di Vieste, in un vicoletto che nonostante il nome minaccioso è invece uno dei pochi non in salita. Lo si percorre volentieri, è stretto tra le case ed il mare, che rumoreggia appena sotto il parapetto. Si passa sotto ad un voltone e qui c’è l’ingresso del locale: una piccola porta a vetri, con relativo e discreto menù esposto a fianco. Manca l’adesivo SlowFood, ma in compenso c’è quello di Veronelli. Ci accontenteremo, dai. Si scendono alcuni gradini e… Il posto … non si può che restare favorevolmente impressionati. Molto favorevolmente impressionati! Il ristorante si sviluppa in un unico ambiente coperto da ampie volte in muratura. Probabilmente sono queste arcate che danno il nome all’osteria, anche se come al solito il termine “osteria” è piuttosto inappropriato. Questo è un ristorante vero e proprio, anche elegante nell’arredamento e nei tavoli senza rinunciare però ad un tocco rustico qua e là. Chi ci ha servito? Due cameriere in tutto il locale: una ragazzotta in carne (quella che urla il menù) che probabilmente è il capo; e poi una ragazza dall’aria molto più timida. L’urlatrice è veloce, efficiente e prodiga di sorrisi di circostanza. La seconda è essenziale nei suoi movimenti e cerca di dare il meno possibile nell’occhio. E del resto è quello che dovrebbe fare un cameriere. Ed infatti qui il servizio è di ottimo livello. L’urlatrice ha stappato la bottiglia di vino davanti a noi in pochi secondi e senza colpo ferire (e non è da tutti, questo occorre dirlo. Ho visto camerieri che si davano bel altre arie franare miseramente al momento di stappare una bottiglia). Quanto si spende? 49 euro in due. Prezzo nella media. Anzi, neanche troppo costoso considerato che abbiamo preso dolce e vino. No, a pensarci bene non abbiamo proprio speso tanto in rapporto alla qualità della cucina e del servizio. (e mi trattengo, altrimenti i miei lettori torinesi mi danno del micragnoso…) Mi è piaciuto: Beh, direi quasi tutto. Ottima cucina, ottimo servizio, piatti ben presentati, gustosi e pure abbondanti. Molto belli ed originali anche i piatti in cui vengono servite le portate. Ambiente raffinato, tavoli ben distanziati. Insomma, si ritrova con soddisfazione quella sensazione di stare a tavola con piacere, gustando ogni aspetto della cena. La cameriera è anche competente: ci siamo affidati a lei per la scelta del vino e ci ha portato in tavola un ottimo bianco, di produzione locale (scelta sempre gradita a chi, come noi, vuole assaggiare prodotti tipici) e nemmeno troppo costoso. Insomma, è stata onesta e non ci ha rifilato un inflazionato Greco di Tufo o simili facendoci spendere una follia. Non mi è piaciuto: L’ambiente raffinato, pacato e tranquillo non sembra scoraggiare i turisti più singolari ed i loro comportamenti più indisponenti. Una famigliola tedesca impiega 20 minuti per leggere il menù e dopo attenta ed accurata meditazione ordina spaghetti al pomodoro e patate fritte. Il tedesco più giovane, non contento, pensa bene di levarsi le scarpe sotto il tavolo e rimanere in calzini. Io lo ammetto, non conosco perfettamente le abitudini teutoniche, però qui si esagera… Ma gli italiani non sono da meno. Una coppia di attempati signori rompe le scatole per un buon quarto d’ora alla cameriera perché pretende un vino bianco in caraffa. La cameriera spiega gentilmente che non servono vino in caraffa ma loro non vogliono sentire ragioni. Alla fine si accordano per una mezza bottiglia di bianco già aperta (immagino per la mescita al calice). Scelta di cui probabilmente si pentono subito dopo, tanto che uno dei due insegue la cameriera fino in cucina per modificare ulteriormente l’ordinazione… ma a quel punto non so come sia andata a finire. Io e la morosa eravamo già persi nelle delizie della nostra cena. Davvero, la più bella sorpresa di questa vacanza a Vieste. By: Klaudio | 01:32 | commenti (2) giovedì, 16 settembre 2004 Sì, viaggiare (evitando le buche più dure) Al Barone Enoteca Ristorante Via Bartolomeo Gambadoro 3, Monte Sant'Angelo (FG). Tel 0884.562577
Nella foto: la saletta dove abbiamo cenato. Noi eravamo vicino alla vetrinetta rossa... Carino, dai. Il Barone Bartolomeo Gambadoro aveva gusto come arredatore. Dalla foto microscopica non si nota ma il posto è davvero elegante. Non a caso è frequentato da signorili turisti inglesi e non da quei barbari dei tedeschi...
Tra i miei tanti difetti ce n’è uno particolare: quando sono in vacanza lontano da casa, soprattutto in un luogo di mare, senza tv e pochi contatti con il mondo esterno, beh, io dopo massimo 4/5 giorni vado in crisi. E così, dopo 3 giorni di splendida vita balneare sulle spiagge del Gargano la mia testolina malata comincia a progettare una gitarella in auto, a breve raggio, da realizzarsi nell’arco di una tardo pomeriggio e di una serata, con cena in un ristorante di Monte Sant’Angelo segnalato dalla SlowFood. (Li Jalantuùmene). La morosa probabilmente sente puzza di bruciato in tutto ciò; è sospettosa ma si arrende al mio volere. Dunque partiamo da Vieste verso le 18, direzione Mattinata e Monte Sant’Angelo. Appena una cinquantina di kilometri in auto. Il panorama, appena superata Vieste, è mozzafiato: la vista delle frastagliate coste del Gargano meridionale è davvero uno spettacolo. La strada comincia a salire, iniziano le curve e ci si allontana dal mare… La morosa sbuffa, io divento inquieto. Cerco di addolcire il mio stile di guida per non sballottarci troppo in una serie di curve e tornanti che si rivelerà infinita! 40 kilometri di curve, controcurve, salite e tornanti che ci fanno arrivare esausti a Mattinata dopo un’ora abbondante d’auto. Annulliamo la visita a Mattinata per arrivare fino a destinazione in tempo per la cena. Ecco il bivio per Monte Sant’Angelo: metto la freccia, giro e la strada ricomincia a salire inesorabile. E’ un calvario; altri 10 km di salita spietata e curve da brivido, con contorno di pittoresco panorama sul Gargano intero ma anche di strapiombi e burroni che gettano la morosa nello sconforto. Dopo altri 3 quarti d’ora d’auto, distrutti nel fisico e nel morale, arriviamo a Monte Sant’Angelo, 850 metri sul livello del mare da cui siamo partiti. Mi addentro per le strade di questo paesone: c’è una strana agitazione, traffico sostenuto (vabbè, sono le otto di sera) e tanta gente a piedi, troppa gente a piedi. Non si va oltre, la strada è bloccata da transenne piantonate da due vigili urbani. Parcheggio in curva praticamente in faccia ai vigili, in un buco scovato nemmeno io so come. I vigili non mi degnano nemmeno di un sguardo, parlottano tra loro con le radio portatili. Cribbio, ma che ci fa tutta questa gente a piedi, per la strada, sui marciapiedi, che guarda dai balconi? Ci allontaniamo dall’auto ed avanziamo per lo stretto corso principale. La morosa è inferocita: abbiamo fatto 50 km di curve e salite, abbiamo fame, siamo partiti dal mare in maglietta e calzoncini e quassù fa un freddo porco. Mentre avanzo tra la folla alla ricerca del ristorante mi appare la Madonna. No, voglio dire: la folla si apre ed ecco avanzare lungo la stretta strada una processione con tanto di icona della beata vergine portata in spalla e codazzo di donne salmodianti. Ecco il motivo dell’agitazione in paese! Dopo tutto ciò, ci dobbiamo anche sorbire la processione. Dopo 10 minuti riusciamo a districarci e procediamo. Troviamo il ristorante ma questo è situato proprio di fronte alla chiesa dove giungerà la processione: ovviamente il ristorante è chiuso. Ho un altro indirizzo, proviamo anche questo locale. Dopo una gran scarpinata troviamo chiuso pure questo. La processione probabilmente equivale ad una sorta di festa paesana e dunque quasi tutti i locali hanno osservato un giorno di chiusura. Sono allibito: 50 km di strada infame per godermi una processione e trovare tutto chiuso. La morosa mi vuole picchiare. Riesco a farla desistere dal suo intento e decidiamo di infilarci nel primo locale aperto che troveremo, fosse anche un chiosco di cocomeri. Non ci va neanche male: capitiamo dal Barone. Mi consolo un poco, anche la morosa si è calmata. Scrutiamo il menù, mentre fuori la processione è terminata e si dà fuoco alle polveri: fuochi d’artificio e botti per 10 minuti abbondanti con grida belluine dei ragazzetti che tirano petardi per i vicoli. Gli inglesi sorridono divertiti a questo spettacolo, ho il sospetto che per loro sia una folcloristica manifestazione della nostra inferiorità mentale e culturale… Chi ci ha servito? Una sola cameriera, gentile, professionale e soprattutto sorridente. La prima cameriera che da queste parti ci concede un sorriso pieno, mentre a Vieste tutt’al più avevamo ottenuto una smorfia camuffata da velato sorriso. Mi è piaciuto: Il servizio, attento e puntuale. Ed il locale, curato ed elegante. Quando portano il conto al tavolo ti omaggiano di un depliant del ristorante con storia e tradizioni del paese e di un libretto con tutte le informazioni turistiche dei dintorni. Evidentemente trattano spesso con turisti stranieri, perché il libricino non riporta una sola parola in italiano. Non mi è piaciuto: Niente in particolare. A dire il vero, la toilette è un po’ strettina e se si incrociano due persone è un problema, ma in compenso è pulitissima. Mi consolo pensando che nulla mi costringerà ad arrampicarmi quassù nuovamente. E se proprio dovesse capitare, mi informerò preventivamente sulle manifestazioni religiose del luogo. By: Klaudio | 23:54 | commenti (6) mercoledì, 15 settembre 2004 Non ti curar di loro, ma guarda e passa Vecchia Peschici Ristorante V. Roma 31, Peschici (FG) Tel 0884/962053.
Dopo la visita a Vieste, non poteva mancare una capatina a Peschici, l’altra cittadina che si affaccia sul mare dell’estremità orientale del Gargano. E non si poteva fare diversamente, visto che Vieste e Peschici sono i soli centri abitati degni di questo nome di tutta la zona… Nel pittoresco centro storico del vecchio borgo fortificato si sviluppa un intrico di stradine e scalinate in cui è comunque facile orientarsi: basta seguire le luci dei negozi per turisti. Sarete guidati attentamente nel vostro percorso commercial-turistico e non vi sfuggirà nulla. A dirla tutta io e la morosa siamo stanchi e, memori delle scarpinate del giorno prima a Vieste, ci fermiamo in uno dei primi ristoranti in cui ci imbattiamo: la Vecchia Peschici. Il posto: il rischio di una trappola per turisti è alto, il luogo ha il temuto terrazzino vista mare e poco altro di caratteristico. Entriamo lo stesso, rinfrancati dal fatto che abbiamo percorso poca strada e che in fondo i menù proposti dai ristoranti del luogo si assomigliano un po’ tutti. Ho già parlato dell’accoglienza calorosa della popolazione locale? All’ingresso un cameriere seduto ci guarda entrare e resta in silenzio. “Ha un tavolo per due?” azzardo io. Lui, giusto aggrottando un sopracciglio e senza alzarsi, ci dice di accomodarci dove vogliamo. Andiamo sul terrazzino, dove un’altra cameriera ci accoglie con la stessa faccia quasi schifata, manco fossimo i peggiori clienti che vede da mesi a questa parte. Noi per qualche secondo ci sentiamo quasi macchiati da una colpa infamante, poi ce ne freghiamo e ci accomodiamo. Lasciamo perdere, va… Proviamo in rapida sequenza: orecchiette con pomodoro e cacioricotta (buone ma nella norma), troccoli allo scoglio (nemmeno parenti con quelli superlativi provati il giorno prima a Vieste), pepata di cozze (molluschi semicrudi con una spruzzatina di pepe e limone) e gamberoni alla griglia (provati dalla morosa, che si è dichiarata soddisfatta). Vino bianco appena accettabile, giusto perché avevamo sete. Ci si risolleva dal grigiore con un ottimo dolce tipico, il Crustolo o qualcosa del genere, una specie di focaccia friabile ricoperta di marmellata di fichi. Davvero buono. Chi ci ha servito? I camerieri ti servono anche in modo professionale e impeccabile, ma sono quasi irritanti nella loro serietà. E’ come se avessero litigato fra loro e si tenessero muso l’un con l’altro. Ad un certo punto non vedi l’ora di pagare, alzarti e uscire. Come se non bastasse, abbiamo anche aspettato una mezz’oretta prima che arrivassero in tavola i primi. Quanto si spende? Sui 20 euro a testa. Conto così così, considerato che la quantità c’è ma la qualità latita… Mi è piaciuto: Il terrazzino sul mare è sicuramente scenografico e fa molto figo, ma l’ambiente è casereccio nel senso peggiore del termine. Non mi è piaciuto: L’impressione è di un locale vagamente raffazzonato. Ovviamente da censurare la “cordialità” dei camerieri. Ed il prezzo pagato per quello che abbiamo mangiato è alto, considerato che la sera prima avevamo mangiato di più e meglio, pagando di meno. Il mio giudizio: Locale al limite della “trappola” per turisti. Ed anche i piatti tipici non sono poi questo granchè. Ci si può fermare se presi da crampi allo stomaco o se accecati dalla fame. In tutti gli altri casi suggerisco di non crucciarsi troppo e passare oltre (e qui mi ricollego alla forbita citazione dantesca del titolo. Dai, era da tanto che volevo usarla…). Magari arrivando fino ad un ristorante molto chic che abbiamo intravisto, con arredamento minimalista in legno nero e tavola apparecchiata con ceramiche e posate molto stilose. Un bel posto, ad occhio e croce da una quarantina di euro a cranio (impressione poi confermata dal succulento menù affisso all’esterno). Ma fatelo, pur di evitare la Vecchia Peschici. By: Klaudio | 15:21 | commenti domenica, 12 settembre 2004 Sull’orlo del precipizio il Cenacolo Via Celestino V, 36. Vieste (FG) Tel. 0884/706980
Io non ho niente contro Vieste. Anzi, questa cittadina pugliese posta nell’estremità del Gargano mi sta pure simpatica. Già un paio di volte ho trascorso qui le mie vacanze e quest’anno ci sono tornato in compagnia della morosa (in effetti è pure un posticino romantico)… Il mare è splendido, la gente (moderatamente) cordiale, il cibo gustosissimo. E proprio qui sta il punto: se si vuole scovare qualche bel ristorantino occorre quasi inevitabilmente fare decine di scale, scalini e salite. Una faticata, una sudata tremenda praticamente ogni volta che ci si inerpica nel centro storico del paese. Ed allora si vuol essere sicuri che, una volta seduti a tavola, si riesca a mangiare bene. Questo comporta una bella passeggiata per tutto il centro, spulciando i menù affissi all’esterno dei locali, evitando le trappole per turisti e discutendo con la morosa perché inevitabilmente le faccio fare ogni volta qualche kilometro in più del necessario. Perché una passeggiata per il centro storico di Vieste significa fatica e sudore. La questione giunge ad una conclusione quando troviamo il Cenacolo. La fame e la fatica (e la morosa) mi consigliano di fermarmi qui, nonostante il nome dai vaghi richiami biblici mi inquieti un po’. Il posto: Come detto, il centro di Vieste è un intrico di viuzze, scale, terrazze e vicoli quasi sempre in pendenza. Il ristorante in questione è proprio in uno di questi vicoli ed avrà circa 3 tavoli all’interno, ragion per cui d’estate tutti i tavoli sono all’esterno, sui gradoni più larghi della scalinata interminabile che porta al ristorante. Ci accomodiamo in un angusto tavolo per due: il tavolo traballa, le sedie sono incastrate nell’unico spazio disponibile tra i due scalini: praticamente trattengo il respiro, un movimento imprevisto della mia pancia contro il tavolo potrebbe causare lo spostamento millimetrico della sedia e dunque la caduta della medesima (e del suo occupante, cioè io) lungo la scalinata. Dopo un assestamento al tavolo ci guardiamo intorno; effettivamente il posto è bello, caratteristico e tipico. Non si vede il mare, ma se ne sente il rumore (non si può avere tutto, dai…) Cosa si mangia? Pesce e piatti tipici del luogo, ovvero orecchiette, troccoli, cicatielli conditi con pomodoro, cacioricotta, vongole e cozze. E poi pesce in tutti i modi, gamberoni, branzino, seppie, grigliate, fritture e zuppe. Insomma un’orgia ittica. Spiccano tra i primi i Troccoli allo Scoglio che hanno lasciato estasiati me e la morosa: lunghi spaghettoni fatti in casa con condimento di pomodoro, capperi e origano e cozze e vongole a profusione. Nel tentativo di domare i troccoli ho sacrificato una delle mie magliette preferite (alla fine era costellata di macchioline rosse) ma ne valeva la pena. Buona anche la zuppa di cozze, molto saporita. Ma al confronto con i troccolo tutto il resto scompariva… Chi ci ha servito? Un paio di camerieri, piuttosto taciturni e poco inclini alla conversazione. Ma pare che sia proprio l’indole tipica delle persone del luogo. Sguardo accigliato, a volte addirittura truce, pochi sorrisi, nessun gesto fuori posto. E pensare che da genti meridionali ci si aspetterebbe qualcosa di più.. Tra l’altro avevo conosciuto un paio di foggiani ed erano ai limiti della logorrea. Mah, forse quando lavorano sono più seri… Mi è piaciuto: Il posto caratteristico. Si mangi, come detto, in un piccolo vicolo tra le case della vecchia Vieste. Molto da cartolina, permettetemi la banalità, ma anche a me piacciono queste cose quando mi calo nella parte del turista tipico… E poi si spende davvero poco. Nota di merito per i troccoli allo scoglio: dalle mie parti i classici Spaghetti allo Scoglio vengono serviti in un piatto simile ad un bidet con un mezz’etto scarso di pasta, crostacei molto coreografici ed un kilo di vongoline e cozzine piccole piccole. Qui, in un piattino fondo appena più grande del normale, hanno trovato posto 2 o 3 etti di pasta, tanto sugo ed un contorno di cozze e vongole che definire veraci è riduttivo. Non mi è piaciuto: Va bene il luogo caratteristico, ma il nostro tavolo era perfettamente incastrato in un gradone tra due scalini, così perfettamente incastrato che se ci muovevamo di qualche centimetro scarso c’era il rischio concreto di precipitare. Ho mangiato la zuppa di cozze stando attento a misurare i miei movimenti (ed i movimenti della mia pancia contro il tavolo), non potendo spostarmi dal bordo dello scalino poiché la morosa era a sua volta incastrata tra tavolo e sedia e non mi poteva concedere spazio. E poi il vino: abbiamo preso il vino della casa, un anonimo bianco fermo servito in una gradevole brocca di terracotta. Io non sono un grande enologo, e soprattutto quando prendo il vino della casa non mi aspetto che mi venga servito chissà quale nettare divino; tuttavia quello che ci è arrivato in tavola era un indecifrabile ibrido a metà strada tra il vino secco e l’aceto, con note finali di marsala. Particolare, senz’altro, ma anche imbevibile… Il mio giudizio: Nonostante il vino e lo spazio piuttosto angusto, la cenetta è stata davvero gustosa. Ottima la cucina, anche piuttosto abbondante, e buono il servizio. Forse un po’ lunga l’attesa, ma il cestino di pane pugliese sul tavolo ci ha intrattenuti a dovere. Se capitate a Vieste una visita al Cenacolo è sempre consigliata (anche perché dopo un passeggiata per il centro vi verrà sicuramente fame). E questo è il giusto compromesso tra locale per turisti e trattoria tipica. By: Klaudio | 15:15 | commenti (3) |