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sabato, 31 gennaio 2004
Pane, Aglio e Fantasia
Immattimento Anni '30    
Bruschetteria Piazzale Isonzo 10, Predappio (FC). Tel.0543/921144.
Chiuso il lunedì.
Facciamo una premessa: questo non è un posto normale. E quindi non aspettatevi qualcosa di normale da mangiare. Non è un ristorante, più propriamente è una bruschetteria. Il nome è già un programma. Effettivamente non è adatto a chi cerca un posto tranquillo dove gustare una bruschetta in santa pace. Ci sono stato più volte ma ci tornerei tutte le sere (se solo il mio stomaco fosse in grado di reggere!). Ma andiamo con ordine… Il posto: Appena giunti a Predappio si svolta verso piazzale Isonzo e la quantità di auto parcheggiate vi fa capire subito che siete arrivati. E’ il classico locale pieno di tavolate di gente e dunque le auto abbondano. Anzi, bisogna stare attenti a dove si lascia l’auto perché i divieti di sosta sparsi per il piazzale sono piuttosto cervellotici e complicati. Ma c’è comunque un parcheggio poco distante. Si entra e si deve affrontare subito la fila davanti al banco del bar: c’è sempre gente, prenotare è quasi inutile perché spesso ti fanno aspettare comunque (immaginate una ventina di persone che aspettano spazientite all’ingresso di un locale, tanto per rendere l’idea…), ho provato a prenotare anche per due o tre persone ma secondo me non ne tengono conto, se arrivi e c’è un tavolo bene, altrimenti aspetti… hai giusto la precedenza su chi arriva dopo e non ha prenotato. L’ambiente è sicuramente rustico, con qualche tavolo per due o quattro persone all’ingresso (dove quando aprono la porta per uscire vi gelano) ed una serie di tavoloni con panche nelle due restanti sale per ospitare anche le comitive più numerose. Il coperto (che non si paga, e vorrei anche vedere…) è costituito da un foglio di carta oleata con sopra stampato il menù, un classico bicchierino da osteria e le posate arrotolate in un tovalgliolo di carta. Cosa si mangia: Solo bruschette; per chi cerca altro il menù propone qualche stuzzichino, piadina e crescioni e qualche dolce, di quelli confezionati, e qualche dolce cosiddetto “della casa” che io non ho mai avuto il coraggio di assaggiare. Ma qui si mangia la bruschetta, poche storie! Una fettona di pane con base di aglio e olio, disponibili in tre misure (40, 70 o 100 centrimetri) ed in varie versioni, dai nomi più o meno esotici e dialettali. Sulla bruschetta potete trovarci di tutto: prosciutto, salame, pomodoro, squaquerone, formaggio fuso, olive, radicchio, rucola e qualsiasi tipo di verdura, fino ad arrivare ad ingredienti dal potenziale devastante quale fagioli, porcini, salame piccante, pomodorini sott’olio, salsa al peperoncino e tartufata, cipolla, scalogna… Un esempio di bruschetta tipica? La “Vomitosa”, con tonno, cipolla e maionese… Oppure la “Misteriosa”, con fagioli, porcini, salame, salame piccante e formaggio fuso (la mia preferita, detto per inciso) o anche una sua variante, di cui non ricordo più il nome, dotata addirittura di patatine fritte incorporate. Io ho sempre trovato tutto ottimo, e poi a seconda dei gusti personali potete variare a piacimento gli ingredienti delle varie bruschette (ed il bello è che non si sbagliano mai nell’ordinazione, anche se vi impuntate a modificare in modo molto personale la vostra bruschetta). Alla fine del pasto arriva il momento dell’altra specialità della casa, ovvero i digestivi. Infatti arrivano in tavola svariate bottiglie di limonino, grappa, nocino, crema di limoni, banane, caffè… Tutto prodotto dalla casa. Menzione speciale per il “Bananino", ovvero un liquore cremoso alla banana che è una delizia. E si può comunque bere qualche bicchierino in più del solito: tutti i digestivi sono mediamente poco alcolici e avete veramente bisogno di digerire, con quello che si mangia…
Chi ci ha servito: Il personale è composto da una squadra di cameriere, tutte rigorosamente straniere (non so perché, sarà una tradizione del locale) e spesso anche molto carine. Velocissime, prendono l’ordinazione senza sbagliare una virgola in pochi secondi e generalmente dopo pochi minuti la vostra bella bruschettona è davanti a voi. Un capitolo a parte merita il proprietario del locale, il mitico Saragoni detto il Baffo. Dire che è un soggetto pittoresco è dire poco. Anni fa si è inventato questa cosa della bruschetta, cominciando con un locale poco più grande di un bar nella vecchia Predappio Alta, poi evidentemente ha cominciato a fare i soldi sul serio, si è trasferito a Predappio ed ha aperto l’Immattimento, la versione “estesa” del precedente locale. Lui è sempre rimasto uguale: baffi neri, pancetta da bevitore, capello medio-lungo, calzoni neri, maglietta nera e gilet nero, sigaro in bocca ed il tutto coronato da un bel cappellaccio nero (non so perché, forse è un nostalgico, in fin dei conti siamo a Predappio… o magari gli piace solo il nero perché lo snellisce!). Si aggira per il locale facendo finta di gestire i tavoli e le prenotazioni, in realtà accoglie la gente, beve un bicchiere ogni tanto e si ferma ad ogni tavolo per raccontare le barzellette più sporche e le più grandi sconcerie che abbiate mai sentito. Può anche risultare fastidioso, quando ti prende di mira per raccontare le sue storiacce a sfondo porno-unoristico-dialettale, ma ormai è anche lui una vera e propria attrazione del locale. Quanto si spende: Una sciocchezza. Il menù non è dotato di prezzi ed io non sono mai riuscito a capire quanto costi una singola bruschetta. Ma questo non costituisce un problema, visto che spesso il conto è irrisorio e non si corre certo il rischio di protestare per il conto. Comunque, per un paio di bruschette da 40 cm ed una caraffa di vino si spendono una quindicina di euro. Meno di una pizza, e vi assicuro che si esce sazi e soddisfatti. Mi è piaciuto: La bruschetta. Mitica, saporita, gustosa, fantastica. Non ne ho mai assaggiata un’altra che fosse nemmeno lontanamente paragonabile.
Il servizio velocissimo, raramente sbagliano un’ordinazione e non ho mai visto una bruschetta cadere per terra (tenete conto che le povere cameriere devono districarsi in un ambiente infernale, rumoroso e tra gente per lo più alticcia trasportando bruschette lunghe un metro!) Il Bananino! Buonissimo ed assolutamente contagioso, una volta che hai iniziato una bottiglia non ti fermi finchè non l’hai finita… Non mi è piaciuto: L’ambiente può non essere sempre agevole da sostenere, i clienti sono sempre raccolti in branchi rumorosi e scomposti che festeggiano compleanni e ricorrenze varie senza curarsi di chi c’è nel tavolo accanto… La gestione delle prenotazioni, che è ridicola se non addirittura inesistente. E poi i bagni. Forse è scontato per un locale del genere, ma risulta difficile usare la parola “igiene” per descrivere i bagni di questo posto. Il mio giudizio: Da provare almeno una volta nella vita. La bruschetta del Baffo è ormai diventata una vera e propria specialità, famosa nel forlivese come la piadina e la pizza. Ed è veramente buona. Certo, occorre mettere in conto che il giorno dopo le relazioni sociali saranno fortemente ostacolate dal delizioso odore di aglio che emanerete, ma è un prezzo da pagare… Va da sé che l’Immattimento è il locale ideale per fare baldoria, festeggiare compleanni, addii al celibato e per cene di gruppo ad alto tasso alcolico. Per contro, è consigliabile astenersi se si cerca un posto dalla cucina raffinata, tranquillo e per una cenetta a due. Ma penso che si fosse capito, arrivati a questo punto…
P.S.: Al momento in cui scrivo pare sia in atto un vero e proprio passaggio di proprietà del locale. Il Baffo venderebbe tutta la baracca; infatti alcune facce nuove hanno fatto capolino dietro al bancone, probabilmente per un periodo di pratica e per rendersi conto di come gestire un simile posto. Non credo ci siano problemi economici dietro alla vendita. Qualche mese fa il Baffo ha perso un figlio in un incidente stradale, proprio il figlio che lo aiutava maggiormente nella gestione del locale (anzi, forse ormai era il Baffo che dava una mano a suo figlio) e quindi è una scelta comprensibile. Così come penso che la ricetta del locale non verrà cambiata, l’Immattimento Anni 30 è ormai un nome famoso e la bruschetteria è una miniera d’oro, per la quantità di gente che tutte le sere la riempie, dal martedì alla domenica, d’estate e d’inverno.
By: Klaudio | 14:12
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mercoledì, 28 gennaio 2004
La salvezza in una tazza di cioccolata.
Caffè della Loggia   Caffetteria / Enoteca
Via Naldi 9, Brisighella (RA).
Uno dei parametri che misurano l’intelligenza dell’italiano medio è la sua tendenza a recarsi contemporaneamente a tanti suoi simili negli stessi posti. Questo porta a fenomeni deprecabili come il traffico selvaggio della domenica pomeriggio, quando tutti si muovono di casa anche solo per fare una gita in auto e ci si ritrova imbottigliati nelle strade che conducono ai soliti posti. Io e la morosa, in un impeto eccezionale di autostima, decidiamo di uscire in una domenica glaciale, pensando di fare una mossa astuta che all’italiano medio sicuramente sarà sfuggita: tutti saranno davanti alla tv nel calduccio delle proprie case e noi eviteremo il traffico della domenica.
Ci rechiamo a Brisighella, località al di fuori dei nostri soliti spostamenti e dunque per noi quasi esotica.
Dopo pochi passi nel centro di questa ridente cittadina capiamo che quelli che se ne sono rimasti davanti alla tv sono dei furbacchioni: la temperatura polare ci induce a rintanarci al più presto nel primo bar/caffetteria/osteria/qualsiasi-cosa-purchè-sia-caldo che incontriamo.
Il posto: Capitiamo al Caffè della Loggia ed è una piacevole sorpresa. Dietro una normale sala con bancone si cela una saletta molto carina, con le pareti in sasso e pochi tavolini, guide turistiche e gastronomiche su di uno scaffale, bottiglie di vino alle pareti ed una piccola bacheca con esposte le bustine di tutte le varietà di cioccolata in tazza possibili ed immaginabili. Cosa si mangia? : A questo punto ci è parso d’obbligo di assaggiare almeno una cioccolata tra le tante. Quasi a caso scegliamo una cioccolata bianca alla nocciola. Dopo un paio di minuti ci arriva al tavolo, accompagnata da qualche biscottino al cioccolato. Tutto ottimo, anche se alla fine la cioccolata si rivela quasi troppo dolce e difficile da finire. Ma l’apprezziamo comunque, memori della temperatura da pinguini che ci attende fuori…
Aggiungo che, nel tavolino accanto al nostro, una coppia ha optato per il vino. Non ci sono tante etichette tra cui scegliere ma sono comunque presenti i nomi più famosi tra i vini romagnoli, toscani e piemontesi. Ed anche qualcosa di internazionale. Il vino viene accompagnato da un piccolo ma appetitoso vassoio di salumi e piadina.Ero quasi tentato ma poi ho pensato che il vino non era caldo quanto la cioccolata.
Chi ci ha servito: Una signora, che non ci porta alcun listino ma poi ci descrive gentilmente tutti i tipi di cioccolata. Cordiale e veloce. Quanto si spende? 6 euro per due cioccolate in tazza. Nella norma, direi. Mi è piaciuto: La cioccolata, buona ed abbondante. L’ambiente, carino ed intimo. Non mi è piaciuto: Il freddo per le strade di Brisighella. Ma non è colpa del locale…
Il mio giudizio: Bel posticino. Forse ci è piaciuto particolarmente perché ha rappresentato un’oasi di salvezza dal gelo della esterno, ma l’impressione è stata davvero positiva. Nulla di eccezionale, ma per un’ottima cioccolata in tazza ci si può fermare volentieri.
By: Klaudio | 00:56
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martedì, 27 gennaio 2004
Il paradiso all’improvviso
Acero Rosso     
Agriturismo con ristorazione ed alloggio.
Pesca sportiva. Percorsi per mountain bike.
Via Seggio, Civitella di Romagna (FC). Tel.0543/984035 - 3355414002
www.acerorosso.com

Prima di tutto chiedo scusa per la triste citazione Pieraccioniana del titolo, ma credo che e parole possano rendere bene l’idea. Infatti questo agriturismo è un piccolo gioiello che quasi per caso ho scoperto su internet. E l’ho scoperto a pochi kilometri da casa, in un posto dove non me lo sarei mai aspettato. Non che le strutture agrituristiche manchino nella zona, ma così belle semplicemente non ne avevo viste.
Come dicevo, la scoperta è avvenuta per caso, girovagando in internet. Ero alla ricerca di un posto tranquillo per trascorrere un fine settimana con la morosa, in occasione di una nostra ricorrenza particolare (ebbene sì, sono un romanticone) quando mi sono imbattuto nel sito dell’Acero Rosso (da non confondersi con l’omonimo ristorante riminese… Vorrei tra l’altro sapere a chi è venuto in mente di chiamare un ristorante a Rimini con quel nome, ma questa è un’altra storia).
Il sito è convincente, il posto mi sembra bello, i prezzi più che onesti per una struttura del genere… ed allora proviamo.
Il posto: La strada da percorrere non è tanta, basta inerpicarsi lungo la statale Bidentina in direzioni S.Sofia ed una volta giunti a qualche kilometro dall’abitato di Civitella un cartello, ben visibile, ci indica l’ariturismo. Occorre però arrampicarsi per un po’ lungo una stradina che sale ripida nel fianco della collina e prosegue con saliscendi ancora più scoscesi, che dovrebbe condurre all’abitato di Seggio e Montevecchio.
Siamo a metà dicembre e fortunatamente il tempo è buono, perché se ci dovesse essere un po’ di ghiaccio o neve, penso sarebbe difficile percorrere questa stradina a meno di non essere alla guida di un fuoristrada…
Dopo una bella serie di curve e tornanti in mezzo alla vegetazione si giunge sulla sommità della collina ed all’improvviso appare l’agriturismo (visto che il titolo non è un caso?). Noi arriviamo che è già buio e la prima impressione è uno spettacolo. Non si tratta del classico casale di campagna, è una costruzione leggermente diversa ma ad una prima vista non riesco a decifrarla. Ma è tutta in pietra, ristrutturata a regola d’arte, tutta illuminata e magnifica a vedersi. Il parcheggio antistante è deserto, tranne un pick-up ed una Vespa. Attraversiamo il giardino, ottimamente curato ed entriamo.
Ci accoglie il titolare, Andrea, ed anche lui è una sorpresa. E’ giovane, sui trent’anni. Non te lo aspetteresti come titolare di un agriturismo in un posto così sperduto. Ci spiega prima di tutto che per la serata saremo gli unici ospiti della struttura e dunque lui ed il cuoco (la Vespa è sua) saranno a nostra completa disposizione.
Proviamo quasi una sensazione d’imbarazzo, quasi di disturbare… Ma come solo noi? Andrea ci spiega che a dicembre il lavoro si concentra tutto a fine mese, tra Natale e Capodanno, quando riempirebbe anche 100 camere se le avesse. Invece le camere sono 6 e comunque stasera tutto l’agriturismo è nostro. Una pacchia!
Andiamo su in camera, salendo una bella scala in legno ed attraversando un salottino con tv. Ancora una volta notiamo come l’edificio sia splendido. Ed anche la camera non è da meno: arredamento in stile “camera della nonna” con letto ed armadio di legno, soffitto con travi a vista, bagnetto nuovo di zecca con tutti i comfort. L’idea che mi ero fatto visitando il sito era effettivamente sbagliata: la realtà è ancora meglio!
Cosa si mangia: Torniamo di sotto per la cena. All’ingresso c’è uno spettacolare bancone del bar interamente in pietra e la saletta dove ci accomodiamo. Ambiente raccolto e pochi tavoli. L’atmosfera è quasi irreale ma assolutamente confortevole. Ci serve direttamente Andrea, cordialissimo. E’ un tipo assolutamente rilassato ed anche il suo modo di parlare è lento e tranquillo. Snocciola il menù della serata, non troppo vasto e con le classiche proposte tipiche della cucina romagnola. Comunque la scelta è apprezzabile, considerato che la cucina è aperta solo per noi.
Crostini misti, tagliatelle ai funghi, grigliata di carne sono le nostre scelte. Tutto buono, forse la grigliata non è eccezionale ma a richiesta c’è anche la fiorentina di qualità assolutamente controllata, visto che viene dalle mucche dell’allevamento del padre di Andrea, qualche centinaio di metri più su lungo la strada. Conclusione con l’Acerus, un liquore a base di sangiovese e frutti di bosco da leccarsi i baffi. Cenetta deliziosa. Chi ci ha servito: Come ho detto, l’unica persona in giro è Andrea. E’ bravo e veloce anche come cameriere. Si ferma a fare due chiacchiere e ci spiega cosa ci faccia lassù in mezzo al nulla. Era in polizia stradale, poi un giorno di quattro anni fa suo padre (quello dell’allevamento) gli dice che c’è un vecchio edificio da ristrutturare in vendita da quelle parti. Lui lo compra e lo ristruttura, insomma la classica scelta di vita. L’edificio in effetti non è un semplice casale ma si tratta di una struttura che dipendeva dalla tenuta che oggi è di proprietà di suo padre: ospitava una stalla al pian terreno e gli alloggi dei braccianti che lavoravano nella tenuta al piano superiore. Ora è completamente ristrutturata e curata nei minimi dettagli. In effetti non ci spieghiamo come possa mandare avanti tutto da solo. Non c’è un capello fuori posto e tutto è pulitissimo.
Finito di mangiare incrociamo il cuoco che ha appena pulito la cucina e si appresta ad andare a casa a cavallo della sua Vespa: non è esattamente romagnolo, anzi non è nemmeno italiano! Andrea non ce lo spiega esattamente ma capiamo che è indiano o cingalese o giù di lì. Rimaniamo di stucco, soprattutto ripensando alle spettacolari tagliatelle ai funghi che abbiamo appena mangiato…
Ci ritiriamo nella nostra cameretta e passiamo una bella nottata. Al mattino, con la luce, scopriamo che anche il panorama dalla nostra finestra è incantevole (ok, le verdi colline sono sempre un bello spettacolo, almeno per me che abito in città) e possiamo visitare l’agriturismo con più calma. C’è un altro piccolo edificio, più basso e di fianco a quello principale, ancora in ristrutturazione e da cui Andrea ricaverà altre 5 o 6 camere. In più sul retro c’è una piscina in fase di costruzione che dovrebbe essere pronta per l’estate. E da una casupola davanti all’edificio centrale Andrea sta ricavando la sua abitazione privata.
Scopriamo di non essere più gli unici ospiti, qualche persona è salita fin quassù per il pranzo della domenica. Ci rendiamo conto che l’agriturismo è più grande di quello che avevamo visto la sera prima: attorno alla saletta in cui avevamo cenato c’è un grande porticato chiuso che gira tutto attorno. Ci saranno un centinaio di posti, ed Andrea ci assicura che d’estate spesso c’è il pienone. Quanto si spende: Il prezzo è nella media di questo tipo di struttura. Per la mezza pensione (cena, pernottamento e colazione) spendiamo 52 euro a testa. Non posso fare a meno di pensare che se un agriturismo simile si trovasse in toscana, per esempio nei pressi di Siena, conto sarebbe stato molto più salato.
Mi è piaciuto: Praticamente tutto. Abbiamo mangiato bene, la struttura è splendida, il posto è tranquillo ed insospettabilmente bello (e chi pensava che le colline di Civitella fossero così belle?). Il titolare è cordialissimo ed ispira tranquillità solo a vederlo. Mi sono anche portato a casa una bottiglia di Acerus…
Non mi è piaciuto: Unica nota stonata, l’acqua nel bagno non è calda ma appena tiepida.
Il mio giudizio: Posto splendido. Veramente bello. E quando sarà completata la piscina diventerà veramente un piccolo paradiso. Inoltre c’è la possibilità di usufruire di percorsi per trekking e mountain bike. E poi c’è anche un laghetto per la pesca sportiva qualche centinaio di metri più su. E poi volendo si può visitare anche l’allevamento del padre e la villa padronale nel borgo di Seggio. Insomma c’è tutto.
Certo, il posto andrebbe verificato anche in condizioni di pienone nel periodo estivo, ma non escludo di farlo, tanto mi è piaciuto. Anche se dovremo combattere per aggiudicarci una camera; Andrea infatti ci racconta (lui per primo sorpreso) che anche qualche americano e giapponese si spinge fin lassù, rimanendo sbalordito dalla bellezza del posto. E c’è anche chi arriva a toccare le pietre con cui è fatto il casale, convinto che siano di cartone…
By: Klaudio | 00:42
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lunedì, 26 gennaio 2004
Strudel & Sangiovese
Osteria Michiletta    
Ristorante osteria.
Via Fantaguzzi 26, Cesena. Tel.0547/24691.
Io sono un tipo giovanile. O meglio, ho un aspetto giovanile. Almeno esteriormente dimostro meno degli anni che ho. In effetti forse sono più vecchio “dentro” che fuori. Comunque, nonostante il mio stupendo aspetto giovanile non posso evitare di notare come le 29 primavere mi siano piombate sul groppone tutte in un colpo solo. Le ossa scricchiolano, non posso più permettermi le abbuffate di un tempo eccetera eccetera.
Questa premessa leggermente venata di pessimismo cosmico serve solo a dire che ormai le celebrazioni di una triste ricorrenza quale il mio compleanno si risolvono in una cenetta intima e rilassata con la morosa. E senza allontanarsi troppo da casa, per giunta. Ed allora eccomi, per la seconda volta, approdare all’Osteria Michiletta. L’osteria in questione è uno dei locali più conosciuti della città, non tanto per la cucina raffinata (nasce come semplice osteria) ma soprattutto per la lunga storia che ha alle spalle, essendo aperta ormai da più di un secolo. Oggi ha perso la sua connotazione di semplice osteria (pur restando aperta anche a pranzo ed a prezzi onesti) per diventare un ottimo locale, con una cucina di tutto rispetto.
Il posto: Insomma, come avrete capito è la sera del mio compleanno ed io e la morosa per festeggiare sobriamente abbiamo deciso di uscire a cena. Come avrete altrettanto intuito sono ormai a dieta e non posso più ingozzarmi con tris di minestre e grigliatone di ciccia ed allora optiamo per la Michiletta, dove la cucina punta più sulla qualità che non sulla quantità.
Il locale ha mantenuto il suo confortevole aspetto da osteria di una volta, con una sala centrale dove troneggia un bel bancone di legno, tavolini e sedie di legno, bottiglie di vino alle pareti. Poi ci sono due salette più piccole, riservate ai non fumatori. Io e la morosa ovviamente ci accomodiamo qui. L’atmosfera è rilassata ma c’è una certa attenzione al dettaglio ed anche la “padrona di casa” che ci accoglie ha modi piuttosto formali. La signora è austera anche nell’aspetto… Scopriremo poi che è originaria di Merano, ed infatti, da brava sudtirolese, ci snocciola i piatti del giorno con precisione e rigore tutto teutonico. Cosa si mangia? : Le proposte sono interessanti ed anche un po’ particolari (magari avrebbe fatto comodo un menù, per studiarsele meglio, ma dubito che esista). Misticanza di insalata con bruciatini all’aceto balsamico, antipasto di carciofini ed olive calde, sformato di pan cotto con cime di rape ed erbette, cappellacci al peperone dolce, maccheroni di farro e le classiche tagliatelle. Per secondo gulasch con polenta, filettini di maiale con patate croccanti, fegatelli con la rete e l’alloro. Tutto stuzzicante e tutto molto buono! E questo è solo quello che mi ricordo. Spettacolari i dolci: la signora sudtirolese li cura personalmente ed allora ecco lo strudel di frutta, la crostata con marmellate varie, la panna cotta con pan di miele ed una fantastica torta di farro servita calda con cioccolato fondente e panna. Deliziosa! Dimenticavo: se non ci si accontenta del sangiovese della casa (comunque generoso) è disponibile una bella scelta di vini. Che osteria sarebbe, altrimenti? Chi ci ha servito: Come detto, la signora sudtirolese ha modi garbati e forse quasi troppo distaccati. Nonostante la sua precisione, il suo accento vagamente crucco non permette di intendersi alla perfezione ed abbiamo dovuto discutere un po’ per farci spiegare i piatti del giorno. Ma alla fine siamo riusciti a mangiare quello che volevamo… Per il resto c’è un’altra giovane cameriera che deve essere stata istruita personalmente dalla sudtirolese visto che replica alla perfezione i suoi modi. E poi lo chef (marito della sudtirolese) che ogni tanto gironzola per le salette. Quanto si spende? Prezzi medi per un’osteria dal tocco raffinato come questa. 22 euro a testa per un antipasto, un secondo ed un dolce, più acqua, vino della casa e digestivo. Non troppo economico ma siamo usciti più che soddisfatti ed è rimasta la voglia di provare tutto quello che non abbiamo preso stasera. Mi è piaciuto: L’ambiente dell’osteria, tradizionalmente sobrio ma a suo modo elegante. L’atmosfera molto “slow food” e soprattutto la cucina: tutto quello che ci è arrivato in tavola era davvero ottimo. Ed è arrivato anche velocemente. Non mi è piaciuto: Forse il servizio è troppo “ingessato”, qualche sorriso in più farebbe più piacere. Quello più allegro sembra lo chef, ma lui se ne sta in cucina e lascia l’incombenza del servizio alla fraulein di Merano. Anche il bagno è da osteria: piccolo, angusto, pulitissimo ma con una bella turca nel bagno degli uomini che nel 21 secolo potrebbe anche essere mandata in pensione. Il mio giudizio: Ottimo locale. Tra l’altro uno dei pochi (se non l’unico) che resta aperto in centro a Cesena anche il lunedì. Per il resto non posso che consigliarlo. Si mangia davvero bene, con una cucina tradizionale ma non banale. L’ambiente è mooolto “slow”, di quelli che ti mettono subito a tuo agio; pochi tavoli (una cinquantina di coperti in tutto), gente che discute sottovoce e servizio puntuale e preciso. Uno di quei posti dove si percepisce che i clienti non sono lì per fare casino, bere e fumare ma per assaporare con calma qualcosa di buono, magari spendendo anche qualcosa di più ma consapevoli che ne vale la pena. Voto: Beh, avrete capito che mi piace, dunque… 9
By: Klaudio | 03:11
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mercoledì, 21 gennaio 2004
Consigli per gli acquisti!
Grazie alla generosità e lungimiranza della mia morosa sono finalmente possessore di questa fantastica pubblicazione. D'ora in avanti sarà la mia bibbia. L'unica perplessità riguarda il modo in cui riuscirò a coniugare i consigli del libro con il mio regime di dieta...

Comunque... Per chi non la conoscesse ecco un estratto dal sito Slow Food...
"Giunta al quattordicesimo anno di pubblicazione, la guida Osterie d’Italia è ormai un punto di riferimento sicuro per quanti cercano sapori schietti e riconoscibili, capaci di restituire l'identità gastronomica di un territorio, con le infinite sfumature di sapori, stili e suggestioni che la cucina regionale italiana sa offrire. Tanti indirizzi all'insegna dello Slow Food per illustrare - con le ricette, i luoghi, le storie, i vini, i prodotti - l'attualità e la vitalità del patrimonio gastronomico di tradizione. I locali segnalati nell'edizione 2004 sono 1610, di cui 236 sono le novità. Sono 180 i locali "che ci piacciono in modo speciale, per l'ambiente, la cucina, l'accoglienza" e che dunque possono fregiarsi dell'ambita "Chiocciola", a premiare la sintonia con la filosofia slow. 503 le "Bottiglie", a indicare le cantine particolarmente fornite, e 234 i "Formaggi", per segnalare selezioni casearie ricche e qualificate. Una delle peculiarità della guida è poi la presenza, anche quest'anno aggiornata e rinnovata, di percorsi attraverso tradizionali luoghi del cibo e della convivialità: dai "giri di ombre" di Venezia, Verona, Padova e Gorizia, ai chioschi della piadina romagnola, ai "fornelli". Diversa e originale rispetto a tutte le altre guide presenti sul mercato, Osterie d'Italia continua a privilegiare quei locali che, riallacciandosi alla tipologia delle osterie, delle trattorie, dei ristoranti familiari, sposano la gastronomia che in quei luoghi si pratica da sempre, un repertorio popolare frutto del savoir faire di cuochi e donne di casa le cui ricette si sono tramandate attraverso generazioni. È questo il modello di ristorazione che Slow Food ha contribuito a far rinascere e la cui vitalità va esplorando da quattordici anni: il modello di chi si pone l'obiettivo di riprodurre piatti e sapori con fedeltà e consapevolezza, di chi quotidianamente accoglie turisti e famigliole, giovani curiosi e viaggiatori per lavoro, che non insegue comparsate televisive, né si fa epigono dell'ultima star dei fornelli, ma contribuisce con orgoglio e consapevolezza a custodire e rinnovare il grande retaggio del "mangiarbere all'italiana". Con la capacità, in più, di coniugare il valore dell'offerta a conti ragionevole: che non superino, in ogni caso, i 35 euro esclusi i vini, limite che si ritiene possa consentire a qualunque ristoratore - anche nelle città più grandi e più care - di offrire un pasto quantitativamente congruo e di buon livello qualitativo".
By: Klaudio | 01:40
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lunedì, 19 gennaio 2004
Contro il logorio della dieta moderna. Lumira    Pizzeria, ristorante ed osteria tipica. Via Decio Raggi 9, Longiano (FC). Tel. 0547/666010.
Questo nuovo anno è cominciato nel peggiore dei modi: mi sono messo a dieta. Verdure, petto di pollo e patate lesse, pasta in bianco o col pomodoro quando si esagera. Dopo 10 giorni così sono praticamente già alla disperazione. E poi dicono che uno tira la botta e fa una strage ammazzando 10 persone compreso il gatto e si suicida. Comincio a capire cosa si può provare… Scherzi a parte, dopo 10 giorni di dure privazioni gastronomiche arriva la domenica e mi concedo il primo strappo al mio nuovo regime dietetico: una bella pizza. Per andare sul sicuro scelgo uno dei nomi più rinomati del cesenate e dintorni, ovvero la Lumira, a Longiano. Ora non starò qui a parlare di questa amena cittadina, dico solo che una pizza può anche solo essere il pretesto per visitare questo bel paesello, da più parti indicato come uno dei borghi più belli d’Italia e luogo ideale in cui vivere. Personalmente aggiungerei anche che è un posto dove si può facilmente trovare da mangiare bene! Ma veniamo al dunque… Il posto: La Lumira è un bel posto, che mi sta subito simpatico appena entro. L’ingresso piccolino e caratteristico, il bancone del bar pieno di bicchieri e bottiglie degli amari più improbabili, qualche tavolo appiccicato, l’andirivieni di camerieri e la caratteristica, immancabile fila di persone che aspettano. Sì, perché il locale è rinomato, soprattutto per la pizza, e la domenica occorre mettere in preventivo di fare un po’ di fila se non si prenota. A proposito di prenotazione: non si esiste prenotazione. Ci si può mettere in lista, ovvero ci si “mette in fila” per una certa ora e quando si arriva se c’è posto ci si mette a sedere, altrimenti si aspetta qualche minuto mentre si libera un tavolo. Se non si è in lista si aspetta che si liberi un tavolo e che si accomodino tutti quelli che erano in lista per quell’ora. Personalmente ho qualche perplessità su questo metodo, ma mi hanno sempre fatto trovare il tavolo pronto, quindi magari funziona… A parte i pochi tavoli all’ingresso, c’è una prima saletta davanti al banco del pizzaiolo e poi una sala più grande (ma non di molto); in effetti il locale è piccolo. L’atmosfera è intima e rilassata, quasi da vecchia osteria, con tavoli piccoli ed un po’ troppo ravvicinati (anche se non si sta gomito a gomito col vicino di tavolo), tre finestre che d’estate potrebbero rivelare uno splendido panorama, cianfrusaglie di ogni tipo appese alle pareti, dai grammofoni ai vecchi ferri da stiro a brace, fino ad una gloriosa pompa a spalla per il ramato. C’è anche qualche quadro con vari autografi di personaggi presumibilmente famosi che hanno cenato alla Lumiera: io riesco a decifrare solo la firma di David Riondino (che tra l’altro non deve nemmeno aver fatto molta strada, visto che a Longiano ci abita), gli altri chissà… Cosa si mangia? : La Lumira è ristorante, anche se il menù è quasi più da osteria romagnola (piatti tipici, minestre e carne alla griglia) ma si è guadagnata la sua fama per la pizza. Effettivamente basta guardarsi attorno per notare che tutti stanno mangiando pizza e solo pizza. Ed a ragione: nel menù ce ne sono 4 o 5 pagine piene di tutti i tipi e varianti, dalle pizze tradizionali a quelle speciali fino a quelle con la crema di formaggio o di tartufo! Io ero tentato da una pizza con fagioli e pancetta (come dicevo, ce ne sono di tutti i tipi, compresi gli accostamenti più improbabili) ma temendo pesanti conseguenze per il mio stomaco propendo per una pizza “Liberty” con pomodorini, olive, tonno e capperi. La morosa opta per l’ormai abituale calzone con funghi e prosciutto. Attendiamo forse qualche minuto di troppo (il locale è piuttosto pieno) ed arrivano le nostre pizze, presentate su di un bel tagliere tondo di legno. L’idea è carina, la pizza scivola di meno quando la si taglia, ma i taglieri in questione sono effettivamente un poco malconci… Ma tant’è. La bontà della pizza ci ripaga abbondantemente di tutto questo: soffice, né troppo spessa né troppo sottile, saporita, cotta a puntino. Davvero ottima. Chi ci ha servito: Ci accoglie una signora che, dopo aver controllato la disponibilità di tavoli liberi, ci fa subito accomodare. Evidentemente il sistema della lista funziona. Per il resto il servizio è nella media, piuttosto anonimo ma efficiente, anche se una volta terminate le chiacchiere ci siamo accorti di aver aspetta la pizza per una ventina di minuti. Si poteva forse essere un poco più veloci, ma il locale era discretamente affollato, senza contare che molte persone all’ingresso aspettavano le pizze da portare via. Quanto si spende? Allora, siamo in quattro (io, la morosa e due amici, quindi quattro pizze, tre coche una birra e due caffè), arriva il conto e dopo qualche calcolo risultano poco meno di 11 euro a testa. Una sciocchezza, per la qualità della pizza. Mi è piaciuto: La pizza! Ottima sotto tutti i punti di vista, gustosa, saporita, appetitosa e pure bella grande (si arriva in fondo con una gradevole sensazione di sazietà ma senza scoppiare). Non guardate nemmeno il resto del menù ma buttatevi sulla pizza. Ed oltretutto si spende il giusto. Il locale è carino, niente di sofisticato o elegante, ma sobrietà e schiettezza prima di tutto. Non mi è piaciuto: Il sistema della lista al posto della prenotazione può essere discutibile, ma noi non abbiamo comunque mai aspettato per avere un tavolo, dunque non posso criticarlo più di tanto. E poi il locale è affettivamente piccolo e probabilmente non è possibile riservare troppi tavoli. Il mio giudizio: Bel posticino, rustico il giusto e con la tipica aria da osteria, anche se si mangia pizza. Non è consigliabile per una cenetta intima a due, il posto è rumoroso, c’è la tv in sala e tutti fumano come delle ciminiere, ma per gustare la pizza della Lumira sono sacrifici che si possono fare, per una volta… magari anche per due o tre, va… Voto: Il locale in fin dei conti è normale e non troppo curato ma si becca un 8,5 anche solo per la pizza.
By: Klaudio | 02:07
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venerdì, 16 gennaio 2004
E, non contenti del cenone, ecco la pizza!… il Portico   Ristorante pizzeria Via Rio Maggiore 57, Torre del Moro, Cesena. Tel.0547/333039
Ce l’ho quasi fatta. Anche quest’anno sta per finire il periodo delle feste. Natale e Capodanno ormai significano una cosa sola: mangiare. Mangiare, abbuffarsi, ingozzarsi, ingurgitare tutte le più grosse schifezze, fare a gara a chi accumula il più alto numero di calorie. Ed io, modestamente, in questa gara spesso mi piazzo nelle prime posizioni. Ho promesso, alla fine delle feste, che dimagrirò qualche kilo. La morosa è affascinata da questo mio progetto, quando ne parlo mi guarda con la stessa espressione che probabilmente avevano coloro ai quali Cristoforo Colombo illustrava il suo progetto di navigare fino alle Americhe: “sì, sarebbe molto bello ma alla fine sono tutte balle”. Mah, vedremo se il tempo, e soprattutto la bilancia, mi daranno ragione. Intanto, per iniziare bene l’anno, io e la morosa abbiamo deciso di concederci una classica serata “pizza + cinema” come da tempo non facevamo, mettendo alla prova i nostri organismi duramente provati dal cenone di capodanno di 24 ore prima. Ma in fondo è solo una pizza, ci siamo detti, e baldanzosamente ci siamo diretti alla volta di una delle pizzerie più frequentate di Cesena, Il Portico (molto più difficile si rivelerà la scelta del film per il dopo cena, tra i vari Nemo, Boldi&DeSica e Pieraccioni che infestano gli schermi a Natale…) Il posto: Per arrivarci occorre addentrarsi in una zona residenziale del quartiere di Torre del Moro, ma una serie di indicazioni facilita la vita. Il parcheggio è un po’ laborioso, c’è una stradina interna per accedervi e, una volta lasciata l’auto si deve percorrere un vialetto coperto per raggiungere l’ingresso del locale. Porta, controporta ed eccoci dentro. L’ambiente è classico da ristorante/pizzeria, ampio e con un bel caminone centrale. Ci fanno accomodare al tavolo precedentemente prenotato e… sorpresa: ci chiedono con aria perplessa se fumiamo. Certo che no, ed allora rapido spostamento in un’altra sala del locale, quella per non fumatori, anche più caratteristica ed intima. Cosa si mangia? : La quasi totalità della gente attorno a noi mangia pizza (e per forza, dopo le abbuffate della sera prima…) ma il menù propone di tutto, dagli stuzzichini ai taglieri di antipasti, primi, secondi, carne e pesce. Particolarmente ricca la scelta delle pizze, a conferma che il locale è rinomato soprattutto come pizzeria. Pizze classiche, pizze speciali e pizze novità, ce ne saranno poco meno di un centinaio. Pizza Pugliese per me, pizza Delizia per la morosa (che clamorosamente abbandona l’amato Calzone, i motivi rimangono tutt’ora sconosciuti…) La pizza è buona. Ottima la mozzarella. La Coca Cola media è sempre lei. Niente da dire, tutto ok. Mi prendo anche un Montenegro, così tanto per non farmi mancare niente. Anche il Montenegro è sempre lui, seppur in uno di quei bicchieri odiosi da vecchia osteria, alti e pesantissimi, con in fondo appuntito. Ma è una considerazione assolutamente personale. Chi ci ha servito: Un cameriere dall’aria tra lo stanco ed l’infastidito. Ci guarda come se volesse essere da tutt’altra parte e soprattutto volesse mandare noi da tutt’altra parte. Si fa ripetere due volte ogni cosa che ordiniamo, dalla pizza alla Coca Cola. Sembra perplesso delle nostre scelte. Alla fine si scusa, ha lavorato anche la sera prima e si è sorbito tutta la serata di Capodanno con relative danze e pseudo-discoteca all’interno della pizzeria. Si definisce ancora “invornito” dalla fatica della sera prima e riesce anche a farci un sorriso. Meglio di niente… Quanto si spende? Una pizza e una Coca alla onesta cifra di 11 euro. Assolutamente onesto come prezzo. Mi è piaciuto: La pizza, e soprattutto la scelta molto ampia di pizze diverse proposte dal menù. La sala per non fumatori (sempre apprezzata da me e dalla morosa, anche se piccola e non separata adeguatamente dal resto del locale Non mi è piaciuto: Il cameriere poteva essere più arzillo e pimpante, volendo essere pignoli… E poi il bicchiere del Montenegro è davvero brutto! Ah, i bagni sono puliti e carini ma in quello degli uomini c’è la turca. Almeno un wc, nell’anno 2004, sarebbe gradito… Il mio giudizio: Non mi ha entusiasmato, ma nemmeno deluso. Ottima pizzeria, ambiente classico da pizzeria, gente classica da pizzeria. Ma la pizza è davvero buona e ce n’è una vasta scelta. Non ho provato il ristorante, ma anche qui il menù è molto ampio. Domenica sera e nei festivi è meglio prenotare, il locale è affollato. Voto: Dai, direi che un 7,5 se lo merita.
By: Klaudio | 00:15
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mercoledì, 14 gennaio 2004
Ebbene sì, anch’io ho fatto il “cenone” di San Silvestro… Rosa dei Venti    Ristorante pizzeria Viale Trento 34, Cesenatico (FC). Tel.054783726
Il 31 dicembre sta lentamente diventando, ogni anno che passa, una delle serate più tristi. Quest’anno ho voluto evitare qualsiasi affanno derivante dalla ricerca disperata di un luogo dove festeggiare degnamente S.Silvestro. Infatti, di comune accordo con la morosa, si è deciso di passare la serata dell’ultimo dell’anno nel modo più tradizionale e classico possibile: ci siamo dedicati al cenone di capodanno. E per evitare ulteriori fatiche ci siamo concessi il cenone fuori casa, al ristorante, in barba ai prezzi folli di questi ultimi tempi. Dopo attenta e seria riflessione abbiamo scelto per un locale che abbiamo gia frequentato più volte, anche se quasi sempre per una semplice pizza. Il posto: La “Rosa dei Venti” è un locale piacevole, non troppo elegante ma nemmeno rustico, con gente tranquilla ma non imbalsamata, dai prezzi non popolari ma nemmeno proibitivi. Da questa mia descrizione sembrerebbe il classico posto senza infamia né lode ma non è così. Certo, non è tra i più rinomati ristoranti di Cesenatico ma è un bel posto, dalla cucina tradizionale ed affidabile. Anche l’ambiente mi piace, con quell’eleganza tranquilla e non ostentata, con le sale luminose e ben arredate. E poi è confortevole, i tavoli sono ben distanziati e la clientela mai troppo rumorosa. Insomma, mi sento a mio agio. Ma il 31 Dicembre è sempre una serata particolare e dunque giungiamo alla Rosa dei Venti con qualche apprensione. Verremo sistemati tra tavolate rumorose e vocianti, noi timida coppietta? La cucina risentirà dell’atmosfera festaiola ed avrà qualche cedimento di troppo? Niente di tutto ciò. Arriviamo alle 22, il locale è mezzo pieno e veniamo fatti accomodare nella sala grande. Questo si rivelerà un bene: saremo lontani dalla saletta interna trasformata per l’occasione in mini-discoteca di fortuna e separati dagli altri tavoli (tutte coppie, tra l’altro) da due belle fioriere. Perfetto! Cosa si mangia? : La serata si mette al meglio, avrò tutto il tempo di gustarmi la cena senza bambini che corrono tra i tavoli e tappi di spumante che volano. Il menù, nel dettaglio, è stato il seguente: Cocktail di benvenuto: una bevanda torbida dal vago sentore alcolico, che probabilmente trae origine da qualche liquore sconosciuto mescolato a svariati succhi di frutta. Con un pizzico di cannella che sconvolge la morosa. Ce ne mettono un dito e mezzo in ogni bicchiere, appena sufficiente a sentire il sapore… Si poteva fare di più. Gamberoni alla catalana: ci rifacciamo subito con un bel piattone di gamberoni, ben cotti e che si lasciano sgusciare senza difficoltà, evitando imbarazzi e pezzi di gamberone che volano negli altri tavoli. Buoni davvero, con un sapore delicato e gradevole di olio di oliva. Bianchetti dorati al balsamico speziato su letto di rucola: dopo un’accesa disputa fra me e la morosa su cosa siano effettivamente i bianchetti, arriva in tavola questo bel piatto di rucola (per la mia gioia: io non sono decisamente un erbivoro) con un mucchietto dei suddetti bianchetti al centro. Questi altro non sono che pesciolini fritti e ricoperti da qualche goccia di aceto balsamico. Razza di tirchi, pensiamo subito, potevate essere più generosi con l’aceto… invece il piatto si rivela equilibrato e gustoso. Troppo aceto avrebbe affogato i bianchetti. Insomma, ottimo anche questo antipasto. Guazzetto di pesce con polenta grigliata: attendevo con ansia questo piatto e non sono stato deluso. Una bella scodella di vongole e cozze con fette di polenta, coda di rospo e un solitario gambero a fare da contorno. Buonissimo. Mi sono trattenuto a stento dal fare una sacrosanta scarpetta con l’ottimo pane che avevamo in tavola. Ma mi sono dato un contegno davanti alla morosa ed ho resistito stoicamente. Nidi di pesce e Risotto con gamberi e carciofi croccanti mantecato allo zafferano: i nidi di pesce sono un po’ deludenti, ben cotti e saporiti ma orrendi a vedersi nel loro colore a metà tra giallo, verde e marrone e soprattutto ripieni di una pasta al vago sapore di pesce e dalla consistenza sabbiosa. Nel senso che pareva contenesse sabbia che puntualmente non ha mancato di scricchiolare allegramente tra i denti. Particolari senz’altro, ma non gradevolissimi. Spettacolare invece il risotto, ben cotto, saporito e con i carciofi fritti e croccanti al punto giusto. Filetto di orata alla mediterranea: un ottimo filetto, condito con olio, olive e pomodorini. Gustosissimo. La morosa non l’ha apprezzato, temendo contenesse qualche piccola lisca traditrice. Invece era davvero ottimo. E non ho trovato nemmeno una lischetta Spiedone con crostacei e verdure: bello da vedere ma con qualche magagna di troppo, tipo uno zucchino ed una melanzana carbonizzate, qualche gamberetto seccato troppo dalla cottura ed un gamberone dall’aspetto trionfale che però si è rivelato meno saporito di quelli dell’antipasto. Bavarese di ricotta caramellata con frutti di bosco: niente di rivoluzionario ma gradevole dolce. Qualche frutto di bosco era un po’ “stanco” ma questa è una mia pignoleria… Tutto ciò accompagnato da una bottiglia di Muller Thurgau, acqua naturale e frizzante e suggellato da caffè e digestivo (un classicissimo Montenegro, dopo che avevo spiazzato il cameriere con la richiesta di uno Zedda Piras) Chi ci ha servito: Una decina di persone, tra proprietario e camerieri, si aggiravano tra i tavoli Quanto si spende? Tutto quello che ho elencato ci è venuto a costare 65 euro a testa. Può sembrare molto ma è un prezzo più che ragionevole considerando che il menù era interamente di pesce e comprensivo di bevande, caffè e digestivo. Solo lo spumante si pagava a parte (da un Ferrari a 20 euro fino ad un Moet et Chandon a 40 euro. Io e la morosa, dopo una realistica disamina dei fatti, abbiamo deciso di soprassedere ed accontentarci di brindare con il fermissimo Muller Thurgau, consapevoli che una bottiglia di spumante consumata in due avrebbe avuto effetti devastanti sui nostri organismi e sulla nostra digestione) Mi è piaciuto: La cucina, che si è confermata di qualità ed accessibile per tutte le tasche. L’ambiente (discretamente) tranquillo, nonostante un comprensibile momento di follia collettiva attorno a mezzanotte per il brindisi, con gente che ballava e cantava ed un immancabile trenino che si è snodato tra i tavoli per qualche minuto. Ma tutto sotto controllo, fondamentalmente. Non mi è piaciuto: Meno sotto controllo sono stati i fuochi d’artificio preparati all’esterno del locale, partiti clamorosamente con 40 secondi d’anticipo sulla mezzanotte e conclusi 5 secondi dopo. E la musica che ha fatto da sottofondo per un’oretta tra mezzanotte e l’una: un mix di dance commerciale, liscio alla Casadei e successi italiani da far accapponare la pelle… Il mio giudizio: Serata incredibilmente tranquilla, nonostante tutto. Quello che cercavamo io e la morosa. La cena nel complesso è stata all’altezza del prezzo pagato e ce ne siamo andati sazi e soddisfatti. Un bel modo di iniziare il 2004… Anche se pure il 2003 era finito mangiando… Voto: 8,5
By: Klaudio | 23:57
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martedì, 06 gennaio 2004
Il blog progredisce a fatica in questi primi giorni dell'anno. Cercherò di darmi un po' più da fare... Intanto il 2004 è cominciato con svariati malanni di carattere psico-fisico (più fisico, a dire il vero) e se il buongiorno si vede dal mattino quest'anno sarà veramente un calvario.
Però, in questi primi freddi giorni del 2004, la morosa mi ha detto che era da una vita che aspettava uno come me. E tanto mi basta per tirare avanti felice e rinfrancato.
By: Klaudio | 14:57
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