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venerdì, 26 marzo 2004 …e sarà bel e tu! Osteria del Vizio Via Circonvallazione Meridionale 41/a, Rimini. Tel.0541/783822.
Rimini mi piace. E’ una bella città, che evoca ricordi estivi e balneari, di vacanze, di sabbia, mare, sole. Ma anche d’inverno è interessante, con un clima mai troppo freddo, che rende piacevoli le passeggiate nel bel centro storico. Tant’è vero che l’ultima volta che io e la morosa l’abbiamo visitata ce ne siamo dovuti tornare precipitosamente a casa sorpresi da una bella bufera di neve… Questo simpatico contrattempo ci aveva impedito di fare tappa all’Osteria del Vizio, intravista percorrendo in auto una delle strade principali della città. Meglio il digiuno che rimanere bloccati nella tormenta a km da casa, avevamo pensato. Ma ce la siamo legata al dito e dunque una bella sera in cui il tempo era più clemente siamo ritornati sui nostri passi… Il posto: Superate alcune irrilevanti difficoltà di orientamento nel centro cittadino, grazie alla mia indiscutibile abilità nel districarmi in centri urbani infidi ed ostili a me quasi totalmente sconosciuti, riusciamo a ritrovare l’Osteria. Parcheggio facilitato, con una bella area di sosta appena dall’altra parte della strada (a pagamento di giorno, però). Si attraversa la strada (con molta attenzione, il rischio di essere stirati è piuttosto elevato) e l’osteria appare subito, con una bella facciata restaurata e ben tenuta, piante e fiori ai balconi delle finestre ed un ingresso con un imponente doppio portone in legno. Accanto all’ingresso c’è quello che presumo essere il simbolo del locale: un’omino con addosso solo i calzini ed una botte in testa, con il pistolino al vento. Forse questa figura nasconde tutta un’arcaica simbologia a me sconosciuta, fatto sta che non c’ho capito niente. Si entra ed all’interno colpisce subito il classico stile “dei vecchi tempi andati”: tetto con travi e capriate in legno in bella vista, mattoni e pavimento in cotto e pietra, legno e ferro battuto a profusione. Ma l’ambiente non è di quelli troppo intimi e raccolti. L’edificio che ospita l’osteria da circa tre anni era in precedenza un vecchio stabilimento dove si lavorava il legno, ora ben restaurato, che conserva intatte le sue caratteristiche ed anche le sue dimensioni, con un soffitto piuttosto alto ed una bella sala unica molto spaziosa e capiente (ad occhio e croce circa 150 coperti). Arriviamo presto. Il posto è semivuoto e l’impressione è quasi di perdersi all’interno del locale, sebbene veniamo fatti accomodare vicino all’ingresso, in una zona molto carina, appena rialzata e chiusa da ringhiere in ferro battuto. Ma poi la gente arriverà, ed il locale si farà piuttosto chiassoso. L’impressione è che l’osteria sia una delle più frequentate in città, da una clientela prevalentemente giovane e del luogo. Per entrare nel merito di quello che abbiamo mangiato posso dire questo (e la morosa conferma): ottimi ed abbondanti i crostini; ottima la mia tagliata di filetto agli aromi, tenerissima e saporita; buona la tagliata all’aceto balsamico e rucola della morosa, anche se dopo un po’ l’aceto balsamico comincia a violentare le papille gustative… Buonissime le patate al forno, pure abbondanti. E buonissima la crema catalana che ho praticamente imposto alla morosa. Ma poi le è piaciuta… Per il resto ci siamo accontentati del vino rosso della casa, anche se con qualche rimpianto visto che la cantina è molto ben fornita. Ma ormai abbiamo constatato che ne io ne la morosa possiamo più permetterci certi esagerati vizi alcolici. Chi ci ha servito: Molti camerieri in sala, si direbbe in numero quasi esagerato anche se poi con il locale pieno ti accorgi che servono tutti. Servizio veloce, quasi troppo. Abbiamo pregato il cameriere di ripassare perché dovevamo ancora leggere il menù, dopo di che i crostini sono arrivati subito (c’è una ragazzona al banco vicino all’ingresso addetta solo alla preparazione degli antipasti e dei piatti più semplici) ed i secondi sono stati recapitati appena finiti i crostini. Praticamente ritmi da ristorante cinese, avremmo finito di mangiare dopo 40 minuti. Ma poi ce la siamo presa con comodo… Un poco fastidiosa la velocità con cui i camerieri ti sottraggono i piatti vuoti appena finisci. Ma almeno dateci il tempo di deglutire l’ultimo boccone! Neanche aveste i piatti contati… Quanto si spende? L’unica vera nota dolente è forse questa. 25 euro a testa, senza primo, con un solo dolce e con il vino della casa. Vien da pensare che con un primo, un dolcetto in più ed una bottiglia di vino decente si possa tranquillamente arrivare sui 30-35 euro. Certo, la cucina ottima ed abbondante li vale anche. E nel conto non mettono su nemmeno il coperto, però… Inoltre c’era una certa freddezza da parte dei camerieri. Un sorriso ogni tanto non fa mai male… Il mio giudizio: Come detto, per una cena completa la spesa potrebbe diventare abbastanza sostenuta ma alla fine si esce soddisfatti e soprattutto con la sensazione di aver mangiato bene ed essersi sfamati. Dunque niente porzioncine striminzite ma bei piattoni sostanziosi. Il vero pregio del locale è di coniugare elementi apparentemente diversi con grande brillantezza. La genuinità della cucina tradizionale romagnola con la modernità di una presentazione più che dignitosa dei piatti, una bella e vasta scelta di vini con le proposte più tradizionali della regione, un ambiente dall’aspetto rustico ma ravvivato da elementi ultramoderni (nella sala fa bella mostra di sé un bel caminone sempre acceso, mentre all’ingresso troneggia un gigantesco televisore al plasma che incredibilmente non stona con il resto). E questo fa sì che il posto riesca a soddisfare un po’ tutti, dalla tavolata rumorosa tutta “grigliata & Sangiovese” al buongustaio che cerca piatti preparati con cura ed accompagnati da una bottiglia di buon vino. Si potrebbe obiettare che in questo modo l’Osteria rinuncia ad una precisa e ben definita vocazione, ma io ribatto che ce ne fossero di locali così! Insomma, da provare senz'altro.
By: Klaudio | 00:21 | commenti (1) lunedì, 22 marzo 2004 Ciurràsco che? Osteria del Mercato Ristorante - Pizzeria - Churrascaria. Piazza Martiri della Libertà 13, Faenza (RA). Tel. 0546/680797 Aperto tutti i giorni mezzogiorno e sera. www.paginegialle.it/osteriadelmercato Allora, facciamo subito le presentazioni: il churrasco è la tipica carne alla griglia sudamericana, come la si cucina in Argentina o Brasile (e magari anche in Bolivia, per quel che ne so). Fondamentalmente la carne è sempre quella (ovvero maiale, vitellone ed eventualmente carne bianca) ma la particolarità è nel modo in cui viene cotta, ovvero infilzata su di uno spiedone e scottata direttamente sulla fiamma. Questo, unito ad un condimento di spezie più piccante, la rende saporita e gustosissima. Ora, non è che voglio fare l’esperto di cucina sudamericana, per carità. Ma ho provato questa prelibatezza e mi sento di consigliarla a tutti (vegetariani esclusi, ovviamente). Nella fattispecie il churrasco si può gustare all’Osteria del Mercato di Faenza nella sua variante argentina (almeno loro la presentano come “specialità argentina”, ma la si può trovare anche in un qualsiasi ristorante brasiliano). Il posto: Trovare l’Osteria del Mercato non è affatto difficile. E’ in pieno centro a Faenza. Per chi, come il sottoscritto, arriva da Forlì basta andare sempre dritto verso il centro finchè non si arriva in prossimità della piazza centrale. Qui si deve obbligatoriamente svoltare a sinistra, ma dopo qualche metro si apre davanti a noi una piazza adibita a parcheggio. Basta parcheggiare, appunto, e l’Osteria è davanti a voi. O meglio, vedrete solo l’ingresso dell’Osteria. Qui troverete solo il banco del pizzaiolo, solitario ed indaffarato. Salutatelo velocemente (l’educazione prima di tutto) e scendete le scale. Giungerete in quelle che una volta erano delle cantine sotterranee e subito vi troverete davanti il caminone in cui viene cotta la carne. E poi comincia il locale vero e proprio, ospitato appunto in questi vecchi e caratteristici ambienti dalla muratura a vista e dal soffito a volta. L’ambiente è davvero bello. In particolare la sala per fumatori è quella più carina e caratteristica, mentre quella per non fumatori, molto più ampia, ha le pareti quasi tutte intonacate, così che si perde un po’ quell’effetto caldo ed intimo della muratura a vista. Ci sono anche altre salette, che presumo sempre per non fumatori, ma non ci sono mai stato (in effetti il locale è piuttosto grande). Cosa si mangia: Il menù è sterminato, sono stato un paio di volte a mangiare qui ed ho provato il churrasco e la pizza. Ma nel menù c’è di tutto, ad esclusione del pesce. E quindi carne, pizze di tutti i tipi, minestre, bruschette e chi più ne ha più ne metta. Ma, come detto, la specialità del posto è il churrasco, che viene tra l’altro messo bene in evidenza nelle prime pagine del menù. Il churrasco è un poco impegnativo da mangiare, sia perché un “giro” di churrasco completo per una persona si aggira sui 19 euro, sia perché il suddetto “giro” è composto da una decina di tagli di carne diversi ed arrivare in fondo non è sempre agevole! Ma il tutto si lascia mangiare molto volentieri, la carne è tenera e saporitissima, grazie alla particolare cottura ed alle spezie con cui viene condita (ho interrogato il cameriere a proposito delle spezie ma sorridendo mi ha risposto che è un segreto del locale). Comunque nulla di piccante o che richieda litri di acqua d'accompagnamento, semplicemente la carne si rivela più gustosa, con un sapore quasi d'affumicato ma più dolce, oserei dire delicato. Ah, nei 19 euri sono compresi due contorni: una ciotolina di riso con fagioli, pancetta e parmigiano (così così) ed una ciotolina con una specie di insalata di pomodorini, peperoni, cipolla e aceto balsamico (accettabile). Chi ci ha servito: Una volta ordinato, il churrasco arriva in tavola portato direttamente dall’addetto al churrasco (il Ciurrascaio? Il Ciurraschiere?); costui si presenta armato dello spiedo in cui la carne è stata cotta (sembra più una spada che uno spiedo) e ve ne sfila un pezzetto, depositandolo direttamente nel vostro piatto. Molto coreografico; e poi non c’è il rischio che la carne arrivi nel piatto fredda! Per il resto c’è una squadra di camerieri che gironzola per tutto il locale. Il servizio è comunque molto informale e abbastanza veloce (soprattutto se prendete il churrasco). In particolare si segnala un cameriere, che per prendere l’ordinazione di due pizze è riuscito a fare cinque battute di fila nel giro di 30 secondi, battute tra l’altro di discutibile umorismo (del tipo “E da bere”…. “una Coca, grazie”… “Coca o cocaina?”… mi era quasi venuto voglia di alzarmi ed andare via). Un altro cameriere invece ci descrive il churrasco in modo molto criptico, direi quasi ermetico. In pratica non ci abbiamo capito niente. Lo stesso cameriere si dimostrerà poi incapace di stappare una bottiglia di vino e si renderà protagonista di tante altre deliziose chicche. Una comica. Per contro, la pizza è piuttosto economica. E poi ad un certo punto abbiamo cominciato ad avere freddo! Passi per la morosa, che è un pochetto noiosa in questo senso, ma anch’io avrei gradito qualche grado in più… By: Klaudio | 23:21 | commenti (2) lunedì, 15 marzo 2004 Un piacevole diversivo Rio Eremo Bar / Osteria Rio Eremo, Cesena (FC). Tel. 0547 27767. Occasione eccezionale. Sono in libera uscita senza la morosa! Cosa più unica che rara, negli ultimi tempi… Ma la mia più che soddisfacente relazione con la morosa mi ha inevitabilmente portato a diradare le uscite in pubblico con gli amici. E questa sera, dopo una trattativa durata qualche settimana per riuscire a conciliare i vari impegni, riesco finalmente a rivedere due vecchi amici. Uno di questi propone di andare a bere qualcosa (e mangiare) in uno dei locali più frequentati di Cesena e dintorni… Il posto: A dire il vero non so nemmeno se “Rio Eremo” sia il nome del locale… Sicuramente è il nome della piccola frazione appena fuori Cesena in cui si trova (sulle prime colline dietro la città, dopo il quartiere di Ponte Abradesse), diventata famosa per due cose: la discussa discarica comunale e l’osteria, appunto. Questa ha alle spalle un passato da classico bar di paese e circolo ricreativo. Insomma, fino a qualche tempo fa era il classico bar dove si andava a vedere la partita su Tele+/Stream circondati da capannelli di vecchietti che giocavano a carte. L’atmosfera rustica si è mantenuta, ma ora la clientela è composta da giovani più o meno chic provenienti da tutta la città. Vista da fuori è molto anonima. Nessuna insegna, tre vetrine che permettono di ammirare un interno nella semioscurità e piuttosto fumoso. Arriviamo verso le 22, il locale è già discretamente pieno ed i pochi tavoli vuoti in realtà aspettano l’arrivo dei legittimi proprietari che li hanno precedentemente prenotati. Noi fortunatamente siamo tra questi. Si entra subito nella sala principale, con il bancone in bella vista. Ambiente sobrio, camino in fondo alla sala e tv appesa al soffitto (retaggio del vecchio bar?). C’è anche un’altra sala più carina, con illuminazione più soffusa e che d’estate funge da veranda. Noi optiamo per i crostini misti, serviti su un tagliere di legno, seminascosti tra una selva di foglie di insalata e decorazioni di verdurine varie. Ma una volta individuati i crostini, questi si rivelano veramente buoni. Non saprei dire esattamente cosa ci fosse sui crostini, avevano un’aspetto piuttosto variegato. Ho riconosciuto pomodoro, melanzane, olive, altre non meglio identificate verdure, prosciutto, bresaola (presumo)… Il tutto era comunque equilibrato e molto gustoso. E poi anche la quantità era più che soddisfacente. Ragion per cui siamo passati direttamente al dessert: un misto di assaggi di ciambella allo yogurt (e qualcos’altro che non sono riuscito ad individuare), salame di cioccolato (quasi troppo saporito, direi che c’era un liquore tra gli ingredienti), crostata con ricotta e marmellata ed altre delizie. Tutto veramente molto buono. Noi siamo persone dai costumi morigerati, dunque abbiamo preso CocaCola ed acqua minerale, ma volendo si può accompagnare il pasto con il vino della casa o qualcosa in bottiglia, la cantina è discretamente fornita anche se prevalentemente di etichette regionali. Chi ci ha servito: Una cameriera veramente carina. Ma veramente. Siamo rimasti tutti molto ammirati dalle sue doti. Di cameriera, ovviamente. Lei, per contro, si mangia con gli occhi uno di noi. Non io, ovviamente (mai ‘ste fortune, nella vita…) E poi il proprietario, bello rustico anche lui come il locale. Ci fa il conto a mente ed arrotonda alla buona, così come viene. Ed infatti si dimentica di farci pagare i dolci… Quel poco che propone il risicato menù è veramente buono. E la cameriera… Bel locale, senza dubbio. Frequentatissimo (verso le 23 era più la gente in piedi che aspettava un tavolo che quella effettivamente seduta), con gente di tutti i tipi, dagli alternativi tutti Adidas & calzoni militari ai gruppetti di ragazze abbigliate all’ultimo grido, fino ai gruppi di gente che festeggia e brinda per ogni tipo di occasione. E poi è adatto sia che si voglia fare uno spuntino, sia che si voglia sono gustare un bicchiere di vino. Certo, non è consigliato per coppiette alla ricerca di un posticino intimo (anche se la saletta in fondo è piuttosto buia ed invitante) ma c’è troppa bolgia e sicuramente il locale è più adatto a gruppi numerosi o a chi cerca un posto per fare un po’ di baldoria. By: Klaudio | 09:35 | commenti (2) venerdì, 12 marzo 2004 Agriturismo per finta il Ciliegio Azienda Agrituristica Via Faggeto 1201, Sorrivoli (FC). Tel.0547 326078. Ristorazione, possibilità di pernottamento. Vendita prodotti tipici. La classica domenica sera dedicata alla cena conviviale tra amici che non si vedono da un po’. Uscita a coppie con reciproco scambio di novità, chiacchiere e pettegolezzi più o meno di prima mano. La voglia di evitare la solita pizza ma al tempo stesso di non rischiare qualche sorpresa in sedicenti ristoranti etnici. Ed allora la scelta ricade sulla tradizione romagnola. Anzi, ancora meglio se si riesce ad unire la classica cucina romagnola con la moda del momento, l’agriturismo e la ristorazione con prodotti e ricette tipiche del territorio. E parlando di moda, nel cesenate uno dei locali più “in” del momento è il Ciliegio. Aperto solo nel fine settimana, è costantemente gremito, tanto che per riuscire a mangiare questa domenica sera abbiamo dovuto prenotare una decina di giorni prima. E se si vuole pranzare alla domenica va pure peggio. Il posto: Il nome va bene, evoca uno degli alberi da frutto più tipici delle campagne romagnole (di più tipico c’era solo il pesco, ma non suona altrettanto leggiadro e poetico…) ed anche la cornice che fa da sfondo al tipico casolare che ospita l’agriturismo è più che adeguata. La campagna circostante è infatti rigogliosa, si arrampica sulle dolci colline appena dietro a Calisese e consente anche qualche bel panorama. Si arriva dopo qualche km di strada tranquilla e non troppo isolata. Ci si trova davanti qualche indicazione ma comunque il posto si trova bene, soprattutto di sera: è l’unica cosa illuminata sul fianco della collina che costeggia la strada. E parecchio illuminata. L’ingresso è costituito da una ripidissima salita in cemento che con neve o fondo ghiacciato deve costituire un discreto problema… il parcheggio è piccolo e tutto in pendenza (attenzione ad aprire le portiere) e molto affollato. Lascio la mia macchinetta quasi vicino al cancello, circondata da un parco macchine che, salvo qualche eccezione, va dalle Volvo alle Bmw. Questo è un primo indizio sul carattere del locale, che una volta varcata la soglia si rivela pienamente. Qui di agrituristico c’è ben poco! Camerieri in divisa, leggio con il menù in bella vista, tende ed arredamento in stile antico, un bel camino acceso nella sala centrale, volendo anche candele accese sui tavoli. L’atmosfera è abbastanza ricercata ma il tutto viene sdrammatizzato dalla chiacchiericcio costante della gente che affolla il locale. A parte questo, i crostini sono buoni e piuttosto vari, gli straccetti sono effettivamente all’aceto balsamico ma assomigliano troppo a degli straccetti veri, ovvero sono secchi e stopposi. Non un granchè. Con i primi ci rifacciamo alla grande: ottime le tagliatelle alla lepre, buoni i cappellacci al ragù, non sono in grado di giudicare gli strozzapreti al formaggio di fossa per una mia personale incompatibilità con il formaggio (di fossa in particolare), perdonatemi. La grigliata è nella media, forse anche poco saporita. Abbiamo evitato i dolci, che pure sembravano invitanti, per un semplice motivo: le porzioni sono abbondanti e non c’era più posto per nulla. Chiusura con caffè e digestivi serviti direttamente con le bottiglie portate al tavolo (cosa che apprezzo sempre). Inoltre la cucina non si discute. Vasta scelta nel menù (pur restando nella tradizione) e buona qualità dei piatti proposti. Non mi è piaciuto: Nulla di particolare, a dire il vero. Quello che stona, che non quadra fino in fondo è la filosofia del posto. Il fatto è che questo non è un vero agriturismo. Va bene, siamo in campagna, il casolare è antico, la cucina è tipica… Resta il fatto che questo, al di là di qualche camera per dormire e qualche prodottino tipico venduto ai clienti, è fondamentalmente un ristorante camuffato da agriturismo. Il menù è vasto e praticamente manca solo la pizza, i piatti sono preparati a regola d’arte ma manca quel tocco di tipicità e cura che li rende troppo ordinari e simili nell’aspetto a quelli di un qualsiasi ristorante di città. La gestione è quella di una famiglia del luogo (i due ragazzi di cui sopra) che però si occupa solamente del servizio, mentre la cucina è affidata ad un cuoco professionista. Dunque niente gestione famigliare e cucina della nonna, per capirci. E poi il locale, a pieno regime, può ospitare qualche centinaio di persone. Si occupano anche di matrimoni e banchetti vari, con 150, 200 persone a botta. Cosa che un agriturismo, che dovrebbe offrire una ristorazione basata su prodotti naturali dell’azienda, non può permettersi… A parte tutto, come ristorante è ottimo. Quello che manca è proprio l’atmosfera da vero agriturismo. By: Klaudio | 09:11 | commenti (2) giovedì, 11 marzo 2004 Dove osano le aquile Gattara Trattoria tipica con possibilità di alloggio. Via Gattara 18, Gattara di Casteldelci (PU). Tel. 0541 915814. Chiuso il martedì. La trattoria Gattara si trova in via Gattara, nel bel mezzo del paesino di Gattara. Detto così non dovrebbe essere troppo difficile da trovare. Io e la morosa ci troviamo tra le colline del Montefeltro e decidiamo di andare a vedere di che si tratta, allettati dalla segnalazione della guida Slow Food. Ma le cose non sono così semplici… Prima di tutto occorre incamminarsi lungo la statale Marecchiese che da Rimini si inerpica attraverso un lembo di Marche ed arriva fin in Toscana. Ci si deve lasciare alle spalle S.Leo, Novafeltria, Pennabilli e salire ancora. Nei pressi di Ponte Messa un primo cartello giallo con la scritta “Trattoria Gattara” ci assicura di essere sulla retta via. Ad un certo punto altri cartelli indicano che si sta entrando in Toscana, ma è una finta, dopo pochi kilometri si torna nelle Marche. Anche il cartello giallo di prima era una bufala, in realtà ci sono ancora una decina di kilometri da fare. Giunti nel territorio del comune di Casteldelci all’improvviso appare una deviazione, una stradina secondaria che si getta sul Marecchia con un ponte stretto stretto e subito dopo si arrampica lungo la montagna con un paio di tornanti insidiosi e soprattutto un numero esagerato di buche. E’ già buio da un po’, la strada continua a salire testarda, non si vede una luce che sia una nei dintorni, a parte quelle della Marecchiese che ormai è qualche centinaio di metri sotto di noi. Devo rallentare, le buche stanno avendo la meglio sulla mia povera auto. La morosa con una punta di preoccupazione, comincia a chiedere dove cavolo stiamo andando. Dopo qualche kilometro senza aver visto una casa o un cartello giungiamo ad un bivio: a sinistra si va a Casteldelci, per Gattara a destra. I cartelli blu con la scritta bianca sono di quelli che si mettevano una trentina di anni fa, ma decidiamo di fidarci. Ancora buio, buche e curve e poi, improvviso e graditissimo, dopo un curvone sbuca il borgo di Gattara, 630 metri sul livello del mare, sovrastato da una bella torre di pietra illuminata da fari gialli. La stradina si stringe tra le case di pietra, un’utilitaria è parcheggiata in uno spiazzo. Incontriamo solo due gatti (va bè, a Gattara…) e null’altro. Il borgo è costituito da una decina di case di pietra ed una chiesa circondata dalle impalcature. Sul muro di una casa fa bella mostra di sé una stella di Natale illuminata al neon. L’impressione è che poca gente abiti qui. Giusto il proprietario dell’utilitaria e dei gatti. E la trattoria? Io e la morosa siamo affamati, mica dovremo scendere nuovamente a valle a pancia vuota? Percorriamo tutta la stradina tra le case, passiamo la piazzetta con la chiesa e saliamo su di uno spiazzo dove finalmente la troviamo: il bar-trattoria Gattara! Il posto: Scesi dalla macchina ci accoglie un bel cagnone bianco, dall’aria mansueta ed indolente ma sufficientemente grosso per terrorizzare la morosa… Superiamo la belva ed entriamo. Il locale è semplicissimo ma adorabile, tavoli e sedie di legno, un bancone da bar, il frigorifero dei gelati Algida, una tv sintonizzata su Domenica In e i due proprietari (marito e moglie) che si sorbiscono Bonolis. Entriamo timorosi, salutiamo e chiediamo se è possibile avere qualcosa da mangiare (manco fossimo due viandanti sperduti). Il locale è deserto. Speriamo di non aver disturbato, in fin dei conti se la domenica sera volevano riposarsi non tenevano aperto… Ma il proprietario ci fa subito accomodare e ci apparecchia il tavolo con estrema calma e gentilezza mentre la moglie si avvia in cucina (sempre con calma, si intende). Ci guardiamo intorno, la saletta è subito dietro l’ingresso, alle pareti foto di vita contadina nel vecchio borgo ed una bella immagine dei proprietari insieme a Tonino Guerra, poeta e star locale (una vita per la letteratura e poi è diventato famoso per essere quello che nello spot dell’Unieuro telefona al fantomatico Gianni… va be…). C’è un’altra sala, chiusa, ed una piccola veranda con qualche tavolo. Le tagliatelle inizialmente si rivelano un po’ troppo al dente, ma è un’impressione frettolosa e menzognera: sono buonissime e ben cotte (ovviamente si parla di tagliatelle tirate a mano, ma lo davo per scontato, in un posto del genere), il sugo di cinghiale è ottimo, con dei pezzettoni di cinghiale che quasi quasi grugnivano ancora… Se possibile, la fiorentina è ancora meglio. Come detto, per pochi kilometri siamo ancora nelle Marche e non in Toscana (ma la piadina calda che accompagna il secondo lascia intendere che la Romagna non è poi così lontana!) ed un fiorentino direbbe che la nostra fiorentina non è cotta ma bruciata. Tuttavia la carne che ci arriva in tavola è eccezionale, cotta al punto giusto (almeno per un romagnolo come me), con appena appena quelle piccole venature rosso sangue, tenera e saporitissima. Una roba fantastica. Ed anche il sangiovese non è male! Chi ci ha servito: Il proprietrario è il tuttofare, apparecchia, serve in tavola. Parla lentamente ed a voce bassa, ci intrattiene con qualche chiacchiera mentre guardiamo il tg alla televisione. La moglie, chiusa la cucina, si accomoda ad un tavolo dietro di noi e si sbuccia un’arancia. Stasera se la prendono comoda, ci siamo solo noi e non sono previsti altri clienti, ma la sera precedente erano strapieni e non hanno avuto un attimo di tregua. Non riesco ad immaginare lui e la moglie, calmi tranquilli e pacifici, alle prese con un locale chiassoso e pieno di gente… Quanto si spende? Prima di tutto un grazie alla morosa, che mentre ero in bagno ha pagato a tradimento al posto mio (ma mi vendicherò!). Dopo varie mie insistenze ha rivelato di aver speso 35 euro. Per due primi, 1kg di fiorentina, patate fritte, acqua, vino e digestivo è un prezzo onestissimo! E poi i prezzi, onestissimi. Ed il bagno grande e pulitissimo. Come pulito ed accogliente è il resto del locale. Non mi è piaciuto: La strada per arrivare! Stretta, piena di buche e poco rassicurante se affrontata di sera. Si può arrivare anche da Casteldelci ma ci si mette molto più tempo, la Marecchiese è più veloce. E poi comunque l’ultimo tratto di strada è obbligatorio, c’è solo quello per arrivare! Il mio giudizio: Trattoria di montagna, onesta ed essenziale. Ma fantastica! Uno di quei posti dove in una serata del genere sembra di mangiare a casa della nonna. E’ un peccato che sia là in cima a quel cocuzzolo, lontano da tutto, ma vale la pena andare fino a Gattara per provarla. E molti lo fanno: il proprietario ci rivela che la sera prima c’era una comitiva di Cesena che era salita fin lassù per mangiare (circa 70 km di strada per sedersi a tavola. Ad un primo esame dei pazzi, ma dopo aver mangiato qua non posso che dal loro ragione! E poi io non è che me ne sia fatti molti di meno…) By: Klaudio | 01:52 | commenti giovedì, 04 marzo 2004 “Ma vuoi che sia un posto per portare la morosa?” Osteria Montecodruzzo Piazza Feretta 12, Montecodruzzo di Roncofreddo (FC). Tel. 0547 315091. Chiuso lunedì.
Premessa doverosa: il posto di cui scriverò tra breve è uno degli angoli di Romagna che preferisco. Perdonatemi se sarò eccessivamente entusiasta. Detto questo, eccomi qui a spiegare dove diavolo si trovi Montecodruzzo. Alcuni miei amici sostengono che Montecodruzzo sia troppo disperso e si faccia troppa fatica per arrivarci. Anche la morosa era scettica, soprattutto la prima volta che l’ho portata da queste parti (in occasione di S.Valentino, ma vi absti sapere che quest’anno abbiamo fatto il bis). Altri miei amici, saputo che portavo la morosa a festeggiare S.Valentino a Montecodruzzo, mi hanno apertamente deriso. Questi rozzi individui sostengono che un posto del genere non sia sufficientemente romantico e raffinato per una serata del genere. Se solo sapessero, gli stolti… Effettivamente non è immediato ritrovare questo posticino sulle cartine stradali o geografiche. Territorialmente fa parte del comune di Roncofreddo, ma è molto più facile da raggiungere passando dalle colline cesenati. Basta salire su per via Garampa (basta chiedere, la conoscono tutti), la strada principale che dalla rocca di Cesena sale sulle colline attraversando diversi paesini e borgate. Si seguono le indicazioni per Montecodruzzo, si passa l’abitato di Acquarola, Montereale, Diolaguardia, Oriola e si va dritto. Percorrerete qualche kilometro tra splendidi panorami, tornanti, vegetazione senza l’ombra di una casa (tanto che vi verrà naturale chiedervi dove cavolo state andando) e poi arriverete ai piedi del colle su cui si adagia Montecodruzzo. Salite in scioltezza gli ultimi ripidi tornanti ed eccovi arrivati. (a dire il vero c’è anche una strada più breve che si può prendere da Borello, all’uscita dell’E45 ma è piena di curve e inadatta a chi ha lo stomaco pieno…) Montecodruzzo era uno degli avamposti del sistema difensivo malatestiano nelle colline cesenati. Ora è composto da una decina di case, una torre con orologio, un tempietto (malatestiano anch’esso) e due ristoranti, la Lina e l’Osteria Montecodruzzo. Della Lina magari parlerò più avanti. Questa volta tocca all’Osteria. Si entra da una porticina che quasi si nota a fatica. L’interno è anch’esso ristrutturato ma è stata ricreata ad arte l’atmosfera e l’arredamento della vecchi osteria romagnola e della drogheria. Un bel caminone affianca il banco della drogheria/bar, con vecchi arnesi per macinare il caffè, vasi di caramelle, barattoli e bottiglie allineati negli scaffali dietro il bancone, proprio come un vecchio negozio. Qualche tavolino e poi si passa nel salone adiacente, dove si evidenzia maggiormente l’aspetto di “ristorante”, luminoso e ampio, con scaffali e bottiglie di vino. Il primo impatto è davvero positivo. Il locale è molto bello, unisce l’atmosfera della vecchia osteria con l’aspetto del moderno ristorante. Una piccola critica: alcuni piatti, come i crostini iniziali ed il dolce finale, sembrano molto “standard” e preparati con prodotti forse non esattamente tipici. Diciamo che i crostini sfigurano se confrontati con il successivo raviggiolo ed il dolce poteva benissimo essere di quelli preconfezionati. Altra piccola nota: ci sono due bagni, con due porte distinte e nessuna indicazione su quale sia quello delle donne e quello degli uomini. Se lo chiedete al titolare vi sorride e vi risponde “faccia lei!”… Si può soprassedere sulla cosa considerando che i bagni sono entrambi pulitissimi. Io e la morosa abbiamo cenato qui in occasione degli ultimi due S.Valentino ed abbiamo notato qualche differenza. Un anno fa il locale era elegantissimo, praticamente frequentato da sole coppiette, con musica jazz in sottofondo, camerieri che sapevano il fatto loro e dunque ottimo servizio e grande cura nel proporre i piatti. Quest’anno, a parte il menù riproposto praticamente identico ma a prezzo inferiore, S.Valentino cadeva di sabato. Inevitabilmente la clientela è più vasta e variegata. Ne ha risentito il servizio, più approssimativo, ed anche la cura dedicata ai piatti non era la stessa. Il locale era pieno e rumoroso, con le classiche coppiette intente a festeggiare ma anche famiglie con bambini e comitive. Diciamo che un anno fa l’esperienza fu fantastica (e feci un figurone con la morosa, ve l’assicuro!), mentre quest’anno tutto era molto meno magico e raffinato, a partire da qualche pecca di troppo nella cucina. Fondamentalmente è per questo che il giudizio non è assolutamente positivo. Questa considerazione è comunque relativa ad una particolare esperienza personale che probabilmente non si ripeterà troppo spesso. Resta il fatto che è sicuramente un locale da provare. Sia per una gita con gli amici che per una cenetta intima, magari in un giorno che non sia sabato… Io ci tornerò, la morosa ha dato il suo benestare e ci manca da provare la cenetta all’aperto nella piazzetta. Ma ogni cosa a suo tempo. Intanto le quattro faccine che ridono non gliele leva nessuno. Anzi, due faccine compiaciute, una che ride ed un punto interrogativo dovuto al discorso appena fatto. Ma il giudizio complessivo è più che positivo (ed ho pure fatto la rima, tiè!) |