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mercoledì, 20 dicembre 2006 Scontro di civiltà L’Asino d’Oro Ristorante Vicolo del Popoli 9, Orvieto (TR). Tel. 0763 344406. Ormai quei pochi che hanno la benevolenza di leggermi avranno capito che qui si segue la filosofia “slow” in ogni suo aspetto. E’ per questo che anche i tempi tra una recensione e la seguente si sono ormai dilatati a dismisura e può capitare che oggi mi metta a raccontare di qualcosa vecchio di mesi. Ma di alcune esperienze conservo un ottimo ricordo ed allora, quando trovo il tempo, butto giù due righe. E’ questo il caso della mia visita lampo ad Orvieto, risalente ormai a circa 3 mesi fa. Si parla quindi di fatti avvenuti quando ancora si girava in maglietta e calzoncini. Almeno quel giorno ad Orvieto. Il nostro weekend di vacanza (mio e della morosa) sarebbe poi proseguito in condizioni meteorologiche orrende ma almeno di quel giorno conservo un ricordo più che gradevole. Il merito aè anche di questo bel localino. Il posto: l’Asino d’Oro non è molto distante dal monumento worldwide famous di Orvieto, ovvero il duomo. Partendo da qui si attraversa il corso principale del centro storico e ci si infila in un vicolo piuttosto buio che, come per miracolo, sfocia in una piazzetta da incanto, di quelle che piacciono tanto ai turisti inglesi: un rettangolo di selciato incastrato tra vecchie edifici ricoperti di piante rampicanti e punteggiati di balconcini che sembrano star su con il fil di ferro ed invece sono lì da qualche secolo. Su un lato della piazzetta c’è il ristorante, poco più che una stanza ed una cucina che con la bella stagione deborda sulla piazzetta con un paio di file di tavolini ben ordinati. Insomma, un posto bello anche a vedersi. Il fatto poi che quando arriviamo sia deserto gioca decisamente a suo favore nella nostra scelta di accomodarci e dare un’occhiata al menù. Cosa si mangia: per quel che ho visto, la cucina umbra di queste parti è ricca di sapori decisi e poco incline al compromesso. Qui invece si decide di osare. Il piccolo menù degustazione che scegliamo parte con crostini tra il classico e l’incomprensibile, nel senso che nonostante i nostri sforzi non riusciamo a capire cosa ci sia. Ma è tutto buono e non stiamo tanto ad arrovellarci. Si passa poi ad un’ottima zuppa di legumi assortiti ed un’assaggio di umbricelli con ricotta e basilico. Tutto ottimo. La sperimentazione raggiunge vette inaspettate con la successiva insalatina fredda di pollo con pinoli e uvetta passa. Io credo molto nella commistione di sapori ma questa era tosta da mandar giù. Va bene l’agrodolce ma il mio dna romagnolo mi porta automaticamente a riconoscere come dessert qualsiasi cosa sia vagamente dolce. Lo so, è un grosso limite ma insomma, l’insalatina era davvero più dolce che agra. Per fortuna ho trovato consolazione nell’ottimo rosso locale, servito al bicchiere, e nel notevole dolce (una spuma di cioccolato con cannella che mi ha deliziato tanto quanto ha inorridito la morosa. Ma se si parla di dolci la morosa non fa testo, sono io l’autorità). Chi ci ha servito: Fra i tavoli è comparso solo un ragazzo dall’aria vagamente alternativa. Calzoni neri e camicia bianca su sandali, con capello lungo e riccio raccolto dietro la testa. Veloce, preciso nell’ordinazione ma con l’aria perennemente scocciata. Nel frattempo i tavoli esterni si sono riempiti di turisti, al 90% anglofoni, e lui si deve districare tra comitive di avventori che chiedono in inglese ogni minimo dettaglio di ogni piatto tipico del luogo. Il poveretto ha l’aria di chi vorrebbe essere a kilometri di distanza e desidera ardentemente un’accetta per decimare seduta stante il numero dei clienti. Quanto si spende: attorno ai 20 euro per il suddetto menù “piccola degustazione” (un antipasto, due primi, un secondo, il dessert, vino al calice e acqua). Conto onestissimo ed un vero affare se paragonato alla bontà di quanto assaggiato. Vabbè, l’insalatina era comunque commestibile… Mi è piaciuto: il conto, il cibo e sicuramente il luogo. Ogni tanto il sole spariva dietro il palazzo che incombeva sulla piazzetta e faceva pure capolino qualche nuvola che scaricava un paio di gocce. Comunque nulla in confronto a quello che ci aspettava nei giorni seguenti.. Non mi è piaciuto: niente in particolare. Come sempre, i commensali anglosassoni a volte sono imbarazzanti nelle loro scelte ed io e la morosa abbiamo avuto l’impulso di alzarci, andare al tavolo vicino al nostro e rovesciarlo con violenza gridando “il cappuccino dopo l’insalata no! Cazzo!” ma ci siamo trattenuti con molta signorilità Il mio giudizio: tutto molto bello. Certo, non un posto per abbuffate pantagrueliche visto la misura con cui le porzione vengono presentate ma si mangia bene e la sosta nel complesso è decisamente piacevole. Insomma, dopo il duomo una delle cose migliori di Orvieto.
By: Klaudio | 00:43 | commenti (5) domenica, 15 ottobre 2006 Dove eravamo rimasti? Al Sasso Via Garampa 1561, Oriola di Roncofreddo (FC). Tel. 0547 326093. Oh, io ci provo. Per ora ricomincio e non so dove andrò a finire. Rispetto ad un anno fa la situazione è cambiata, sono cresciuto e sicuramente maturato (invecchiato, direbbero i maligni), gli impegni sono pressanti e le responsabilità personali e lavorative aumentate a dismisura. Il futuro mi appare nebuloso e pieno di incognite e come sempre in questi casi, quando non si hanno punti di riferimento, ci si aggrappa alle certezze della vita. Ed allora cosa c’è di meglio di un bel posto casereccio e rsutico come il Sasso? Si tratta dell’ennesima trattoria che punteggia le colline dietro e Cesena. Niente di clamoroso ma è uno di quei posto dove l’apparenza non si sa nemmeno cosa sia e si bada esclusivamente alla sostanza. Almeno così me l’avevano descritto… Per arrivarci si sale lungo la mitica via Garampa, una delle provinciali a più alta concentrazione di ristoranti e trattorie d’Italia, si passano le quattro case che compongono l’abitato di Oriola e subito dopo sbuca in curva il Sasso. Ovviamente la morosa è al mio fianco, fedele accompagnatrice. Il posto: l’atmosfera è quella tipica del ristorante da mangiataccia di gruppo. Un bello stanzone con i tavoli di legno, le sedie impagliate, le tovaglie a quadrettoni bianchi e rossi. Addossata alla parete c’è una bella credenza in legno color crema che avrà 50 o 60 anni, di quelle che ancora si trovano nella cantina della nonna. Infine una sana cagnara a regnare su tutto. Non esattamente un locale da coppiette, anche se c’è un'altra saletta più piccola e raccolta che potrebbe fare al caso… Ma non vi consiglierei mai di scegliere questo posto per una cenetta intima. La morosa infatti resta interdetta e scorgo nei suoi occhi un bagliore di rimprovero per la scelta del locale.. Cosa si mangia: qui regna incontrastata la santa trinità composta da tagliatella-strozzaprete-tortello rispettosamente accompagnata da funghi, ragù e condimenti vari. La tradizione trionfa anche nei secondi: grigliata mista, coniglio arrosto, galletto in padella e fiorentina. Quando il cameriere pronuncia quest’ultima parola gli occhi della morosa si illuminano e capisco che una bella fiorentinona metterà tutti d’accordo. Nonostante un piatto di tagliatelle ai fagioli e pancetta che vedo passare e che credo mi sognerò alla notte, scegliamo allora di limitarci all’accopiata crostini-fiorentina. Da bere Sangiovese della casa come se piovesse. Beh, in realtà ce ne facciamo fuori solo un mezzo litro, l’età avanza e le curve sulla via del ritorno sono tante… La fiorentina non è male, cotta in modo giusto e dotata di osso e filetto. Ma arriva in tavola appena tiepida, tanto che ci tocca fare i noiosi e chiedere se possono rimetterla un attimo sul fuoco. Operazione orrenda e filologicamente scorretta ma non è nemmeno piacevole mangiarsi un pezzo di carne semicrudo e freddo. A parte questo la fiorentina, ripeto, non era male. Infine la morosa si avventura in un mascarpone con nutella che effettivamente è forse la cosa migliore della serata. Chi ci ha servito: La nota dolente. I camerieri sono tutti giovani e volonterosi ma danno veramente l’impressione che quello sia il loro secondo (o terzo) lavoro. Vanno di fretta anche se il locale non è pieno, ti tirano i piatti in tavola e non danno mai l’impressione di essere troppo affidabili. Mica mi aspettavo un servizio da grand hotel, però… Quanto si spende: 25 euro con limonino e nocino offerti dalla casa. Anche se rimane un mistero il fatto che a noi non abbiano lasciato al tavolo le bottiglie dei digestivi, al contrario di altri tavoli. E vabbè… Mi è piaciuto: il mascarpone, già detto. E la fiorentina, una volta che è arrivata in tavola alla giusta temperatura, era apprezzabile. E poi il coperto. Perfetto. Cioè quello che ci si aspetta da un locale del genere: piatti tondi (fondi e piani), coltello e forchetta, bicchieri svasati da osteria, portate servite in piatti e vassoi ovali. Niente piatti quadrati o porcherie del genere. Non mi è piaciuto: Il servizio l’ho già criticato. Ho già rimarcato con una punta di stizza la scarsa generosità con i digestivi. Ah la fiorentina è arrivata in tavola su di una battilarda di legno con sotto un foglio di carta da forno. A parte che sarebbe stato meglio un vassoio d’acciaio, ma a cosa caspita serve il foglio di carta? Appena si taglia la fiorentina il foglio si impregna di sangue e si dissolve. Probabilmente ci siamo mangiati anche quello. Il mio giudizio: è quello che avevo praticamente espresso all’inizio, ovvero un locale con un solido menù da mangiata di gruppo senza pretese ed all’insegna della cucina della mamma. Non della nonna, perché va bene la tradizione ma non si va a recuperare chissà quali piatti dimenticati. Però si può far di più. Per esempio pochi km più su lungo la strada si trova
By: Klaudio | 15:40 | commenti (13) mercoledì, 27 settembre 2006 ??? Sto meditando il gran ritorno... Chi vivrà vedrà. By: Klaudio | 00:16 | commenti (12) mercoledì, 30 novembre 2005 6 - Santa Slow Food Bengodi Via della Società Operaia, Castelnuovo Berardenga (SI). Tel. 0577 355116, Chiuso lunedì.
Avrete ormai capito che da queste parti la guida SlowFood si venera come una reliquia e non di rado le si attribuiscono facoltà divine e poteri propiziatori. Questo convinzione è ulteriormente rafforzata in giornate come questa, quando io e la morosa vaghiamo sotto il cielo nuvoloso della Toscana alla ricerca di pievi e castelli che troviamo invariabilmente chiusi o trasformati in alberghi o residenze private. Ci troviamo quindi a percorrere svariati km lungo la statale che collega Arezzo a Siena: luoghi bellissimi e suggestivi ma anche di una desolazione inaspettata. Poca gente in giro e poche auto lungo la strada. Quando arriviamo a Castelnuovo Berardenga, dimenticabile paesello, ci pare quasi un miraggio. Non ci sono grandi attrattive in questo luogo. E le nostre pance reclamano cibo. Ma basta una rapida occhiata alla guida e si scopre che proprio qui c’è un locale consigliato. Anzi, molto consigliato. Il posto: La guida SlowFood spende ottime ed invitanti parole per l’osteria Bengodi. Perché dubitare? Con poca fatica troviamo l’osteria ed entriamo. Tre piccole salette, atmosfera intima e luci soffuse, tante bottiglie alle pareti ed una simpatica e paffuta ragazza che ci accoglie. Cosa si mangia: Ormai abbiamo capito che la ristorazione toscana per turisti si basa su solide fondamenta come affettati e bruschette, ribollita e pappa al pomodoro. Qui hanno tutto quello che potete immaginare, sebbene la carta non sia vastissima Chi ci ha servito: La ragazzotta paffuta di cui sopra. Un po’ triste e taciturna, ma sapeva il fattosuo. Quanto si spende: 30 euri tondi per antipasti vari, assaggi di dolci e due calici di vino. Potrebbe non essere un prezzo economico, se non che… Non mi è piaciuto: Il posto probabilmente è molto più frequentato la sera. A mezzodì era effettivamente un po’ deserto e l’atmosfera ne ha risentito certamente. Il mio giudizio: Si mangia bene, si sta bene, si beve bene. Evidentemente la gente di Castelnuovo Berardenga ha un approdo sicuro per contrastare la noia e le (presumibilmente) poche attrattive del paese natio. Apprezzabilissima la filosofia del locale: fermarsi anche solo per un bicchiere di vino ma il tutto assolutamente senza fretta. Godendo di ogni momento con calma e pacatezza. Senza scapicollarsi. Senza far casino. Se solo potessi applicare questa regola aurea alla vita di tutti i giorni…
Nella foto: il sacro testo in edizione 2006. Se poi la mia cara morosa fosse in ascolto e mi volesse fare un regalino per natale... By: Klaudio | 00:14 | commenti (12) lunedì, 21 novembre 2005 Crisi di mezza età E così siamo arrivati a 20.000 visite, a meno di errori clamorosi del counter. Una cifra ragguardevole. Certo, sono contatti spalmati nel giro di 2 anni, quindi una cosa nella norma, forsa un poco sotto la media. Resta il fatto che potrei cominciare a tirare qualche somma. Che fare: continuare? Lasciar vivacchiare il blog così com'è? Dare una svolta significativa? Mah... Il futuro mi appare nebuloso e incerto. Oppure passare addirittura ad un'altra piattaforma? Che ne so, abbandonare Splinder e rifondare il tutto da un'altra parte? Avete suggerimenti in proposito? C'è qualche piattaforma di blog hosting meritevole e stuzzicante? Si accettano consigli...
Nella foto: il titolare del blog in uno scatto autunnale e malinconico mentre ammira pensoso il mare. Cosa partorirà la sua mente provata dagli anni? By: Klaudio | 00:20 | commenti (10) mercoledì, 16 novembre 2005 5. Compagni di merende Belvedere Ristorante, minigolf (addirittura) Località Bano 226, Monte San Savino (AR). Tel. 0575 849588
Il titolo del post è una forzatura, sia chiaro. Potrebbe anzi rievocare ricordi piuttosto macabri. Il fatto è che l’espressione “compagni di merende” e le facce lombrosiane dei loschi figuri a suo tempo coinvolti nella vicenda del mostro di Firenze mi ha sempre suscitato un’insensata ilarità, a rischio di risultare insensibile. Comunque, se vi capiterà mai di mettervi alla ricerca del ristorante Belvedere all’imbrunire, avventurandovi tra la macchia delle colline di Monte San Savino, al confine tra le province di Arezzo e Siena… beh, non potranno che venirvi in mente certe atmosfere degne di Pacciani e dei suoi compagni. Cosa si mangia: L’aspetto del locale è elegante ma non troppo, quasi austero, con grande uso del legno manco fossimo in una baita. Accomodàti nella bella veranda ci sfamiamo con crostini, pici alle briciole, pappardelle ai porcini. Tutto di ottimo livello. Ci fermiamo qui, nonostante il menù proponga molto altro, tra tipico e meno tipico (quasi turistico). Chi ci ha serviti: Il servizio è stato lentissimo. Ed assolutamente professionale ed ingessato. Con tanto di maitre che ti accoglie e ti fa sedere al tavolo. Poi arriva il cameriere addetto a versarti l’aperitivo. Poi quello che ti porta i menù. Poi dopo mezz’ora arriva quello che prende le ordinazioni. Dopo 45 minuti finalmente mangiamo. Mah… Quanto si spende? Non mi è piaciuto: Il minigolf annesso al ristorante, inesauribile fonte di schiamazzi da parte di biondi pargoli teutonici. E soprattutto a lentezza del servizio. Da spararsi. Io e la morosa abbiamo ingannato l’attesa osservando i tanti turisti germanici ed americani ed i loro divertenti tentativi di venire a patti con la cucina italiana. Facendo anche una bella e classica gaffe quando ci siamo accorti dopo mezz’ora che il tizio di fianco a noi, che prendevamo in giro da ore, in realtà capiva benissimo l’italiano.
Nella foto: la Panda 4x4, uno degli ultimi gioielli di casa Fiat. Consigliata per gite fuori porta, escursioni nella natura e per arrivare al Belvedere. Chissà se Lapo se n'è portata una in Arizona. By: Klaudio | 00:02 | commenti sabato, 12 novembre 2005 4. Il mistero del formaggino fantasma La Torre di Gnicche Enoteca con Cucina Piaggia San Martino 8, Arezzo. Tel. 0575 352035 Visitare Arezzo è vivamente consigliato. La città è davvero bella e visitandola sono spontaneamente sorte alcune considerazioni. La prima è che c’è una marmaglia di gente che ogni anno cala in città per Arezzo Wave e poi riparte avendo visto solo lo stadio, il parcheggio dello stadio e la periferia attorno allo stadio senza immaginare che il centro storico è un gioiello. La seconda considerazione è che probabilmente da queste parti, e nella Toscana tutta, non esistono città che siano meno che splendide.A parte questo, Arezzo è da vedere. Dopo essersi adeguatamente allenati poiché, come la grande maggioranza delle città medievali, il vecchio centro storico è tutto in salita. Niente di paragonabile alla terribile Cortona che visiteremo qualche giorno più tardi, ma anche Arezzo non scherza. Ed infatti io e la morosa, tipici e sedentari animali di pianura, arriviamo alla Torre di Gnicche con la lingua fuori ed una discreta sudata. Chi ci ha servito: il servizio infatti è un po’ “naif”… Sono in due e corrono come matti: un ometto con i capelli arruffati che pare aver cominciato a fare il cameriere da 20 minuti scarsi ed una donna, probabilmente la titolare a giudicare da come comanda a bacchetta l’ometto. Oppure è sua moglie... In cucina c’è anche qualcun altro, che sbraita e rumoreggia ai fornelli. Comunque aspettiamo una ventina di minuti prima che qualcuno si degni di prendere l’ordinazione e, come detto, il nostro assaggio di formaggi si perde nel nulla. Non protestiamo per due semplici motivi: io odio il formaggio (l’assaggio era prevalentemente per la morosa) e non ce la sentiamo di uscire ad affrontare nuovamente a stomaco vuoto le salite di Arezzo. Quanto si spende? Ci viene presentato un conto di 30 euro totali. Più che ragionevole, direi. E soprattutto non è stato conteggiato l’assaggio di formaggio. Non mi è piaciuto: A parte i formaggi, l’attesa lunga per ordinare, il caldo torrido nella saletta interna, il servizio informale (definizione quanto meno eufemistica)… direi che non c’è altro. Sorvolando sui nostri commensali, un gruppo di francesi che dopo aver pasteggiato con affettati e vino rosso chiudono il pasto con un bel cappuccino.
Nella foto: il fantasma formaggino. O formaggino fantasma, fate voi. By: Klaudio | 14:50 | commenti (3) martedì, 08 novembre 2005 Ad essere sinceri... ... direi che è ormai evidente che ho qualche problema ad aggiornare il blog. Non credo che nessuno ne abbia sofferto troppo. Cercherò di rimediare. Oppure di ripensare il blog. Vedremo. E se non ci vedremo, ci metteremo gli occhiali. (lo so, la battuta è orrenda ma a mia parziale discolpa fosso affermare che non è mia).
Nella foto: anche lei sarebbe più veloce di me nell'aggiornare un blog. By: Klaudio | 22:06 | commenti (2) giovedì, 22 settembre 2005 3- Yankee go home Cantina del Granduca Wine Bar, Enoteca, Osteria. Piazza Mameli 13, Anghiari (AR). Tel. 0575 788275. Chiuso martedì
Ecco che salta fuori il nostro lato romantico. Non poteva essere altrimenti, in un posticino come Anghiari. Addirittura, io e la morosa mettiamo da parte la fidata guida SlowFood e ci avventuriamo tra le viuzze dell’antico borgo. A dire il vero siamo già stati indirizzati dal gestore milanese dell’agriturismo toscano in cui alloggiamo: ci ha molto gentilmente proposto questo piccolo locale nel centro di Anghiari, definendolo come “romantico, genuino, pittoresco, casualmente gestito da amici”. Dopo questa proposta che non possiamo rifiutare eccoci dunque alla ricerca di questo posticino incantato. Il posto: Ci imbattiamo casualmente nella Cantina del Granduca ed entriamo. Del Granduca non si sa nulla, in compenso il locale è proprio una cantina: due microscopiche stanzette, una delle quali di forma triangolare ed allungata. Noi ovviamente capitiamo proprio nella punta del triangolo, comodamente lontani da una coppia di turisti americani con bambini che fanno un po’ troppo chiasso. Il posto è bello, accogliente e con quel tocco di intimità che nemmeno i turisti americani riescono a rovinare. Pensiamo subito che il gestore dell’agriturismo non ci ha ingannato. Cosa si mangia: Menù limitato a poco più di una decina di proposte (affettati, bruschette, pici, zuppe, ribollite, bistecche e tagliate di chinina) con belle proposte di contorni, insalate e dolci. Ma è la carta dei vini a farla da padrona. Ci sono tutti o quasi i più importanti vini toscani ed a prezzi ragionevoli, più una bella selezione nazionale. Davvero notevole. Non ci voleva poi molto a capirlo, visto che ad un mezzo metro dal nostro tavolo giganteggia una sorta di armadio colmo di bottiglie di tutti i tipi. Ma a volte io non sono molto perspicace. Comunque, proviamo gli affettati (buoni) serviti con qualche formaggino e qualche confettura, poi prevale la nostra natura di carnivori e puntiamo dritti alla bistecca di chianina con tanto di bottiglia di Chianti dei colli Aretini. Tutto ottimo, il Chianti aretino è una bella sorpresa e pure la bistecca è gustosa. Cotta a puntino per due romagnoli come noi ma sicuramente troppo cotta secondo le regole classiche della bistecca. Questa è forse l’unica concessione marcatamente “turistica” del locale. Chi ci ha servito: Nel locale si aggirano una donnina minuta vestita da cuoca, con tanto di berrettino, ed altri due figuri. Uno di questi intrattiene i clienti anglofoni sfoderando anche un inglese ammirevole (quel tanto che basta a farmi capire che io, al suo posto, farei una ben magra figura). Tutti cordialissimi ed attenti nel servizio. Impeccabile poi la presentazione del vino ed il suo arrivo in tavola. Quanto si spende? 70 euro in due. Conto onesto se rapportato al servizio ed alla qualità della proposta. E poi difficilmente si pasteggia con bistecca di chianina e bottiglia di Chianti a prezzi inferiori. Non mi è piaciuto: Ho un brutto ricordo della figlia della coppia americana. Chiassosa e urlatrice, le arriva il dolce (una sorta di budino) e lo massacra spargendolo per tutto il tavolo. Poi fortunatamente gli americani ripuliscono il tutto, ritrovando anche la bambina sotto i resti del budino, dileguandosi opportunamente a metà del nostro pasto. Il mio giudizio: La sponsorizzazione che ce ne aveva fatto l’agrigestore ci aveva fatto un po’ dubitare ma è bastato un sopralluogo per convincerci.
P.S.: o ancora meglio, se vi riesce potete gettare gli odiosi americani.
Nella foto: un altro yankee che mi infastidisce molto. By: Klaudio | 01:00 | commenti (4) domenica, 18 settembre 2005 Resistere, Resistere, Resistere. Parole sante, direttamente da qui, da parte del commentatore politico-sportivo più lucido di questo inizio di millennio. Non posso che concordare pienamente ed associarmi. By: Klaudio | 23:50 | commenti (2) |