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martedì, 24 febbraio 2004
Nomen omen (dicevano i latini… mi pare…)
Osteria del Gran Fritto    Osteria marinara
Corso Garibaldi 41, Cesenatico (FC). Tel.0547 82474
Chiuso il lunedì. Non si accettano prenotazioni.
E’ ormai assodato che il tempo (metereologicamente parlando) è imprevedibile, non ci sono più le mezze stagioni e via discorrendo. E così succede che ai primi di febbraio ci si trovi a dover affrontare una domenica con 17 gradi, un gran bel sole ed un bel vento caldo che spazza via le foglie gialle dalle strade.
Io e la morosa decidiamo di andare a fare un bel giro, tanto per uscire di casa e sgranchire un po’ le gambe. Il problema è che molta altra gente ha pensato la stessa cosa. E così succede che restiamo imbottigliati nel traffico a Cesenatico, un po’ perché per le vie del centro ci sono molti cantieri aperti e gli automobilisti più sprovveduti smarriscono presto la strada, un po’ perché la domenica ormai tutti si sentono in dovere di tirare fuori la macchina dal garage, anche gente che la guida una volta alla settimana e si trova ormai in netta difficoltà quando deve affrontare diavolerie moderne come le rotatorie o i dossi rallentatori.
Ma non è di questo che devo parlare.
Succede allora che per consolarci di questo caos domenicale decidiamo di concederci una cenetta veloce in uno dei locali più rinomati tra quelli che si affacciano sul porto canale di Cesenatico. Il posto: L’Osteria del Gran Fritto nasce da una costola del più famoso ristorante La Buca. I due locali sono adiacenti, il proprietario è il medesimo ma seguono due filosofie diverse nelle proposte culinarie.
Mentre La Buca è il classico ed elegante ristorante di pesce per cene importanti, l’Osteria si propone come locale informale ed allegro, con poche proposte alla carta ma tutte sfiziose, in grado di soddisfare anche chi vuole ordinare un semplice fritto misto ed accompagnarlo ad un bicchiere di vino.
L’ambiente è accogliente, un’unica sala con una cinquantina di coperti (è impossibile prenotare), sedie e tavoli vecchio stile ma molto colorati, pareti interamente colorate di bianco, blu ed azzurro a ricordare il mare e la spiaggia.
Ci accomodiamo al tavolo, apparecchiato con due semplici fogli di carta gialla, due bicchierini di vetro spesso da osteria e due calici da vino (bianco). Ecco, forse i tavoli sono un po’ troppo appiccicati ma probabilmente anche questo fa parte dello spirito del locale. D’altra parte chi cerca qualcosa di più raffinato ed elegante si dirige direttamente al ristorante di fianco. Cosa si mangia: Il menù è già sul tavolo, sotto forma di foglio stampato ricoperto da busta di plastica trasparente idrorepellente. Come detto, poche le proposte ma tutte sfiziose, dal “risotto alla moda di una volta” alle vongole alla marinara ai monfrigoli in brodo di seppia. E poi spiedini e qualche proposta di pesce alla griglia, sfiziosità come verdurine, mozzarelle e cremini fritti. Ma, come si può evincere dalla mia patetica citazione del titolo, la parte del leone la fa ovviamente il fritto di pesce, misto, di gamberetti, di totani, di calamari, di pesce azzurro (in stagione). E poi una bella scelta di dolci, con proposte allettanti e non banali accanto ai solito immancabile sorbetto. Buona scelta di vini (ovviamente tutti bianchi) con la possibilità di gustarli anche al calice a seconda delle proposte del giorno.
Noi cominciamo con le vongole alla marinara, ottime e saporite il giusto. Il piatto arriva in tavola già con una fetta di pane immersa nel sugo delle vongole, come a lasciar intendere che possiamo tranquillamente fare la “scarpetta” senza timore alcuno. Molto gentili! Proseguiamo poi con il fritto di calamari e gamberi, saltando i primi (abbiamo spiato il piatto di fritto del tavolo vicino constatandone le abbondanti dimensioni…) e qui comincia lo spettacolo: ci viene servito un piattone di fritto dorato, croccante, cotto a puntino, appena appena unto, rigorosamente da gustare senza limone (già nel menù si pregava il cliente di non “rovinare” il fritto inondandolo di limone). Il miglior fritto misto che io ricordi. Fantastico. E poi assolutamente abbondante, servito su di un foglietto di carta oleata appoggiato sul piatto, anche bello da vedere e ancora meglio da gustare. E miracolosamente leggero! Confesso di essermene mangiato anche un po’ di quello della morosa (me lo ha chiesto lei, giuro! Non riusciva a finirlo ed io ero in preda ad una trance culinaria inarrestabile, così…) e non ho patito conseguenze alcune al mio povero stomaco, tra l’altro disturbato da un bicchiere di Vermentino di Gallura che non era niente male.
Chi ci ha servito: In un locale che si proclama “osteria” ci si potrebbe aspettare un servizio magari approssimativo e non prontissimo. Qui invece il servizio è praticamente quello del ristorante La Buca, cioè attento, veloce, quasi elegante. Forse anche troppo formale per il tipo di locale. Ma assolutamente efficiente, c’è poco da dire.
In sala si aggirano un ragazzo, una signora dalla chiacchiera pronta che ci vuole vendere a tutti i costi i propri dolci (è chi ce la fa più dopo quel fritto?) e un tipo più attempato che per tutta la sera non ho visto far altro che servire limoncello e poco altro.
Particolare curioso: alcuni cartelli alle pareti invitano i clienti moderare il fumo di sigaretta ed a non accendere nemmeno pipe e sigari. Il fumo impedirebbe di gustare adeguatamente i piatti dell’osteria. E sul menù si prega di non rovinare il fritto sporcandolo con il limone, rispettando la cucina che si impegna a servire un fritto croccante e non unto, già perfetto di per se. Ed allo stesso modo la presenza di vini al calice viene giustificata dal fatto che il locale non serve finto “vino del contadino” in caraffa.
Piccoli accorgimenti che fanno capire come il locale persegua una propria filosofia “forte” (con una certa ortodossia nell’applicarla) Quanto si spende: Anche i prezzi sono interessanti, lievemente sotto la media dei ristoranti di pesce ma in fin dei conti non proprio economici. Due vongole alla marinara e due fritti, acqua, due bicchieri di Vermentino e due limoncelli spendiamo 53 euro, poi ridotti a 50 dalla signora che ci porta il conto. Non mi sento di dire che sia un prezzo economico ma in fondo ho mangiato veramente bene. Mi è piaciuto: Il fritto, un capolavoro assoluto. Ed anche il locale e la sua filosofia, con pochi piatti selezionati e largo spazio al fritto ed alle sfiziosità. E poi lo sconto di 3 euro non è da disprezzare, quando spesso c’è chi non ti lascia nemmeno 10 centesimi. Non mi è piaciuto: Veramente poco, forse i prezzi che per un’osteria potrebbero essere più contenuti. D’altra parte il fritto è il piatto più costoso ma per quantità e qualità si fa abbondantemente perdonare! Il mio giudizio: Un nome, un destino. Bel locale, con una cucina semplice basata su poche proposte ma ottimamente realizzate, con uno spettacolare fritto sopra a tutti e tutto, che non a caso da anche il nome al locale stesso.
Adatto per una cena ed anche per uno spuntino veloce o per uno sfizio accompagnato da un bicchiere di vino.
Attualmente uno dei migliori fritti di pesce (forse anche IL migliore) che abbia provato a Cesenatico e dintorni. Spesso è piuttosto affollato e, non potendo prenotare, non è sempre agevole trovare posto. Ma vale la pena di attendere qualche minuto, il fritto rimetterà tutto a posto!
By: Klaudio | 23:54
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venerdì, 20 febbraio 2004
7. Chi la dura la vince…
Mafalda  Trattoria tipica
Poggio di Ancona, 72/b. Tel.071/2139024.
Dopo la fantastica domenica passata in giro tra Ancona e l’entroterra marchigiano a testate un po’ ovunque gli effetti del simpatico black out nazionale (ovviamente la zona delle Marche è stata una delle ultime in Italia a ricevere nuovamente la luce), siamo infine giunti all’ultima serata del nostro weekend. Va bene, è lunedì sera ma l’avevo detto che ci siamo concessi un weekend allungato, no?
Torniamo sulla strada che collega Ancona al Conero e decidiamo di ripassare dalle parti di un piccolo paese, Poggio. Il giorno prima, alla disperata ricerca di una scodella di minestra e di un tozzo di pane, siamo passati di qui (è necessaria una piccola deviazione dalla statale ma ci sono adeguate indicazioni) ed eravamo rimasti favorevolmente colpiti dalla trattoria Mafalda. Tuttavia il cameriere ci aveva gentilmente bloccati sulla porta spiegandoci che il locale era pieno. D’altra parte lo si capiva già da fuori, il posto non è altro che una casetta bianca con all’interno una quarantina di coperti ad esagerare.
Però io e la morosa abbiamo la testa dura e la sera dopo decidiamo di ritentare, in fin dei conti è un lunedì sera e mica tutti usciranno a cena!
Il posto: Come detto, la trattoria è una piccola casetta, con sobrio arredamento in legno, un piccolo bancone all’ingresso e poco altro, giusto la credenza per riporre le posate ed i (pochi) vini in bottiglia e le porte del bagno e della cucina. Ci sediamo proprio di fianco a questa e possiamo gustarci gli odori che fuoriescono dalla porta. L’aria è da trattoria di quelle di una volta, dall’amorevole conduzione familiare.
Cosa si mangia? : Siamo colpiti dal menù, che è limitato ma offre sia carne che pesce (siamo in mezzo alle colline ma il mare è a poche centinaia di metri, in effetti); questa in effetti è una delle caratteristiche di molte trattorie della zona del Conero. Mentre altrove i piccoli locali a conduzione familiare sono per lo più specializzati in qualcosa, qui ti offrono indifferentemente carne e pesce.
Noi scegliamo la carne, e cominciamo con i classici crostini (anche questi con sapori prevalentemente di terra) e poi passiamo alla altrettanto classica grigliata. Molto buona, ma notevole soprattutto la gigantesca fiamminga di patatine fritte croccanti e perfette che ci viene servita come contorno. A dire il vero viene servita una decina di minuti prima della grigliata ed un poco si fredda, ma le patate sono talmente tante che l’attesa della grigliata non è poi così sfiancante… Chi ci ha servito: Il menù ci viene recitato dal cameriere, un tipo che ogni due parole trova modo di infilarci una battuta ed incredibilmente riesce a non essere antipatico o noioso. Gentilissimo, riesce a metterti a tuo agio ed in 5 minuti di chiacchiere si è già informato su chi siamo, da dove veniamo e perché siamo lì. Ed inoltre ci riconosce anche, ricordandosi che il giorno prima non ci aveva potuti far accomodare nel locale pieno. Quanto si spende? Conto giusto, sui 15 euro a testa. Per quello che abbiamo mangiato va più che bene. Mi è piaciuto: Il cameriere, il locale e l’ambiente sono davvero accoglienti. E poi si mangia bene. Nulla di clamoroso ma ottima cucina casalinga. E devo menzionare un ottimo liquore cremoso al basilico che ci viene servito a fine cena. Davvero buono e particolare, tanto che il cameriere si rifiuta gentilmente di svelarci la ricetta, in quanto è un segreto di famiglia! Non mi è piaciuto: Poco, in verità. Magari il bagno non è esattamente lussuoso… Il mio giudizio: Bel posticino, perso sulle colline e tranquillissimo. La classica trattoria dalla cucina affidabilissima e tipica regionale. Di quelle dove si portano gli amici che vengono da fuori con la scusa di farli mangiare bene e spendere poco.
By: Klaudio | 00:33
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mercoledì, 18 febbraio 2004
6. Appuntamento al buio
Da Giustina   
Ristorante
Statale del Conero, Sirolo (AN). Tel. 071/9330802.
Una tranquilla domenica di fine settembre. Io e la morosa ci svegliamo di buon umore e dalle finestre della nostra camera nel ridente paesello di Sirolo possiamo constatare che l’autunno è ormai arrivato: cielo plumbeo e bei nuvoloni all’orizzonte, il tutto con un contorno di pioggerellina intermittente. E pensare che due giorni fa eravamo in spiaggia… Fa niente, per oggi ci dedicheremo al turismo e andremo a fare un giro ad Ancona, qualche km più a nord di Sirolo, città che ne io ne la morosa abbiamo mai avuto modo di vedere.
Una rapida capatina in bagno ed abbiamo modo di constatare un’altra cosa: non c’è la corrente elettrica. E’ una scocciatura ma a volte capita che al mattino venga tolta per qualche lavoro sulla linea. Anche se oggi è domenica, strano…
Passiamo oltre e decidiamo di andare a fare colazione in qualcuno dei bar della bella piazzetta di Sirolo. Giunti sul posto notiamo con disappunto che tutto il paese è al buio. Nemmeno una lampadina accesa. Nessuno ha la corrente elettrica, tanto meno i bar e quindi addio caffè e cappuccini.
La cosa comincia a puzzare. Ma possibile che tutta la zona del Conero sia al buio? Va bè, non ci scoraggiamo e decidiamo di proseguire con il nostro programma, dirigendoci verso Ancona. Mentre percorriamo in auto la statale che costeggia il monte Conero ci consoliamo della mancata colazione godendoci gli splendidi panorami. In fondo se proprio vogliamo un caffè ad Ancona troveremo un bar dotato di corrente elettrica e macchina da caffè funzionante. Senza pensarci accendiamo la radio ed il GR ci da l’incredibile notizia: tutta l’talia è al buio, black out totale su tutta la nazione (Sardegna esclusa, fortunelli…). Ebbene sì, è proprio quella incredibile domenica 28 settembre 2003 in cui un albero svizzero ha deciso di cadere sui fili che portano la corrente in Italia, danneggiandoli e lasciandoci tutti al buio (quella dell’albero è la più bella scusa che potessero inventare, talmente improbabile che potrebbe anche essere vera!).
Tralascio ora la nostra odissea in giro per Ancona, città che non conoscevamo affatto, e su come abbiamo fatto a districarci nel centro cittadino tra automobilisti infuriati e semafori spenti. Vi basti sapere che non siamo nemmeno riusciti a trovare un posto dove mangiare (perfino McDonalds si era arreso al black out). Torniamo dunque verso Sirolo, è ormai l’una del pomeriggio e finalmente troviamo posto da Giustina (a pochi passi dall’affittacamere dove dormiamo, dopo che abbiamo girato tutta la mattina come degli idioti). Il posto: Il locale è abbastanza anonimo visto dall’esterno. Una edificio che pare una normale casa bifamiliare, un parcheggio sterrato attorno alla suddetta casa, gremito di auto. Le indicazioni per l’ingresso ci portano a fare il giro della casa e qui scopriamo un’inaspettata veranda, molto ampia e luminosa, circondata da piante e alberi. All’interno arredamento sobrio ed ambiente tranquillo. C’è parecchia gente, in prevalenza famiglie che fanno un bel pranzo domenicale e anche qualche tavolata che festeggia una cresima ed un’anniversario di matrimonio. Ovviamente anche qui non c’è l’ombra di energia elettrica.
Cosa si mangia? : Un cameriere gentilissimo ci fa accomodare e ci porta il menù, prevalentemente di pesce ma con parecchie proposte di carne. Ci rassicura dicendoci che possiamo ordinare quello che vogliamo nonostante l’ora (è l’una e mezza di pomeriggio) tanto la cucina lavorerà fino a pomeriggio inoltrato a causa delle tavolata che festeggia l’anniversario. Ma ci confessa anche che l’assenza di energia elettrica ha messo fuori uso friggitrici e forni elettrici, dunque niente fritture e grigliate di pesce. Poco male, ci rifaremo con qualcos’altro. Il cameriere ci consiglia l’antipasto misto caldo e freddo e non ci facciamo pregare. Poi optiamo per le Chitarrine alla Giustina.
L’antipasto è ottimo, tutti i tipi di molluschi e granchietti e gamberetti e gamberoni in tutte le salse sfilano sulla nostra tavola, e per giunta in quantità più che soddisfacente. Tutto ottimo, tranne un’inquietante mollusco simile ad una specie di ostrica gigante he a me fa impressione al primo sguardo. Lo cedo gentilmente alla morosa che pare gradirlo, anche se con qualche riserva… Saremmo quasi già sazi, ma ecco che arrivano le chitarrine, una specie di spaghettoni fatti a mano più rustici e delicati, con un sugo di pesce da antologia. Ci vengono serviti in una fiamminga e ce ne sono talmente tanti che si mangerebbe in quattro, anche perché oltre al sugo nel fondo della fiamminga c’è un bello strato di gamberi e pesci assortiti. Veramente ottimo!
Dopo tutto ciò alziamo bandiera bianca e ci concediamo solo un sorbetto al limone. Chi ci ha servito: Il cameriere che ci ha servito aveva l’aria stanca, probabilmente il black out ha provocato qualche disagio al locale e c’è stato da correre. Tuttavia si è dimostrato gentilissimo e si è anche fermato un momento a spiegarci gli accorgimenti adottati dalla cucina per sopperire alla mancanza di grigliate e fritti misti che avrebbe fatto infuriare le tavolate che avevano prenotato una settimana prima. Quanto si spende? In due abbiamo speso 36 euro, senza vino. Prezzo ragionevole, ed abbiamo mangiato veramente tanto.
Mi è piaciuto: Il cibo, nulla di trascendentale o particolarmente raffinato ma tutto ottimo e ben presentato. E la gentilezza del cameriere, in una giornata sicuramente difficile. Non mi è piaciuto: Il black out. Ma non è colpa del locale, nonostante qualche idiota abbia trovato modo di lamentarsi con i camerieri.
Il mio giudizio: Locale anonimo nell’aspetto, si riscatta per la cucina assolutamente all’altezza. Non raggiunge livelli di raffinatezza eccezionali ma riesce a soddisfare tutti i palati (ed anche gli stomaci più esigenti!). E’ molto frequentato dalla gente del luogo e metà prediletta per comitive numerose, ma mantiene un’atmosfera rilassata e non c’è troppo caos in sala. Un ristorante di sicuro affidamento.
Magari se ripasso di qua e c’è l’energia elettrica posso anche provare il fritto misto…
By: Klaudio | 00:30
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martedì, 17 febbraio 2004
5. Fritto Mistico
Da Marino   Ristorante con cucina marinara.
Via Litoranea 3, Numana (AN). Tel. 071/7360111.
Dopo la breve parentesi “pappardelle e cinghiale” il nostro weekend nel Conero prosegue con una cenetta (l’ennesima) questa volta a base di pesce. Decidiamo di seguire il consiglio di un amico di queste parti e andiamo a colpo sicuro da Marino.
Il posto: Marino è uno dei tanti ristoranti che punteggiano il lungomare tra Numana e Marcelli. E come tutti i suddetti non è altro che uno stabilimento balneare un poco ampliato e adattato a ristorante. E’ un po’ come se lungo la riviera romagnola durante l’inverno i bagni chiusi si riciclassero come pub e ristoranti.
Da questa premessa si può già evincere come non ci si debba aspettare un luogo troppo chic e raffinato. D’altra parte qui non si punta su queste caratteristiche, è evidente. Insomma, va bene che ce l’hanno consigliato ma quando arriviamo l’impatto non è dei migliori. Il locale si trova al piano terra di un edificio non troppo nuovo, con una bella veranda che per la stagione fredda è stata chiusa con plexiglass e intelaiature di legno e nylon. Dentro c’è una bella serie di tavoli di plastica con relative sedie di plastica, proprio come quelle che si usano in giardino. Anche le dotazioni di posate e bicchieri sono piuttosto spartane.
E’ sabato sera, quando entriamo il locale è vuoto (come ci è spesso capitato da queste parti nelle sere precedenti) ma ci viene chiesto se abbiamo prenotato. Sorpresi rispondiamo di no. Il ragazzo che ci ha accolto si consulta con i suoi colleghi e poi ci tranquillizza dicendo che un posticino ce lo trova. Infatti ci fa accomodare in un tavolo (sempre di plastica con relative sedie di plastica). Io e la morosa ci guardiamo inquieti: ma chi deve arrivare? E’ tutto prenotato?
Come per magia infatti cominciano ad affluire nel locale frotte di famiglie, coppie, nonni, bimbi, zie e grupponi di persone. Non avevamo considerato che forse anche gli indigeni il sabato sera si concedono una cena fuori… Comunque dopo 15 minuti che siamo seduti il locale è letteralmente stipato di gente, con relativo caos e chiacchierio di sottofondo. Si insinua in noi il dubbio che forse il posto è di quelli rinomati, almeno tra il popolo delle tavolate tra parenti ed amici, non certo tra quello delle coppiette in cerca di nouvelle cuisine. Cosa si mangia? : Nonostante la ressa veniamo serviti con velocità. Due precisazioni: si mangia solo pesce e non esiste menù stampato su carta. La cameriera, una ragazza di colore, ci spiega che hanno di tutto. Semplice… E adesso cosa prendiamo? Comunque ci orientiamo a caso su di un antipasto di vongole con brodetto di cozze, poi puntiamo diritti su un grande classico che in questi giorni di abbuffate ci era mancato, ovvero il fritto misto.
L’antipasto è davvero buono ed abbondante, ma niente in confronto al fritto! Ben cotto, croccante e saporito, una delizia che, nonostante la porzione generosa, finisce troppo presto. Un’esperienza ultraterrena! Avremmo preso anche qualcos’altro ma i nostri stomaci alla fine ci hanno implorato di risparmiarli. E poi c’era da smaltire la bottiglia di verdicchio con cui avevamo accompagnato il fritto, quindi meglio alzarci da tavola… Chi ci ha servito: La ragazza di colore di cui sopra. Veloce, certo, ma avevamo qualche difficoltà a capire il 70% di quello che ci ha detto. Va bene l’integrazione, ma studiati un po’ l’italiano. E poi un altro cameriere, al quale abbiamo chiesto il conto. Gentilissimo, ogni 3 minuti passava dal nostro tavolo dicendo che tra pochi minuti ci avrebbe portato l’agognato conto. Peccato che sia passato una decina di volte. Alla fine ci siamo alzati ed abbiamo chiesto il conto alla cassa, altrimenti probabilmente eravamo ancora lì. Infatti, giunti alla cassa, una signora in fila come noi per chiedere il conto ci conferma che abbiamo fatto bene a non aspettarlo al tavolo, tanto il sabato sera c’è una gran folla di gente ed i camerieri sono in tilt. A saperlo prima… Quanto si spende? Circa 26 euro a testa, non poco ma c’è da considerare anche la bottiglia di vino (non tra le più costose, comunque). Non economico, ma la cucina li vale. Mi è piaciuto: Il fritto! Il fritto! Il fritto! Non mi è piaciuto: Il locale potrebbe essere più accogliente, ma probabilmente è una scelta. Pochi fronzoli e tutta sostanza. Dimenticavo, il bagno è fuori. Bisogna uscire dal locale (e se piove?), fare qualche decina di metri e poi finchè non si arriva alla fila di cabine che d’estate vengono utilizzate come spogliatoi e bagni per i clienti della spiaggia. Il bagno è anche moderno e pulito, ma è sempre una cabina della spiaggia lontano dal locale! Il mio giudizio: Il locale è approssimativo, poco allettante quando lo si vede da fuori (non troppo da fuori, perché dalla strada è quasi invisibile) e molto spartano all’interno. E poi è meglio se non vi scappa di andare in bagno quando fuori fa brutto tempo. Insomma, si può trovare di meglio. Tuttavia la cucina merita davvero, e non mi sento di non consigliarlo a chi vuole concedersi una bella mangiata di pesce (mi raccomando il fritto…)
By: Klaudio | 00:42
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domenica, 15 febbraio 2004
4. Basta mare, andiamo in montagna
Antica Taverna del Monte   Trattoria tipica
Fraz. Massignano, 3 (AN). Tel. 071/2800509.
Una delle cose belle della riviera del Conero e zone limitrofe è che si può mangiare pesce in quantità in ogni locale, trattoria e pizzeria che si incontra sul proprio cammino e senza spendere un capitale, anzi spesso la spesa è davvero contenuta.
Però dopo qualche giorno, inevitabilmente per un carnivoro come il sottoscritto, la voglia di qualcosa di più tradizionale e legato alla cara vecchia terra si fa sentire. Ed allora io e la morosa ci siamo gettati alla ricerca di qualche trattoria tipica, magari fuori dalle rotte turistiche.
Il posto: Ed eccoci capitati all’Antica Taverna del Monte. Percorrendo in direzione Ancona la statale che costeggia il monte Conero si trova questa deviazione per la frazione di Massignano, arroccata su di una collinetta. Si lascia la strada principale, qualche decina di metri di salita ripidissima e si è già nel centro del paese (anche se non si può in effetti fare una distinzione tra centro e periferia, essendo Massignano composta da quattro case e una chiesa).
Il luogo già mi ispira, si insinua in me quella tipica e sottile sensazione di aver scovato un posticino di quelli buoni… Vedremo se le mie sensazioni saranno confermate.
Insomma, si parcheggia e si scende una scalinata, si entra in una porticina e si aspetta. Questo perché per cinque minuti nessuno si fa vivo nei pressi del bancone del bar. Aspettiamo fiduciosi, anche perché nei dintorni non abbiano notato altri posti dove mangiare e di arrivare fino ad Ancona non ne abbiamo proprio voglia. Finalmente il padrone di casa/barista/cameriere/proprietario spunta da una porticina e ci fa accomodare nell’unica saletta del locale. Ci siamo solo noi ed un tizio che guarda il Telegiornale. L’ambiente è tipo “sala da pranzo della zia”, pochi tavoli, bicchierini da osteria, pareti rivestite di legno ed un balconcino con una bella veduta del monte Conero. Il tutto senza pretese, ma accogliente. Cosa si mangia? : Una rapida occhiata al menù, tipicamente da osteria e comunque scritto su alcuni fogli di carta oleata (chissà perché me lo aspettavo recitato a voce). Non c’è troppa scelta, ma le poche proposte sono tutte allettanti. Ed allora crostini misti, tagliatelle alla lepre per la morosa e gnocchi al ragù d’anatra per me.
Nella media i crostini, comunque con sapori molto decisi, ma spettacolari i primi! Davvero buoni gli gnocchi con l’anatra, e poi le porzioni sono davvero abbondanti (i primi vengono serviti in una piccola fiamminga di ceramica e la quantità di una singola minestra basterebbe tranquillamente per due persone). Anche per questo ci fermiamo qui, altro non ci sta e poi i dolci non sembravano particolarmente sfiziosi, quindi basta (io a dire il vero un digestivo l’avrei anche preso ma poi la morosa mi ha fatto notare che dovevo guidare… che farei senza di lei!) Chi ci ha servito: Abbiamo visto solo il tizio di cui sopra. Ci ha accolto lui, ci ha fatti accomodare, ci ha servito e ci ha presentato il conto. Non aveva un’aria particolarmente allegra ma è stato gentile. In cucina doveva esserci qualcun altro ma non ho avuto modo di sbirciare (mi piace pensare che ci fosse la classica nonnina intenta a tirare le tagliatelle con il matterello…) Quanto si spende? Crostini e primi per due persone (+ acqua) ci sono venuti a costare 22 euro. Una sciocchezza se paragonata alla quantità e bontà anche solo degli gnocchi che mi sono sbafato! Mi è piaciuto: Il locale nella sua semplicità è accogliente, con un’atmosfera molto rilassata. La cucina è tipica e non presenta nulla di speciale o chissà quali raffinatezze ma è tutto ottimo ed i prezzi sono veramente onesti. Non mi è piaciuto: L’entrata del locale è un po’ anonima. E poi, se avessimo avuto veramente fame probabilmente ce ne saremmo andati dopo l’attesa iniziale.
Il mio giudizio: Trattoria tipica marchigiana, la cucina è schiettamente di “terra” e pare che il mare non sia nemmeno ad un paio di chilometri com’è in realtà. Tutto buono e genuino. Sembra una frase fatta ma questo è il classico posto dove si riesce a mangiare bene, mangiare tanto e spendere poco. E’ un peccato che difficilmente ripasserò da queste parti perché i secondi presenti nel menù erano da provare (grigliate di tutti i tipi e soprattutto cinghiale, lepre e capriolo in tutti le salse)… ma chissà…
By: Klaudio | 13:44
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martedì, 10 febbraio 2004
3. Un pranzetto in riva al mare
Eugenio 
Ristorante di pesce.
Via Litoranea, Numana (AN).
Una splendida giornata di sole. Di quelle che capitano a fine settembre, quando meno te l’aspetti. Il sole è allegro, non esagerato, ti fa stare bene senza essere insopportabile come ad agosto. Ed allora eccoci in spiaggia. La spiaggia di Numana, così diversa dalle spiaggia sabbiosa a cui siamo abituati. Io e la morosa rimaniamo favorevolmente sorpresi dalla comodità delle spiagge di ghiaia. Ok, magari i sassetti sono un po’ fastidiosi sotto i piedi ma non diventano bollenti come la sabbia e soprattutto non ti si attaccano dappertutto come la sabbia.
Insomma, passiamo una mattinata gradevolissima nella spiaggia, semi deserta e tranquillissima, a crogiolarci sotto il sole peggio di due lucertole. Ed a mezzogiorno la fame, puntuale, fa capolino.
Questa volta non dobbiamo fare nemmeno troppa strada. Il litorale di Numana è punteggiato da stabilimenti balneari, come la cara vecchia costa romagnola del resto, con la differenza che qui a fine settembre la stagione è già finita e sono praticamente tutti chiusi. Almeno per quel che riguarda la loro funzione di “bagni” tradizionali. Infatti ogni stabilimento balneare è anche un ristorante vero e proprio e questo fa sì che in pochi km di strada litoranea si possano contare una decina di ristoranti aperti sia a mezzogiorno che di sera.
E così raccogliamo le nostre cose, le portiamo in auto, ci diamo una sistemata e scegliamo uno di questi ristoranti (criterio di scelta: il più vicino), ovvero “Eugenio”. Il posto: Come detto qualche riga sopra, il locale è al primo piano di quello che d’estate è uno stabilimento balneare. Si accede dalla strada e si entra subito nell’unico ambiente, una bella sala luminosa e spaziosa. A dire il vero, da fuori l’impressione non è delle migliori, a parte l’insegna che indica il ristorante il resto del posto ha proprio l’aspetto di un tipico stabilimento balneare e nemmeno di quelli più all’avanguardia. Ma quando si entra è un’altra storia: arredamento sobrio ma molto carino, con tavoli ben apparecchiati e sedie di vimini (comunque robuste, hanno resistito a tutti i miei involontari tentativi di distruggerle) e soprattutto una splendida vista sul mare limpidissimo. Come la sera prima in una vicina pizzeria la gente è pochissima. Siamo unici forestieri, oltre a noi un tavolo con due uomini che mangiano e guardano il TG5 ed un’altra persona che pranza da sola leggendo il giornale. Non il massimo dell’allegria ma la tanto per i primi 10 minuti guardiamo solo il mare davanti a noi.
Cosa si mangia: Solo pesce. Il menù è classico e si può trovare tutto quello che si cucina con il pesce (tutto fresco, ovviamente). Noi ci dedichiamo ad antipasti di cozze e vongole, poi uno spaghetto alle vongole per la morosa (ha una certa tendenza alla monotonia, a tavola) e chitarrine agli scampi e zucchine per me. Forse qualche pizzico di sale qua e là non avrebbe guastato, ma in fondo era tutto molto gradevole. Chi ci ha servito: Un cameriere di mezza età, che non ha spiccicato parola oltre alle poche necessarie per comunicare con noi, ed una cuoca/cassiera ancor più taciturna (un solo “ciao” quando ce ne siamo andati). Per carità, non che siano scortesi questi numanèsi (numanàti? numanòidi?) ma sicuramente non ti fanno troppe feste… Quanto si spende: Il giusto, 13 euro a testa (solo acqua, niente vino). Mi è piaciuto: Il locale non impressiona visto da fuori, ma all’interno si rivela carino. E poi quell’incantevole vista sul mare! (va bene, tanto la vista sul mare ce l’hanno tutti i locali sul lungomare, ma a noi che non abbiamo mai visto niente è piaciuto un sacco)
Non mi è piaciuto: Per andare in bagno occorre scendere al piano di sotto da una scala piuttosto improvvisata e ripida. Ed una volta di sotto l’ambiente non è dei più moderni. Pulito, per carità, ma qualche tocco raffinato in più non farebbe male. Il mio giudizio: Posto perfetto per un pranzo tranquillo, spendendo il giusto. E mangiando bene, senza pretendere nulla di eccezionale. Magari d’estate è anche allegro, con qualche turista in più.
By: Klaudio | 23:36
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2. Il lungomare della desolazione
Casa Bianca Ristorante pizzeria
Via Litoranea 4, Numana (AN). Tel. 071/7390365.
www.ristorantecasabianca.com
Dopo una giornata di svagato turismo lungo la riviera tra Sirolo e Numana decidiamo di concederci una meritata pizza (e capirai…) e ci fermiamo in una pizzeria sul lungomare tra Numana e la vicina Marcelli. Due parole sul lungomare: completamente diverso dall’idea che un romagnolo ha del lungomare, qui al posto di hotel e sale giochi ci sono le colline e la vegetazione. Al posto della sabbia c’è la ghiaia e gli stabilimenti balneari sono piccoli e lontani parenti dei rumorosi discopub-winebar-caffetterie che sono diventati i bagni tra Rimini e Cervia.
Quasi quasi preferisco questo tipo di lungomare, sicuramente più tranquillo ed a misura d’uomo (gli stabilimenti balneari sono più a misura di turista). Tutto ciò è sicuramente apprezzabile se non che, in un qualsiasi giovedì sera come quello in cui noi ci rechiamo alla pizzeria Casa Bianca, lungo la strada e per un paio di chilometri non c’è anima viva. Sembrerebbe uno scenario post-atomico, se non ci fossero le insegne luminose dei ristoranti di pesce che punteggiano la strada. Il posto: A dispetto del nome la pizzeria in questione non ha nulla a che vedere con l'omonima residenza presidenziale statunitense (per come la penso a proposito basta dare un'occhiata in fondo al blog...) ma è un locale ampio, dallo stile moderno ed accogliente. Niente di memorabile, con qualche separè e parete mobile per frazionare lo spazio altrimenti troppo vasto e dispersivo. Qui finalmente incontriamo qualche coppia che cena silenziosamente (mai fare troppo casino, che magari poi l’atmosfera si ravviva eccessivamente). Cosa si mangia : Rincuorati dalla vista di altre forme di vita umanoidi, vagliamo le proposte del menù, con l’immancabile selezione di piatti di pesce. Ma qui, a differenza che in altri posti, viene dato ampio risalto anche alla pizza. Ed è questa che scegliamo. Da qui in poi ho un vago ricordo di quello che abbiamo mangiato, segno che la pizza non era male ma nemmeno memorabile… Chi ci ha servito: Un cameriere di colore, alto e largo come un armadio e dall’aria piuttosto torva (che sia lui il colpevole della sparizione di tutta la gente?). Comunque è veloce gentile.
Quanto si spende: Il giusto, nella media di una qualsiasi pizzeria. Mi è piaciuto: Ehm, aspettate che ci penso meglio…. Non mi è piaciuto: No, non mi viene proprio in mente nulla… Il mio giudizio: Va bè, come locale è nella media. Sicuramente ci è sembrato il più carino e moderno tra tutte le pizzeria del lungomare (escluso il centro di Marcelli), almeno è spazioso e luminoso. Se proprio avete fame ci si può fermare, se poi pretendete un po’ di vita ed emozioni magari cercate qualcos’altro…
By: Klaudio | 00:50
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domenica, 08 febbraio 2004
1. Bello il panorama, ma io ho fame...
il Grottino   Osteria e ristorante con cucina marinara
Vigolo del Cerusico 9, Sirolo (AN). Tel. 071/9331218.
Comincia da qui il racconto di un weekend “allungato” che io e la morosa abbiamo trascorso nel Conero, tra Sirolo e Numana, nello scorso mese di settembre. Il tempo, dal punto di vista meteorologico, non è stato dei migliori ed allora non resta, a volte, che dedicarsi ad un sano turismo enogastronomico… (tutte scuse, in realtà quando siamo in giro pensiamo sempre a mangiare).
Prima giornata a Sirolo, incantevole borgo a picco sul mare. Molto caratteristiche le basse casette in pietra bianca del corso principale, che sfocia in una bella piazzetta dal panorama incantavole, che spazia dal vicino Monte Conero al mare di un verde smeraldo abbagliante. Però, dopo essere rimasti incantati dal panorama che si gode dalla piazzetta ci siamo subito guardati attorno per capire dove potessimo andare a mangiare (lo so, siamo inqualificabili) e la scelta si è rivelata piuttosto vasta. Il centro di Sirolo, da brava località turistica, è ben fornito di osterie e ristoranti per tutti gusti e tutte le tasche. Noi abbiamo scelto il Grottino, a due passi dalla piazzetta.
Il posto: Quindi basta allontanarsi appena dalla balconata panoramica e ci si imbatte in questa piccola osteria. Basta scendere pochi gradini ed entrare nell’unico ambiente che costituisce l’osteria, con pareti in muratura e soffitto a volta. In effetti, l’aspetto è quello di ristorante, anche abbastanza elegante (senza strafare, ovviamente) e comunque l’impressione è quella di un locale molto ben tenuto e curato nei dettagli, con tavoli ben apparecchiati e pulitissimi, mensole alle pareti con prodotti locali tra cui le onnipresenti bottiglie di Rosso Conero e Verdicchio. Per il resto il locale è molto intimo, pochi tavoli per una quarantina di coperti, un bancone in fondo alla sala e la porta della cucina sullo sfondo. Poca gente al nostro arrivo, un solo tavolo con 5 uomini che si stanno abbuffando con un menù completo di pesce (tipico pranzo aziendale a spese della ditta, direi). Cosa si mangia? : Il menù è prevalentemente di pesce, come nella quasi totalità dei locali della zona. Poche proposte ma stuzzicanti. Colpisce subito l’abbinamento, più volte riproposto dal menù, tra pesce e prodotti di “terra” come funghi e tartufo. Ed infatti proviamo subito i crostini, molto sfiziosi e saporiti, con gamberetti, funghi, olive, salsa tartufata e verdure varie. Alcuni forse un po’ troppo piccanti, ma gradevoli. Ci limiteremo poi al primo, e la scelta ricade su dei curiosi Maltagliati al tartufo e scampi. I nostri dubbi vengono subito fugati da un bel piattone di questi triangolini (o trapezini?) di pasta all’uovo con un condimento di gamberettini e salsa al tartufo, veramente buoni e gustosi. La porzione si rivela veramente abbondante ed anche un poco pesantoccia da digerire, anche per questo ci limitiamo e questi primi e non andiamo oltre. Fortuna che a pochi passi ci sono le panchine della piazzetta… nella speranza che il panorama possa conciliare la digestione.
Chi ci ha servito: Nella sala si aggira un unico cameriere. Anzi, sembrerebbe essere anche il proprietario o giù di lì, visto che sembra più adattarsi al ruolo che farlo per vocazione (niente dito nella minestra, comunque). Comunque cordialissimo, anche se silenzioso.
Quanto si spende: Per tutto ciò il conto ammonta a 33.20 euro, più che accettabile considerato che quello che abbiamo mangiato era tutto buono. C’è da dire che abbiamo bevuto solo acqua (nonostante la cantina fosse abbastanza fornita) e che nel conto figura uno spettacolare coperto a 2.50 euro a testa… Mi è piaciuto: Quello che ho mangiato, non molto ma tutto buono. Il locale, intimo e caratteristico. E d’estate c’è anche la possibilità di mangiare all’aperto, praticamente nella bella piazzetta. Non mi è piaciuto: 2.50 euro di coperto? Ma dico, siamo pazzi? Il mio giudizio: Bel posticino, ottimo per posizione e piacevolmente elegante senza diventare eccessivamente impegnativo per le tasche. Sicuramente da provare se ci si trova a passare da queste parti (vale la pena solo per il panorama della piazzetta).
By: Klaudio | 14:34
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mercoledì, 04 febbraio 2004
La morosa ha sempre ragione, dovrei saperlo ormai.
La Terrazza    Ristorante pizzeria
Via Napoleone Bonaparte 50, Forlì. Tel. 0543/722813
Eccomi nuovamente in pizzeria. Questa volta ci sono stato quasi costretto; si tratta infatti della tipica rimpatriata tra vecchi amici che non si vedono da un po’. Ed allora, con la scusa di festeggiare i compleanni di qualcuno di noi, si è deciso di andare a mangiare fuori. Niente di impegnativo, una classica pizza. Alla fine, tra morose ed amici e quelli che non sono venuti e quelli che si sono ammalati all’ultimo momento e quelli che io non voglio fare tardi, ci ritroviamo comunque in 15 persone e per motivi logistici la scelta ricade sulla Terrazza.
Io non mi ero pronunciato in proposito. Non credo sia il caso, in queste occasioni, di proporre una trasferta in qualche osteria tipica sperduta tra le colline. Sicuramente si mangia meglio ma poi la metà della gente non viene. Comunque…Non ero mai stato alla Terrazza, nonostante sia uno dei ristoranti più frequentati di Forlì. Questo mi lasciava ben sperare, mica saranno tutti fessi da andare in un posto dove si mangia male. Tuttavia lungo la strada raccolgo qualche inquietante indizio: la morosa asserisce di esserci stata una volta qualche anno fa e di aver mangiato male ma non si ricorda bene anzi forse magari non era nemmeno quello il ristorante (la irrido per la sua scarsa memoria, perdonando questa sua imprecisione solo perché siamo fuori dalle zone che lei abitualmente frequenta). E poi è sabato sera, nonostante la temperatura polare qualcuno si sarà mosso da casa, temo che ci sarà un po’ di affollamento. Ma io sono un inguaribile ottimista… Il posto: Il parcheggio conferma i miei timori. E’ davvero affollato, ma un posticino per l’auto lo troviamo tutti. E nel peggiore dei casi si parcheggia agevolmente nella strada (e per i casi disperati c’è anche il parcheggio del Palafiera, basta attraversare la strada. Una lunga scala interna conduce al primo piano dell’edificio (e dove volete che sia una terrazza? Al piano terra? Per lo meno sono coerenti) ed alla prima sala. Conferma finale: il locale è davvero affollato! Arriviamo e subito scorgiamo il panico negli occhi del titolare quando gli annunciamo di aver prenotato. Seguono lunghe contrattazioni tra il titolare ed uno dei camerieri, durante le quali temiamo di non avere un tavolo che effettivamente ci aspetta, poi veniamo fatti accomodare nella seconda sala, quella che da sulla terrazza (che ovviamente è chiusa, fuori si gela). Nulla di particolare, tante tavolate di gente prevalentemente giovane e qualche pianta qua e là. La prima sala è più carina, con arredamento più elegante ed una lunga finestratura che percorre l’intero perimetro dell’ambiente. Idea carina, molti tavoli sono addossati alle finestre e ci si può godere il panorama mentre si cena, se non che il panorama consiste nell’incrocio tra via Cervese e via Punta di Ferro, con il Palafiera e la caratteristica periferia forlivese sullo sfondo…
Cosa si mangia: Di tutto, dalla carne alla pizza. E poi il menù presenta delle splendide foto di piatti di pesce che fanno gola solo a vederli. Noi scegliamo comunque la pizza, anche se oltre alle proposte classiche c’è poco altro. Pizza all’ortolana per la morosa, una misera pizza ai wurstel per me (maledetta dieta, comincio a vergognarmi…). Notiamo con terrore che tutti i tavoli attorno a noi hanno ordinato e stanno aspettando già da un po’… Ci prepariamo al peggio. Ed infatti le pizze arriveranno dopo ben 45 minuti di attesa. La cosa interessante è che arrivano al tavolo quasi fredde. L’ortolana della morosa è appena tiepida, con le verdure crude ricoperte da una folta boscaglia di rucola (praticamente immangiabile). Io vado meglio, la mia è calda ma l’irreparabile è già avvenuto: la mozzarella si è già solidificata e non fila, tanto meno fonde. Ma l’hanno ordinata al take-away ed il fattorino ha tardato? Tuttavia la fame ha il sopravvento e mangiamo.
Ci concediamo un giro di dolci ed anche qui le sorprese non mancano: altra attesa di una ventina di minuti (per dei dolci praticamente confezionati, mica per la torta della nonna calda con il cioccolato fondente da preparare all’istante) ed arrivano in tavola dei tiramisù piuttosto pallidi e vecchiotti, una zuppa inglese di uno splendido colore tra il pastello ed il marrone, tristemente squagliata su di un piatto. Io chiedo un mascarpone: mi arriva una coppa piena di crema gialla con all’interno biscotti al caffè, pezzi di cioccolato ed amarene. Sembra un miscuglio di cose diverse, più che un mascarpone, ma per lo meno è gialla. Ed inspiegabilmente è anche commestibile. Chi ci ha servito: Ci sarebbe di che lapidare il cameriere ma non ce la sentiamo. Ho detto “il” cameriere perché effettivamente è uno solo (l’unico suo collega che compare ogni tanto si ferma solo a chiacchierare con una bionda al tavolo dietro al nostro). Il poveretto che tutta la sera deve tenere a bada la mezza sala dove siamo noi ed altri tavoli per un totale di una cinquantina di persone. Corre, sorride, suda copiosamente, si scusa e per quanto può fa anche qualche battuta simpatica. Un 6 di stima ed incoraggiamento, via…
Quanto si spende: Pizza, dolce, caffè e qualche amaro ci vengono a costare 18 euro a testa. Non è esattamente poco, se poi penso a come è stata la cena… Solo a conto pagato spulciamo più attentamente il menù e notiamo che la Coca Cola in caraffa ci è costata 7 euro al litro, il doppio di un litro di vino bianco. E quando andiamo a saldare il conto il titolare si vanta di non averci fatto pagare il coperto. Che gentiluomo. Mi è piaciuto: ehm… Non mi è piaciuto: La pizza, il dolce, il servizio, il titolare… devo continuare? Il mio giudizio: Non capisco come un posto del genere possa essere uno dei più frequentati di Forlì. L’unica, parziale giustificazione è che ci fosse veramente troppa gente. Ma mi pare superfluo puntualizzare che la cucina ed il sevizio devono essere pronti a fronteggiare anche la folla affamata di un sabato sera. La pizza poteva anche essere decente, se solo fosse stata calda. E comunque i dolci erano imbarazzanti. Insomma, non lo consiglio a nessuno. Troppo affollato per una cena tranquilla ed inadatto ad affrontare le grandi tavolate.
Morale: le donne hanno sempre ragione. La morosa timidamente aveva detto di avere un brutto ricordo. La prossima volta darò sicuramente più credito ai suoi seppur vaghi ricordi e mi imboscherò molto più volentieri in qualche sperduta osteria.
By: Klaudio | 10:06
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