[KlaBlòg]
Recensioni di un affamato cronico. Perchè la vita è bella, ma a pancia piena è ancora meglio.
 



Lo so che non centra niente, ma mi trovate anche qui...
Tetto&Pareti



il giudizio... Basta guardare quante faccine ci sono di fianco al nome del locale. Tante faccine sorridenti significano che si mangia bene. Poi ci possono essere faccine incavolate, imbronciate o dubbiose che specificano meglio alcune caratteristiche del locale.


Novembre 2003
Elvezia (FC)***
Aralya (RA)***
Osteria Amici Miei (FC)***
La Cantina di Via Firenze (FC)****
Osteria Tre Faggi (FC)****
Il Giardinetto (FC)**
Fang Hua (FC)**

Dicembre 2003
Le 4 Stagioni (FC)***
La Lampara (FC)****
L'Insonnia (FC)***
Vecchia Forlì (FC)**

Gennaio 2004
Rosa dei Venti (FC)***
Il Portico (FC)***
Lumira (FC)***
Osteria Michiletta (FC)****
Agriturismo Acero Rosso (FC)****
Caffè della Loggia (RA)**
Immattimento Anni '30 (FC)****

Febbraio 2004
La Terrazza (FC)###
Il Grottino (AN)***
Casa Bianca (AN)*
Eugenio (AN)**
Antica Taverna del Monte (AN)**
Da Marino (AN)***
Giustina (AN)**
Mafalda (AN)***
Osteria del Gran Fritto (FC)****

Marzo 2004
Osteria Montecodruzzo (FC)****
Trattoria Gattara (PU)****
Agriturismo il Ciliegio (FC)***
Rio Eremo (FC)***
Osteria del Mercato (RA)**
Osteria del Vizio (RN)****

Aprile 2004
Osteria del Borgo
da Fischio (FC)***
Ristorante dei Cantoni (FC)****
Ristorante Pacini (RN)***
Da Carlo (RN)***
San Martino (RA)****
Osteria del Quartino (RN)***

Maggio 2004
Osteria San Romualdo (RA)***
Giorgio (FC)**
Da Elena (FC)***
Marianaza (RA)****

Giugno 2004
Umberto (VR)###
Trattoria Belvedere (TN)***
Trattoria Al Volt (TN)****
La Bottega del Vino (VR)**
Alla Fassa (VR)*****
Clan Pavì (FC)***
Boulevard Cafè (FC)**
Cerina (FC)***

Luglio 2004
Ristorante Paguro (FC)****
Trattoria Cubana (RA)***

Agosto 2004
Aggiornamenti vari
Sauro & Lorella (FC)***

Settembre 2004
il Cenacolo (FG)****
Vecchia Peschici (FG)**
Al Barone (FG)***
Osteria degli Archi (FG)****
Antica Piazzetta (FG)***

Ottobre 2004
Antica Osteria (FC)***
Osteria di Mirecul (FC)****
Casa Zanni (RN)***
Anita 1902 (RA)***

Novembre 2004
Osteria dei Frati (FC)****
Osteria de Borg (RN)*

Dicembre 2004
Tempo Divino (RN)???
La Rocca (FC)**
El Paso (FC)**
Casa Romagna (FC)***

Gennaio 2005
B&B il Vado (FI)****
Caffè Zampanò (FC)***
Spizzico (BO)#

Febbraio 2005
Osteria del Gallo (FC)***
Osteria degli Usignoli (FC)**
Ristorante Fortuna (FC)*

Marzo 2005
al Tranvai (FI)****

Aprile 2005
il Latini (FI)****
Ruggero (FI)***
Marione (FI)**

Maggio 2005
B&B Armonie del Chianti (FI)**
i Tre Faggi (new) (FC)**

Settembre 2005
il Sasso (AR)*****
Baldaccio (AR)*
Cantina del Granduca (AR)****

Novembre 2005
La Torre di Gnicche(AR)****
Belvedere(AR)***
Bengodi (SI)****










Il sito de L'Altra Romagna


Il sacro testo...

Il sito di Slow Food





martedì, 25 maggio 2004

150 anni e non sentirli

Marianaza

Osteria - Trattoria Romagnola

Via Torricelli 21, Faenza (RA). Tel.0546/681461.

Chiuso il mercoledì.

Vivamente consigliato prenotare.

Io e la morosa siamo clamorosamente fuori zona, cioè ci siamo avventurati in luoghi che abitualmente non frequentiamo. Questi luoghi sono le strade del ravennate, con le lussureggianti campagne (si dice così, in questi casi). Il motivo è semplice: da un paio di giorni a questa parte mezza Romagna è infestata da gare ciclistiche di ogni tipo, con relative chiusure di strade e deviazioni. Prima il Giro che arriva a Cesena, poi la Nove Colli che blocca Cesenatico e zone limitrofe, infine il Giro delle Pesche Nettarine (non sto scherzando, esiste davvero) che mette i bastoni tra le ruote ai nostri piani di scampagnate domenicali. Aggiungiamo anche una bella deviazione attorno a Solarolo (indimenticata patria della Pausini e soprattutto di Davide Cassani) a causa di una festa di paese. Quindi, com’è e come non è, ci ritroviamo dalle parti di Faenza. Ci ricordiamo di avere un conto in sospeso con l’Osteria Marianaza, che già una volta tempo addietro ci aveva respinto per mancanza di tavoli liberi (e ci aveva costretto a cenare alla vicina Osteria del Mercato, non propriamente irresistibile…).

Questa volta non vogliamo sosprese: prenotiamo un’oretta prima di arrivare a Faenza. Effettivamente smoccolo qualche bestemmia di troppo per trovare un parcheggio nella centralissima piazza Martiri della Libertà, che a quest’ora è intasata dalle auto dei fanatici dell’aperitivo che affollano felici un locale che si affaccia sulla piazza, probabilmente il più “in” di tutta la città (ma non sono del luogo e non ho elementi a sufficienza per giudicare, vi dico solo che in quell’angolo di piazza sembra di essere a MilanoMarittima…).

Il posto: Noi tagliamo in una viuzza laterale e dopo pochi passi siamo davanti all’osteria. Aperta da poco più di 150 anni, sempre lì, in un angolo tra due strade, con un paio di vetrine coperte da spesse tende e pochissime indicazioni all’esterno, salvo il nome del locale e gli orari d’apertura. Piuttosto anonima. Ma all’ingresso l’atmosfera cambia: arredamento vecchio stile, legno e bottiglie di vino a profusione, un piccolo banco per accogliere gli avventori, un separè in legno che divede la zona dei tavoli dove si mangia. Praticamente finchè non ci si siede non si riesce a vedere la sala del locale, ed allora l’impatto è notevole: una saletta piuttosto piccola, con una quarantina di coperti, 45 ad esagerare, in piccoli tavolini di legno piuttosto ravvicinati tra loro. Pareti rivestite di legno con vecchie foto a decorarle, scaffali che ospitano bottiglie di vino, di olio e quant’altro può servire ai clienti. Ed un immenso camino che troneggia al centro della sala, con davanti un banco dove le cuoche preparano i piatti, per poi cucinarli sulla brace del camino stesso. In pratica, se siete seduti nei tavoli davanti al camino, potete seguire in diretta la preparazione dei piatti che avete ordinato. Almeno per quel che riguarda le carni alla brace e gli antipasti. Per i primi probabilmente c’è una cucina classica da qualche parte, presumo dietro le due finte pareti in legno ai lati del camino.

Il locale comunque è tutto qui, piccolo ed accogliente come le osterie di una volta, e di quei locali mantiene l’atmosfera conviviale dei tavoli ravvicinati ed apparecchiati con semplici fogli di carta gialla, lo stretto rapporto con il vino.
Cosa si mangia? :
Come si evince dalla presenza del camino, la parte del leone la fanno le carni alla brace, di tutti i tipi, tra cui si segnalano un’ottima tagliata di manzo con funghi porcini (provata personalmente) o con la rucola, e poi fiorentina di chinina e la classica grigliata mista romagnola, ma anche cotolette con piselli, coniglio arrosto e pure baccalà con i porri. Ottima scelta di contorni, prevalentemente verdure, anche se le patate al forno non erano eccezionali. E poi grande scelta di primi, soprattutto nei condimenti, poiché evidentemente la cuoca ha una predilezione per le tagliatelle ed i garganelli, presenti nel menù in varie versioni.

Menzione particolare per gli antipasti, ovvero una vasta scelta di bruschette. Non crostini, ma proprio bruschette alla romagnola, belle potenti con olio e aglio a profusione. Noi abbiamo provato il piatto di bruschette miste, davvero ottime. L’importante è mangiarle in due, così almeno si odora entrambi di aglio. Ma per i più delicati ci sono anche insalate e squaquerone con la piadina. Tra l’altro la piadina è particolare: soffice e molto morbida, si lascia mangiare anche dopo che si è raffreddata (premesso ovviamente che va mangiata calda: mangiare la piadina fredda è gustoso come bere la birra calda).

I dolci sono quelli classici romagnoli, ciambella, biscotti, panna cotta, tutto fatto in casa.

Carta dei vini monumentale, con tutte le proposte classiche e più famose, ma ovviamente specializzata anche in vini locali. Per i meno esigenti c’è anche un buon vino della casa, che può anche essere ordinato al bicchiere.
Chi ci ha servito
: in sala si aggirano tre ragazze, Natascia, Angela e Luana. Fanno tutto loro, servono, preparano e cuociono le pietanze. Cordiali, moderatamente sorridenti, veloci e puntuali. Non si sprecano in tante parole, a dire il vero. Ma il servizio è ottimo. Mi sento di criticare solo la minigonna della mora con i capelli lunghi (me l’ha fatto notare la morosa, velenosamente critica verso le gambe piuttosto cicciotelle della mora in questione).

Quanto si spende? 25 euro a testa, con mezzo litro del vino della casa, ma prendendo i due secondi più costosi del menù (le tagliate), concedendoci anche un dolcetto ed i digestivi. Nel complesso la spesa è accettabile.
Mi è piaciuto:
Si mangia davvero bene, come la tradizione romagnola comanda. Molto bella la cucina “in vista” ed il gigantesco camino. Ah, non si paga il coperto (che effettivamente è striminzito, ok, ma è apprezzabile visto che purtroppo capita di trovare chi ti fa pagare un foglio ed un tovagliolo di carta). E’ singolare questa cosa: una volta era consuetudine di molti portarsi da casa il necessario per pranzare (pane, tovagliolo e posate) risparmiandosi così la spesa per il coperto, che effettivamente era una spesa accessoria prevista solo nel caso che la trattoria stessa fornisse pane e accessori vari. Oggi, in locali che vogliono apparire ben più raffinati delle vecchie osterie, si pagano due euro di coperto per un tovagliolo di carta ed un foglio altrettanto di carta sotto al piatto. Beh, almeno qui non si paga nulla…

Non mi è piaciuto: Le 3 ragazze nella sala sono brave ed efficienti, sì, però… Diciamo che l’atmosfera intima e moderatamente informale del posto stride un po’ con la loro silenziosità e scarsa propensione a socializzare con i clienti (ok, mica pretendo che mi si siedano sulle ginocchia quando prendono le ordinazioni… Però, magari, qualche sorriso in più…)
Il mio giudizio:
Credo sia una delle poche osterie “vecchia maniera” rimaste in Romagna. La cosa che mi ha colpito è che il locale riesce a conservare tutto il fascino della trattoria caratteristica mantenendo nel frattempo un certo stile. Ovvero arredamento spartano e poco più che essenziale ma miracolosamente elegante, piatti semplici e senza fronzoli ma che profumano talmente di tradizione e genuinità da risultare raffinati. La clientela è eterogenea, tutti mangiano quasi gomito a gomito nei tavolini stretti e ravvicinati (comodi per due persone, in quattro si sta stretti) intenti a gustare una bella grigliata di quelle che da 150 anni si preparano sul caminone centrale della sala. In questo, un locale assolutamente democratico. Si può sedere di fianco alla famiglia come ai turisti tedeschi, fino ai gruppetti di giovani chic-alternativi che cenano a piadina, affettati e squaquerone e poi ordinano una bottiglia di Primitivo del Salento (ma dico: in quei vostri cervellini, sotto quelle pettinature alla moda, non è balenata l’idea che forse con la piadina ci stava meglio un bel Sangiovese Superiore?)

Quindi, a parte le lampade al soffitto che non sono più a petrolio ma hanno le lampadine, mangiare qui è un po’ come un tuffo nel passato, condito da una cucina generosa, gustosa e di tutto rispetto per quel che riguarda la qualità degli ingredienti. Diciamo che se domani dovesse atterrare nel giardino di casa vostra un alieno desideroso di provare la vera cucina romagnola, potete tranquillamente portarlo dalla Marianaza.

Oppure lo portate a MilanoMarittima, che si diverte lo stesso…





By: Klaudio | 01:39 | commenti (1)

lunedì, 24 maggio 2004

Ma che bella sorpresa…

Da Elena

Ristorante. Cucina tipica romagnola.

Via XXX Aprile 104, Montecastello di Mercato Saraceno (FC).

Tel. 0547/91565.

Questo posto non lo conoscevo. Sul serio. E’ aperto ormai da qualche anno ma io non lo avevo mai notato. E’ a Montecastello, popolosa frazione del comune di Mercato Saraceno, appollaiata sulle colline sovrastanti la valle del fiume Savio.

Il motivo è semplice: quando si transita per la valle del Savio si sceglie sempre la superstrada E45, a scapito della vecchia strada statale. A dire il vero, l’E45 di “super” ha molto poco, sicuramente le buche e gli avvallamenti sono fuori della norma.

Anche per questo, se non si ha fretta, si può scegliere di risalire la vallata lungo la tortuosa e sicuramente più pittoresca strada statale.

Qui, tra Mercato Saraceno e Sarsina, ci si imbatte nel paese di Montecastello. A dispetto del nome, non c’è nessun castello. E non ci sarebbero altri particolari motivi per fermarsi in questo posto, a meno che non abbiate fame e decidiate di fare tappa al ristorante di Elena.

Il posto: Io e la morosa, che ormai abbiamo il particolare dono di andare a scovare i posti più nascosti con eccezionale disinvoltura, ovviamente percorriamo la statale e ci imbattiamo in questo locale. Esternamente non è che susciti grande meraviglia: stretto tra le altre case, con una piccola insegna con la scritta “ristorante”, uno stile architettonico difficilmente decifrabile, a metà tra la casa del popolo e l’officina.

Effettivamente veniamo a sapere che fino a qualche anno fa l’edificio ospitava il circolo repubblicano del paese, gestito dal nonno di Elena. Non so che fine abbia fatto il nonno in questione, fatto sta che Elena l’ha trasformato in ristorante che tutt’ora manda avanti con il marito e la figlia.

Il parcheggio è inesistente, a parte 2 o 3 posti davanti all’edificio. Davanti all’ingresso si affaccia la finestra della cucina (sembra di avvicinarsi al McDrive) da dove la cuoca ci scruta accigliata. Entriamo: l’unico ambiente è un camerone quadrato con un banco bar in un angolo, la porta del bagno in un altro, 4 finestre disposte in fila su di un solo lato. E’ un vecchio circolo, effettivamente. Ma comunque rimesso a nuovo, con un bel soffitto dalle belle travi in legno nuovo di zecca.

Arredamento semplice, belle tovaglie di stoffa e non di carta (come ormai capita troppo spesso), una cinquantina di coperti in tutto. Più che un ristorante, una bella e genuina trattoria romagnola. E non uso il termine trattoria in senso spregiativo, sia chiaro! Infatti il posto è confortevole, accogliente, con tavoli ben distanziati.

Cosa si mangia? : Si avvicina la cameriera (Giulia, la figlia della titolare) e ci recita il menù a voce. Tagliatelle al ragù di piselli, strozzapreti con vari condimenti tra cui spicca un impegnativo “salsiccia e peperoni” che mi stuzzica. La morosa mi riporta alla realtà, ricordandomi che il mio stomaco ormai in disarmo non reggerebbe ad una simile sollecitazione. Rinuncia all’idea degli strozzapreti e puntiamo sui crostini misti (però c’era anche una fagiolata di borlotti…) che sono nella media. Buoni, anche se molto poveri come presentazione del piatto. Va bene l’osteria spartana, ma qui non ci si millanta “ristorante”?

Comunque, di comune accordo con la morosa, andiamo giù pesante di fiorentina e patate fritte, più vino rosso della casa (praticamente c’è solo quello, oltre ad una piccola selezione di Sangiovesi). Tutto buonissimo, cottura perfetta della fiorentina, patate spettacolari e abbondantissime (alla faccia di McDonalds) tanto che la morosa, nota divoratrice di patatine fritte, non regge ed alza bandiera bianca. Io, per nulla intimidito, faccio piazza pulita delle patate superstiti.

Facciamo una breve pausa, approfittandone per dilatare lo stomaco quel tanto che basta per farci entrare i dolci: panna cotta ai mirtilli per la morosa, mascarpone al cioccolato per me. I dolci non sono certo fantasiosi, anzi sono tutti molto tradizionali. Ma sono tutti fatti in casa e deliziosi! Il mascarpone è vivamente consigliato, delicatissimo e pure abbondante. Arrivo a fine pasto spossato ma felice. E’ stata dura finire tutto ma ne è valsa la pena…

Chi ci ha servito: Come detto, la figlia della titolare, Giulia. Veloce, precisa, anche simpatica se non fosse per le troppe moine e sorriseti in cui si esibisce. Ad un certo punto ti verrebbe voglia di darle una sberla in faccia per cancellarle quei sorrisini tra il compiacente ed il falso. Comunque disponibile, attenta nell’illustrarci il menù (di cui purtroppo non ricordo molto a parte quello che abbiamo preso) e molto gentile nel descrivere la quantità del taglio della fiorentina e la cottura. Per il resto c’è solo un’altra ragazza in sala, anche lei veloce e precisa, ma che fa molti meno sorrisi (va bè, quelli della Giulia bastano anche per lei)…

Quanto si spende? Abbiamo speso 22 euro a testa. Prezzo onesto, considerato che abbiamo preso una fiorentina da 1kg da dividere in due. In altri posti sarebbe costata 22 euro solo quella, mentre qui abbiamo aggiunto antipasto, dolce, digestivo, vino e molta acqua (le patatine fanno venire sete!)

Mi è piaciuto: La cucina, genuina e verace, che non esce dal solco della tradizione romagnola ma anzi la esalta. E capace di porzioni più che soddisfacenti, anzi decisamente abbondanti.

L’ambiente, forse non curatissimo, ma assolutamente accogliente e non privo di un certo fascino.

Quasi dimenticavo: a fine pasto, se ordinate un digestivo, vi lasciano direttamente le bottiglie al tavolo. Nel caso, sono vivamente consigliati il limoncello (buono) ed il liquore alla liquirizia (ottimo)
Non mi è piaciuto: Comunque l’atmosfera del locale potrebbe essere più curata, migliorandola con alcuni semplici accorgimenti ed eliminando quella a volte sgradevole sensazione di povertà. Certo, la tipica trattoria romagnola non ha sicuramente bisogno di arredamento particolarmente sfarzoso, tuttavia qualche tocco in più di originalità potrebbe risollevare l’ambiente da una generale sensazione di anonimato. In effetti, una volta usciti dal locale l’unica cosa che ti torna in mente è il bel soffitto a travi in legno. Un po’ pochino, e se hai il torcicollo non lo noti nemmeno…

Il mio giudizio:
Ma in fin dei conti non mi sento di screditare questo posto. E’ stato una sorpresa, non lo conoscevo e forse per questo ne sono stato favorevolmente impressionato. La cucina è tipica, tradizionale, genuina, in una parola “romagnolissima”. Tutto è davvero buono e soprattutto fatto a mano utilizzando prodotti della zona.

Il tipico locale dove portare un amico che vi chiede di fargli assaggiare la vera cucina romagnola. Al tempo stesso, sconsigliato per le coppiette. Nonostante che l’insegna dica “ristorante” e l’impressione complessiva sia di grande dignità, non si tratta certo di un ambiente elegante, o di quei locale che ricreano l’atmosfera della vecchia trattoria in modo artificiale e piuttosto “tarocco”. Questa è realmente una trattoria romagnola, genuina, diretta, schietta e senza fronzoli.



By: Klaudio | 00:09 | commenti

mercoledì, 19 maggio 2004

La pizza del sabato sera

Giorgio

Ristorante, pizzeria.

Specialità pesce.

Via Leon Battista Alberti 30, Valverde di Cesenatico.

Tel. 0547/86499. Chiuso il lunedì.

La vita è dura. Uno cerca di fare l’alternativo, di scegliere le opzioni meno scontate, di fare sempre cose nuove e diverse. E poi va a finire che si ritrova il sabato sera a mangiare la pizza insieme all’80-90% degli italiani. Per di più senza aver prenotato la miseria di un tavolo, nemmeno in trattoria. La verità è che siamo stati colti di sorpresa, trovandoci fuori casa all’ora di cena dopo un pomeriggio passato alla cerimonia di inaugurazione di una piazza (presente il ministro Giovanardi, mica una roba da ridere! O forse, visto il personaggio, ci sarebbe proprio da ridere…)

Ed allora io e la morosa andiamo verso Cesenatico, cittadina rivierasca ad alto tasso di ristoranti e pizzerie. Un posto lo troveremo, pensiamo.

Poveri stolti. Ci ritroviamo in fila tra le auto per la strada; scartiamo preventivamente la zona del porto causa ingorgo di auto e pedoni e puntiamo su altri posti che abbiamo già frequentato. Scopriamo che sono tra il pieno e lo strapieno.

Al terzo tentativo ci va (quasi) bene: da Giorgio, ristorante tra i più rinomati a livello nazional-popolare della zona, ci dicono che se aspettiamo un “dieciminutiunquartod’ora” un posticino ce lo trovano. Già abbiamo dovuto faticare per parcheggiare, in più all’ingresso ho dovuto odiosamente allungare il passo per entrare prima di una famigliola e rubar loro il diritto di prelazione sugli eventuali tavoli che si sarebbero liberati… Ed allora decidiamo di porre fine alla nostra peregrinazione e aspettare.
Il posto: Veniamo fatti accomodare in una zona tra la cucina ed il banco del bar, adibita a piccola salottino. Gradevole. Aspettiamo effettivamente non più di 15 minuti ed il tavolo si libera. Il locale è su due piani: il piano terra a livello della strada che è carino, sì, ma senza tante pretese. Poi c’è una specie di piano soppalcato, anche piuttosto grande, lievemente più gradevole ma con quell’aspetto troppo “da pizzeria” che trova la sua massima espressione nelle pareti di color salmone o arancio pallido, suppellettili e specchi improbabili a (cercare di) dare un tocco di raffinatezza e qualche pianta qua e là per (cercare di) dare un tocco di vita.

Noi capitiamo sul soppalcone, in un tavolino stretto tra il muro, una mensola ed un altro tavolo occupato da una coppia di intellettuali: lei, tutta arrossata causa precoce abbronzatura, è intenta ad evitare che le tette le debordino dal vestitino; lui, tutto arrossato causa evidente arrapamento, cerca di fotografarla con l’ultimo modello di Nokia, quello con la tv e la parabola incluse. I loro sorrisini e sghignazzate maliziose accompagnano la triste scena. Noi siamo piuttosto disgustati.

Cosa si mangia? : Di tutto, prevalentemente pesce. Ma anche la pizza è molto gettonata. Si segnalano due menù di pesce, uno dei quali in versione “light”: praticamente si spende un 25 euro per un antipasto di bianchetti (in Romagna sono detti “omini nudi”), un primo ed un paio di spiedini, un sorbetto al limone. Il menù poi propone tutti i classici piatti di pesce, la scelta è molto varia ma non si segnalano piatti particolari o qualcosa in grado di stuzzicare l’immaginazione. Noi puntiamo sulla pizza… Insomma, non è niente di speciale. La classica pizza senza infamia ne lode. Oddio, forse con qualche infamia in più visto che i funghi sulla mia pizza parevano di gomma ed anche quelli del calzone della morosa non hanno incontrato la sua approvazione.
Chi ci ha servito:
Boh? Il locale era pieno, tutti correvano, praticamente solo un cameriere ci ha servito due volte di fila, ovvero quello che ha preso la nostra ordinazione. La morosa gli ha minacciosamente chiesto quanto dovessimo aspettare per la pizza, lui ha bofonchiato qualcosa mentre si allontanava… Abbiamo temuto il peggio. Ed invece dopo 10 minuti la pizza arriva, con il cameriere che si vanta anche di aver “messo il turbo” alla nostra ordinazione… Mah. La mia morosa deve avere un’aria molto minacciosa quando chiede informazioni ai camerieri.
Quanto si spende?
Tutto è talmente nella norma che non mi ricordo nemmeno la spesa. Ma per pizza+birramedia+limoncino non si passano i 15 euro. Per il pesce ovviamente i prezzi si alzano.

Mi è piaciuto:
La gentilezza con cui ci hanno accolto, facendoci accomodare nel salottino. Inoltre non hanno mentito su quanto ci fosse da aspettare prima di sedersi. Comunque tutto ha funzionato anche con il locale pieno zeppo.
Non mi è piaciuto:
La pizza. Non è immangiabile, ma di certo non ti fa venire voglia di tornare a mangiarla.

Il mio giudizio: Il locale di Giorgio è il classico ristorante da grandi numeri, in grado di assolvere pienamente allo svolgimento del rito sacrosanto della cena tra amici del sabato sera. La cucina è comunque affidabile, piuttosto veloce, senza tante pretese pur con una certa attenzione nella presentazione dei piatti. Ma nulla di memorabile. Non troverete piatti particolarmente innovativi o cucina assolutamente casereccia.

Ma ci si può andare per osservare la variegata umanità che esce a cena il sabato sera: coppie di intellettuali come quelli citati qualche riga sopra; oppure gropponi di gente dai 4 agli 80 anni che impiegano dai 15 ai 30 minuti per ordinare; gente che fa la classica uscita a quattro con una coppia (già formata) che invita un amico single ed un’amica altrettanto single cercando in tutti modi di fare scoccare la scintilla dell’amore. C’è da farci un trattato di sociologia sopra, ad osservare questi soggetti. Oppure si sghignazza cercando di darsi un contegno (ed evitando di soffocare deglutendo la pizza con i funghi di gomma che si avvolgono alle tonsille)…






By: Klaudio | 15:47 | commenti (2)

mercoledì, 12 maggio 2004

La cordialità abita altrove

Taverna San Romualdo

Da Antonio

Ristorante

Via Sant’Alberto 364, San Romualdo (RA).

Tel. 0544/483447. Chiuso il martedì.

Prefazione pseudo-filosofica: certe volte capita di trovarsi in luoghi inconsueti, lontani da casa e mai frequentati prima. Per di più, in questi luoghi, capita di imbattersi in qualcosa di inaspettato. Ma non per questo sgradito.

Dopo la prefazione, vediamo di riportare il tutto ad una dimensione più personale: le mie scorribande domenicali in compagnia della morosa.

Questa volta siamo a Marina di Ravenna, ovviamente all’ora di cena ed affamati. Siccome sarebbe stato troppo facile trovare un ristorante in centro a Ravenna decidiamo di affidarci alla guida Slow Food. Il sacro testo consiglia, tra i locali del ravennate, la Taverna San Romualdo, sita nel paesello di San Romualdo, frazione rurale ad una decina di km dal centro cittadino.

Ci incamminiamo lungo la strada che conduce a Sant’Alberto e dopo qualche minuto di monotona strada dritta come un fuso appare la frazione di San Romualdo. Quello che comunemente dalle mia parte viene chiamato “quattro case in croce”, con l’aggiunta di una chiesa e della Taverna in questione. Nulla più. L’aspetto del luogo è surreale, il paesello sembra un quartiere quadrato prelevato da Ravenna ed appoggiato in mezzo alla piatta campagna circostante. Non ci si aspetterebbe di trovare un ristorante segnalato da parecchie guide gastronomiche in questo posto.

Il posto: Ma la sorpresa aumenta una volta che si varca la soglia della Taverna… L’ingresso pare quello di un pub, nel retro di una piccola palazzina che da su una traversa della strada principale (l’unica strada principale di San Romualdo). Poi si apre la porta e il discorso cambia: luce soffusa, arredamento raffinato, locale che non sembra nemmeno ricavato dal seminterrato di una palazzina.

Guardando meglio si viene colpiti dai dettagli dell’arredamento, che mette assieme tavoli apparecchiati con una certa classe e sedie impagliate, lampade di foggia orientale e cassepanche, arazzi alle pareti e statuette di elefanti indiani, cuscini colorati ed una bella palla luccicosa stile balera appesa al soffitto della sala principale. Le altre due salette sembrano più sobrie, con dei murales che ricoprono alcune delle pareti. L’effetto è straniante, un coacervo di oggetti apparentemente contrastanti che non si capisca bene cosa centrino con un locale che non è nemmeno lontanamente etnico. Ma il miracolo è che il tutto si ferma un millimetro prima di sconfinare nel kitsch (e nel ridicolo). Ci si sente a proprio agio, in fin dei conti, una volta superato l’impatto iniziale. Forse per questo la clientela è eterogenea, con coppie, famiglie, gruppetti tra il casual e l’elegante.

Cosa si mangia? : Il menù è in linea con il locale, ovvero cucina tendenzialmente del territorio ma con divagazioni anche piuttosto inaspettate, mettendo assieme antipasti di salumi tipici con carpacci di pesce, minestre con condimenti di terra e di pesce, carni di tutti i tipi. Dalla selvaggina alle tagliate e costate, alla fiorentina fino al cinghiale. Ci vogliono dieci minuti abbondanti per leggere tutto il menù. Noi prendiamo gli affettati (buoni), saltiamo i primi e passiamo alla carne. Tagliata di manzo con pancetta all’aceto balsamico per la morosa (ottima) e uno spettacolare cinghiale brasato al Sangiovese per me. Un vero mattone quando si tratta di digerirlo, ma veramente qualcosa di speciale quando si tratta di gustarlo! Finiamo con i dolci, tra i quali si segnala un ottima crema catalana con croccantini davvero buona.
Chi ci ha servito:
Nella locale si aggirano tre persone, ed ognuna è un soggetto davvero singolare… Prima di tutto lui, Antonio, titolare della Taverna: alto, massiccio, aria truce, con calzoni e scarpe eleganti ed una camicia bianca a righe diagonali aperta sul petto. Uno così ti aspetteresti di incontrarlo in qualche balera a caccia di turiste straniere… E poi due cameriere, una piccola, bassa, minuscola, che rimbalza da un tavolo all’altro come una trottola, parla velocissimo ed in modo sussiegoso ed quasi insopportabile. L’altra alta, silenziosa, probabilmente est-europea, probabilmente non conosce nemmeno il significato della parola “sorriso”.

Insomma, il servizio si rivela veloce, attento, con il titolare che dimostra grande competenza in fatto di vini e formaggi… ma di un’antipatia unica! Scorbutico, mai un sorriso, modi a volte perfino bruschi nel servire i piatti.
Quanto si spende?
Abbastanza, su 28 euro a testa ed oltre i 35 se si sceglie una bottiglia dalla fornitissima carta dei vini. Ma la cucina li vale tutti, senza dubbio.

Mi è piaciuto:
La cucina è senz’altro di ottimo livello, con proposte sempre stuzzicanti. All’inizio ti offrono anche una zuppetta di fagioli in olio d’oliva che è una bontà. La carta dei vini è notevole e ci si può affidare alla competenza del titolare, che funge anche da maitre. Esiste addirittura una carta dei dolci e dei vini da dessert, con aggiunta di svariate proposte in fatto di distillati e pure sigari da accompagnare con i rhum più pregiati! Ho personalmente sperimentato un Nocino di Modena dalla gradazione alcolica spaventosa ma davvero buono!
Non mi è piaciuto:
L’ambiente ed il suo stile al limite del pacchiano può piacere ma anche fare ribrezzo… Il servizio, come detto, è attento ma assolutamente da censurare in quanto a cordialità e simpatia.

Il mio giudizio:
E’ indubbiamente un locale da provare per l’ottima e stuzzicante cucina. I prezzi sono adeguati all’offerta ma si esce soddisfatti. Ma già a metà cena ci saremmo alzati e preso a calci Antonio (il titolare) e le sue cameriere. Il mio sospetto è che in fondo non gli andassimo a genio (una metafora per dire che gli stavamo proprio sui c…). Mi spiego meglio: io e la morosa abbiamo preso un antipasto di salumi da dividere in due accompagnandolo con il classico mezzo litro di vino della casa. Lo facciamo per non abbuffarci subito con gli antipasti e rovinarci il resto della cena. E perché spesso non vogliamo esagerare con l’alcol a causa di nostri ormai cronici problemi di salute. Scelte più che legittime, a nostro parere. Questo probabilmente ad Antonio non è andato giù, sentendosi sminuito nel suo ruolo di fine intenditore di vini e alto gastronomo da questa coppia di morti di fame che non si permettono di attingere dalla sua cantina e (orrore!) prendono un volgare antipasto di salumi da dividere in due. Scusate l’acidità, ma io per quello che mangio pago con soldi buoni, tanto quanto gli altri che ordinano un Chianti o un Barolo e che si abbuffano di formaggi francesi, per i quali ho notato che il titolare aveva ben altri modi ed attenzioni. E comunque non ti puoi permettere di guardarmi storto, buttarmi i piatti sul tavolo così come capita e sbattere platealmente sul tavolo la bottiglia di vino della casa come neanche un oste di quarta categoria farebbe. Se voglio venire nel tuo locale per provare anche solo un piatto di salumi senza permettermi vino, dolci, liquori e sigari, penso di essere libero di farlo senza meritarmi un simile trattamento.

Quindi, caro Antonio, convengo che nel tuo locale si mangia davvero bene ma, per le ragioni di cui sopra, non posso esimermi dal mandarti a cagare.






By: Klaudio | 00:56 | commenti (4)